Prima il freddo anomalo, poi il caldo improvviso. Nel giro di pochi giorni il clima ha cambiato volto e a Castel di Lama gli effetti di questa brusca variazione sono stati fotografati dalla stazione aerobiologica di Arpa Marche: l’olivo ha reagito con una vera e propria esplosione pollinica, facendo registrare uno dei valori più elevati della stagione.
Il dato più significativo risale al 28 maggio 2026, quando il monitoraggio ha rilevato 1.100 granuli pollinici di Olea europaea per metro cubo d’aria nelle 24 ore, il massimo stagionale registrato presso la stazione ascolana. Un valore che testimonia una fase di piena fioritura particolarmente intensa e che conferma il ruolo strategico di Castel di Lama come punto di osservazione degli effetti dei cambiamenti climatici sulla vegetazione del territorio.
A determinare il fenomeno è stato soprattutto lo sbalzo termico registrato nel corso del mese. Le prime settimane di maggio erano state caratterizzate da temperature medie di 11,8 gradi, inferiori di 4,5 gradi rispetto alla norma del periodo, tanto da favorire anche il ritorno della neve sui Monti Sibillini. Poi, nella terza decade, la situazione si è completamente ribaltata, con una temperatura media salita fino a 24,5 gradi, ovvero 6,7 gradi oltre i valori climatici di riferimento.
Una variazione repentina che ha accelerato il ciclo biologico dell’olivo. La pianta, dopo la fase di differenziazione dei boccioli e la formazione delle mignole, ha raggiunto rapidamente la cosiddetta “somma termica” necessaria per la fioritura, concentrando in pochi giorni l’emissione del polline.
Un fenomeno (analizzato in un report dell’Arpam pubblicato questa settimana) che non riguarda soltanto il monitoraggio ambientale, ma anche la salute delle persone. L’aumento improvviso delle concentrazioni polliniche può infatti rappresentare un problema per chi è sensibile agli allergeni dell’olivo. Le particelle disperse nell’aria possono provocare rinite allergica, starnuti, congestione nasale, prurito agli occhi e lacrimazione, fino ad aggravare, nei soggetti predisposti, anche disturbi respiratori come l’asma.
Il livello di polline rilevato non determina automaticamente una reazione allergica uguale per tutti: la soglia capace di scatenare i sintomi varia infatti da persona a persona e può cambiare anche nello stesso individuo nel corso della stagione. Tuttavia, concentrazioni molto elevate aumentano la probabilità di esposizione, soprattutto nelle giornate asciutte e ventose, quando la dispersione dei granuli nell’atmosfera risulta maggiore.
Secondo gli esperti, il picco osservato a Castel di Lama è il risultato dell’interazione tra fattori climatici e biologici: non tanto il caldo in sé, quanto il passaggio estremamente rapido da condizioni fredde a temperature tipiche dell’estate ha modificato i tempi della fioritura e l’intensità del rilascio pollinico.
Un episodio che conferma ancora una volta la sensibilità delle piante alle variazioni climatiche e l’importanza dei sistemi di monitoraggio aerobiologico, strumenti utili non solo per lo studio dell’ambiente ma anche per fornire indicazioni preziose alle persone che convivono con le allergie stagionali.















