
(Immagine di repertorio)
Ancora una notte di intenso lavoro per soccorritori e forze dell’ordine sulla costa picena. Quella tra sabato 8 e domenica 9 agosto ha riportato puntualmente in primo piano il rovescio della medaglia della movida estiva: una Riviera affollatissima, locali pieni e migliaia di persone che si riversano nei centri costieri, ma anche una lunga sequenza di interventi che ha impegnato i soccorritori dall’1.30 fino alle prime luci del giorno.
Per fortuna, anche questa volta, non si sono registrate conseguenze particolarmente gravi. Ma il bilancio della notte invita comunque a una riflessione, perché non si tratta più soltanto della fatalità o dell’episodio isolato.
Tra le richieste di soccorso ci sono infatti persone che hanno accusato malori dopo aver alzato troppo il gomito, ma anche feriti in seguito a colluttazioni, con traumi riconducibili a vere e proprie “scazzottate” e, in alcuni casi, all’utilizzo di bottiglie. A questo si aggiungono piccoli incidenti stradali, nei quali può finire coinvolto anche chi non ha nulla a che vedere con la movida e si ritrova semplicemente sulla strada davanti a un automobilista che ha bevuto troppo.
È una situazione che, con modalità diverse, si ripropone nelle notti estive e che spiega anche il forte dispiegamento di forze dell’ordine predisposto sulla costa. La Prefettura ha rafforzato i servizi di controllo proprio in vista delle serate caratterizzate dal maggiore afflusso turistico, mentre da parte delle istituzioni e della politica non sono mancati negli ultimi anni, e giorni, appelli e richiami alla necessità di contenere gli eccessi della movida.
Un apparato di sicurezza che, soprattutto nei fine settimana di agosto, sembra quasi doversi preparare sistematicamente al peggio. E forse è proprio questo il punto: non è necessario attendere il ferito grave, l’incidente dalle conseguenze drammatiche o una tragedia per comprendere che qualcosa non funziona.
Il problema, inoltre, non riguarda soltanto giovani e giovanissimi, né può essere ricondotto alla categoria, spesso evocata con troppa facilità, dei cosiddetti “maranza”. Gli eccessi attraversano fasce diverse di età e situazioni differenti e chiamano in causa soprattutto il rapporto con l’alcol e con una certa idea dello svago notturno.
Nel tentativo di arginare il fenomeno sono state adottate anche ordinanze comunali con precise limitazioni sulla vendita e sul consumo di alcol. Ma, come spesso accade, ogni divieto rischia di aprire la strada alla ricerca di una scappatoia. C’è chi acquista le bevande prima dell’orario previsto per le restrizioni, chi le compra altrove e chi arriva già con l’alcol al seguito, per poi consumarlo nel momento della serata, o nel luogo, in cui i controlli diventano più difficili.
Le disposizioni intervengono in particolare su pubblici esercizi, attività commerciali, circoli privati, artigiani del settore alimentare e distributori automatici. Dalle 24 alle 6 è vietata la vendita per asporto di bevande alcoliche e superalcoliche, indipendentemente dal contenitore. Nella stessa fascia oraria non possono inoltre essere vendute per asporto bevande di qualsiasi tipo contenute in bottiglie di vetro, lattine o altri contenitori considerati potenzialmente pericolosi.
Resta invece consentita la consumazione ai tavoli dei locali e dei dehors, comprese le bevande alcoliche, ma esclusivamente con servizio al tavolo e fino alle 2.15. L’ordinanza prevede inoltre disposizioni specifiche per contenere l’impatto della movida sul fronte dell’inquinamento acustico.
Misure che testimoniano la volontà di intervenire, così come testimoniano lo stesso obiettivo i controlli rafforzati delle forze dell’ordine. Ma la notte appena trascorsa dimostra ancora una volta quanto sia complesso governare un fenomeno che, durante l’estate, assume dimensioni imponenti.
La Riviera vuole e deve continuare a essere un luogo di divertimento, turismo e socialità. Il punto è riuscire a farlo senza trasformare ogni fine settimana in una corsa contro il tempo per soccorritori, personale sanitario e forze dell’ordine. Perché il fatto che alla fine non ci siano state conseguenze gravi non significa che il problema non esista.














