
Il Commissariato di San Benedetto
Proseguono gli accertamenti sull’aggressione avvenuta sabato scorso sul lungomare di San Benedetto del Tronto e diventata in poche ore un caso nazionale dopo la diffusione dei video sui social network. Nella mattinata di oggi, 14 luglio, l’uomo di origine irachena coinvolto nell’episodio si è presentato spontaneamente negli uffici del Commissariato sambenedettese per formalizzare una denuncia.
Il dottor Guido Riconi
Gli agenti della Polizia di Stato, coordinati dal dirigente Guido Riconi, stanno lavorando fin dal giorno dell’accaduto per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e raccogliere tutti gli elementi utili all’inchiesta. La documentazione acquisita è stata trasmessa alla Procura della Repubblica di Ascoli Piceno, che dovrà ora valutare le eventuali responsabilità penali delle persone coinvolte.
L’uomo iracheno, senza fissa dimora ma in possesso di regolare permesso di soggiorno, era già finito al centro di un grave episodio di cronaca nei mesi scorsi. A fine maggio, infatti, era stato accoltellato a un braccio durante una lite con un altro cittadino straniero, anch’egli ospite della Caritas. In quell’occasione l’aggressore era stato immediatamente fermato da una Volante della Polizia e successivamente arrestato. Attualmente sta scontando la pena nel carcere di Marino del Tronto.
Anche la posizione dell’iracheno, tuttavia, è al vaglio degli inquirenti. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, nei suoi confronti potrebbero essere contestate diverse ipotesi di reato, tra cui la resistenza a pubblico ufficiale per il comportamento tenuto nei confronti degli agenti della Polizia Locale intervenuti sul posto e l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Sarà la Procura, sulla base degli atti trasmessi dal Commissariato, a decidere eventuali sviluppi giudiziari.
Sul fronte opposto resta sotto osservazione la posizione di Giuseppe Barboni, autore dell’aggressione. L’uomo, intervistato da numerose testate nazionali nei giorni successivi all’episodio, non ha manifestato alcun pentimento per quanto accaduto. Una dichiarazione rilasciata al Corriere della Sera ha suscitato particolare clamore: «Pensavo mi avrebbero dato una medaglia», avrebbe affermato commentando la vicenda.
Per Barboni si profila innanzitutto una contestazione per le lesioni provocate all’uomo iracheno. Inoltre, gli investigatori stanno valutando anche gli aspetti legati alla diffusione sui social network dei filmati dell’aggressione, che hanno contribuito a trasformare un episodio di cronaca locale in un caso mediatico di rilievo nazionale.
Sarà ora la magistratura a fare piena luce sull’accaduto, ricostruendo ruoli, responsabilità e conseguenze.














