Quest’anno l’Uplea (acronimo che semplifica il titolo vero dell’associazione, scelto dai fondatori per identificare l’Università Popolare Itinerante del Tempo Libero e della Libera Età) celebra il ventennale della sua costituzione. Abbiamo colto l’occasione per rivolgere alcune domande alla professoressa Manuela Di Giovanni, dinamica presidente dell’associazione culturale, una presenza ormai consolidata nel panorama culturale della città picena.

Manuela Di Giovanni, presidente dell’Uplea

 

Cominciamo dalla denominazione, Università Popolare Itinerante. Croce e delizia: un titolo che, se lascia ampia libertà di azione, è anche un po’ limitante, perché costringe ogni anno a una ricerca della sede. E per un’associazione culturale non avere una sede-punto di riferimento certo non è il massimo.

 

«Esattamente. Guardando però al lato positivo possiamo dire che tante piccole sedi, sparse per la città, ci consentono di essere più presenti sul territorio, più vicini alla gente. Le difficoltà sono per alcuni corsi che hanno bisogno di un impianto stabile come il corso di ceramica, lì i problemi sono davvero complicati. Comunque dalla mia breve esperienza da presidente ho potuto capire che spesso il problema vero non è il posto ma l’accoglienza nel posto. Per una associazione no-profit come la nostra che si occupa del benessere mentale e fisico delle persone, producendo una ricaduta familiare e sociale più che positiva, sarebbe auspicabile ricevere come ritorno una considerazione diversa».

 

L’Uplea è, giuridicamente, un’associazione culturale iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore come Ente del Terzo Settore e Associazione di Promozione Sociale. Ricordiamo che il Terzo Settore (il Primo è lo Stato e il Secondo è il Mercato, lo scambio di beni e servizi) è l’insieme di enti privati no profit con finalità civiche, solidaristiche e sociali. L’Uplea svolge, appunto, attività di utilità sociale per gli associati e per soggetti terzi.

Lezione di Storia dell’Arte alla Sala Conferenze della Libreria Rinascita

 

«Sì, l’Uplea è un’associazione culturale riconosciuta a livello ministeriale con uno statuto scritto e registrato. Svolge attività migliorative dei singoli e per ricaduta anche delle famiglie e dei gruppi sociali, soprattutto si occupa di tenere attive le menti delle persone anziane (in realtà, di tutte le età), impegnandole in iniziative formative e culturali coinvolgenti».

 

Inoltre, l’Uplea fa parte della famiglia Auser, un fatto questo che apre a nuove prospettive operative e di collaborazione…

 

«L’Auser è una grande associazione di promozione sociale no-profit. È una grande rete le cui maglie sono i circoli culturali, ricreativi e assistenziali, dove si impegnano persone con un grande spessore umano e professionale: una collaborazione continua che riesce ad accogliere le difficoltà di tutti coloro che hanno bisogno, senza distinzione di età, provenienza o genere. Detto questo, qualcuno potrebbe pensare a una favola, ma non lo è, perché le difficoltà sono davvero tante! Comunque andiamo avanti: la forza la troviamo nell’esercizio costante di un ingrediente straordinario che oggi non ha confronto…l’umanità».

Gita ad Anagni. La cattedrale di Santa Maria

 

L’Uplea si caratterizza, fin dalla fondazione, per il fatto di tenere corsi brevi e a basso costo, per mettere tutti nelle condizioni di partecipare, incidendo in maniera ridotta sia dal punto di vista economico sia da quello dell’impegno temporale. Questa scelta ha comportato la necessità di ampliare il ventaglio di proposte, sempre tenendo, come stella polare di riferimento delle attività, la qualità dei docenti e la loro competenza.

 

«L’Uplea quest’anno festeggia venti anni di attività; come avrebbe potuto resistere così a lungo se non avesse potuto contare su professionisti con uno spessore culturale e professionale notevoli come quelli che siamo orgogliosi di avere. Nelle dinamiche di organizzazione interne è chiaro che per non gravare troppo dal lato economico per gli iscritti e dal lato dell’impegno nel tempo per i docenti, abbiamo fatto la scelta di aprire un ventaglio più grande di corsi proposti, mantenendo bassi i costi di iscrizione».

Gita a Roma. Di fronte alla Madonna dei pellegrini del Caravaggio

 

Ci sono poi le attività collaterali: le conferenze, le pubblicazioni, le mostre di fino corso, le gite.

 

«Certo. Abbiamo un’apertura e una chiusura dell’anno accademico e durante il percorso (una pianificazione strutturata di azioni didattico-educative) ci soffermiamo per approfondire gli studi, curando il lavoro con mostre, pubblicazione di libri e conferenze. Ogni anno pubblichiamo un numero unico [la rivista Itinerari, NdA] dove trovare informazioni sulle nostre attività e una serie di articoli relativi al nostro magnifico territorio. Riusciamo a concederci anche qualche piccolo spostamento, brevi gite che risultano momenti magici per l’organizzazione. È quella cura in più che decora il disegno organizzativo ed umano che porta avanti l’Uplea».

 

Come docente di musica, avrai pensato anche a concerti.

 

«Sicuramente. La musica davvero abbatte qualsiasi tipo di barriera. È un linguaggio che unisce e quindi fa considerare l’altro sempre. È proprio da qui che quest’anno vogliamo partire, partecipando ad un concerto sinfonico all’ Auditorium Parco della Musica di Roma».

 

Un’offerta diversificata: cultura, giochi, attività motorie, creatività: ce n’è per tutti.

 

«L’Uplea ha uno slogan: “Palestra per la mente”. Cerchiamo quindi di diversificare e arricchire il più possibile l’offerta formativa per tenere allenati la mente, il corpo, le relazioni».

Gita a Monteleone (Fermo), il paese dei vulcanelli

 

L’Uplea è una realtà consolidata nel panorama culturale cittadino (l’abbiamo già detto…): non solo attività di educazione permanente ma anche voglia di partecipare, di stare insieme, di ridurre il divario generazionale, magari in sinergia con altre associazioni, come l’Auser, con la sua rete capillare di circoli.

 

«Questa nostra realtà culturale non è da sola ma inserita in una rete di circoli ricreativi, di accoglienza e di assistenza sparsi nel territorio; insieme costituiscono un’associazione molto grande che è l’Auser. Se pensiamo a tutte queste persone che lavorano in maniera volontaria e gratuita per gli altri e con gli altri si comprende perché siamo così orgogliosi del nostro impegno».

Itinerari, la rivista dell’Uplea

 

Quest’anno c’è una ricorrenza speciale, il ventennale: due decenni di entusiasmo e di risultati, ma anche di difficoltà (basta pensare al lockdown per il Covid), ma possiamo citare i versi della canzone di un noto rocker: «Eh già/ sembrava la fine del mondo/ ma siamo ancora qua».

 

«Sì, siamo ancora qua, arrivati a celebrare venti anni. Che soddisfazione. Come non dire “grazie” a tutti coloro che hanno creduto e realizzato nel tempo questo grande progetto. La nostra prima presidente Maria Pia Beani, donna straordinaria che da un “pensiero”, come mi ha detto tempo fa, è riuscita a creare una realtà così forte, generosa e unita che lavora con passione e competenza per il prossimo. Con l’occasione del ventennale ringrazio davvero di cuore tutti i presidenti e docenti che hanno profuso il loro impegno gratuito in questi anni riuscendo a mantenere nella nostra città una porta culturale e formativa aperta sempre a tutti e soprattutto alle persone anziane. Una strada lunga, piena di entusiasmo e di risultati ma difficile dal punto di vista organizzativo ma soprattutto umano: oggi si ascolta poco, a volte per stanchezza, altre per incapacità o per semplificazioni. Il Covid ha dato un bello scossone a tutta l’impalcatura ma nonostante questo siamo qui a festeggiare il nostro impegno nella cura del pensiero, nella ricerca della bellezza che è cultura e umanità».

 

 

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA