
La centrale operativa del 118 (Immagine di repertorio)
Gli operatori sanitari del 118 non salvano vite soltanto correndo sul luogo di un incidente o intervenendo quando una persona viene colpita da un malore. A volte il loro primo soccorso comincia da una voce al telefono, dalla capacità di cogliere un segnale di disperazione e dalla sensibilità necessaria per comprendere che, dall’altra parte della linea, c’è una persona in pericolo.
È quanto accaduto nel tardo pomeriggio di oggi, 18 agosto, ad Ascoli Piceno, dove un uomo di circa 60 anni, in preda alla disperazione, ha contattato il 118. Dalle sue parole gli operatori hanno intuito immediatamente la delicatezza della situazione e il rischio che potesse compiere un gesto volontario dalle conseguenze irreparabili: ha detto di volersi gettare dal ponte di Porta Maggore.
Mentre venivano inviati sul posto un’ambulanza medicalizzata e i Carabinieri, gli operatori della centrale non hanno interrotto la conversazione. Sono rimasti al telefono con l’uomo, ascoltandolo, parlando con lui e mostrando comprensione e vicinanza in un momento di profonda difficoltà.
Minuto dopo minuto, attraverso il dialogo, sono riusciti a rassicurarlo e a mantenerlo in contatto fino all’arrivo dei soccorritori. A quel punto l’uomo ha potuto essere preso in carico e accompagnato verso le cure necessarie.
È stato successivamente trasportato al Pronto soccorso dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli Piceno, dove è stato affidato agli altri professionisti sanitari che si occuperanno di lui.
Una storia a lieto fine che racconta un aspetto spesso meno visibile del lavoro del 118: la capacità di intervenire non soltanto davanti a un’emergenza fisica, ma anche quando a essere in pericolo è una persona schiacciata dalla disperazione.
In situazioni come questa, professionalità e preparazione si uniscono alla capacità di ascoltare e di stabilire un contatto umano. Anche una conversazione telefonica può diventare uno strumento per guadagnare tempo, ridurre la tensione e creare uno spazio nel quale una persona possa fermarsi e accettare l’aiuto che le viene offerto.
Quella di Ascoli è anche una storia che può rappresentare un messaggio per chi, nei momenti più bui, arriva a pensare di non avere più alternative: chiedere aiuto può essere il primo passo per trovare una via d’uscita. Dall’altra parte può esserci qualcuno pronto ad ascoltare, comprendere e attivare concretamente una rete di soccorso.
Il 118, in questo caso, non ha semplicemente risposto a una chiamata: ha ascoltato una richiesta d’aiuto, ha riconosciuto il pericolo e ha accompagnato quell’uomo fino al momento in cui altri soccorritori hanno potuto prendersi cura di lui. Una vita salvata anche grazie alla capacità di capire, dietro una voce, quanto fosse importante non lasciarla sola.














