
Daniele De Angelis davanti alla libreria
Un’altra serranda del centro storico si abbassa per sempre. Ma stavolta non è un esercizio commerciale qualsiasi ad arrendersi. È la storica libreria Prosperi. La prima ad aprire in Ascoli, quasi ottant’anni fa, ad opera di Vincenzo, Dante e Margherita Prosperi. Libreria moderna e funzionale, per l’epoca, aperta a tutte le tendenze letterarie e alle novità di ogni casa editrice, con un occhio di particolare riguardo all’arte, la poesia e le scienze. Diventata subito crocevia di professionisti e intellettuali, politici e giornalisti, cenacolo di talenti, scrittori e artisti.

La libreria nel “Grande Blek”
Un luogo di incontro e confronto, che non ha mai tradito la sua vocazione di crogiolo di ogni fermento culturale cittadino. Anche il regista Giuseppe Piccioni la scelse per girarci una scena del “Grande Blek”. La resa, sofferta e dolorosa, anche di fronte ai tempi molto cambiati rispetto a quelli di quasi un secolo fa, l’ha firmata l’ultimo gestore, Daniele De Angelis, dopo quasi diciassette anni di appassionata vita da libraio. Rimarrà aperta fino alla fine di questo mesto 2026. Per il 31 gennaio 2027 è fissata la cessazione definitiva dell’attività. Dispiace. Parecchio. Davvero. Per lui. Per la città. E per la lunga storia della Libreria Prosperi.

Vincenzo davanti l’omonima Libreria
VINCENZO PROSPERI – Vincenzo Prosperi era stato, subito dopo la fine della guerra, rappresentante di zone di diverse case editrici, come la Utet e l’enciclopedia Treccani fra le altre. Quando si liberano dei suoi locali in Corso Mazzini, proprio davanti alla Banca d’Italia, realizza il suo sogno di aprirci una libreria. L’ingresso affaccia su Corso Mazzini, tre vetrine su Largo Crivelli e un retrobottega su via dei Sabini. Un articolo di Carlo Paci, pubblicato sul periodico di vita picena Flash, altra creatura di Vincenzo Prosperi, nel 1999, ci è prezioso per recuperare memoria della nascita di quella libreria. La prestigiosa rivista di arredamento Domus ispira l’arredo degli interni, il monumentale lampadario disegnato da Ernesto Ercolani, su un leggio, in vetrina, esposte le novità in arrivo, con una scultura permanente di Alfio Ortenzi.
Abituale ritrovo dell’intellighenzia ascolana vede fra i suoi frequentatori abituali, fra gli altri, Carletto Farina, Luigi Romanucci, Marcello Leoporini, Peppino Cesari, lo stesso Carlo Paci ed un giovanissimo Massimo Teodori. Nasce in quella libreria, fra i primi in Italia, il primo Cine-club ascolano, e, successivamente, la Biblioteca Circolante. Vincenzo Prosperi si fa, infatti, pioniere della divulgazione, offrendo la possibilità a tutti di poter noleggiare, invece di comprare, i libri che si desidera leggere. Non solo.

La cena di redazione dii Flash, in occasione del traguardo dei 15 anni
Fonda la Prosperi Edizioni e vara Publiap, antesignano degli opuscoli info-pubblicitari con indicazione degli itinerari turistici cittadini, da cui nascerà poi anche l’Annuario di Ascoli Piceno. Primi embrioni delle riviste periodiche che Prosperi creerà negli anni successivi: Sette giorni con Luigi Feriozzi, e quindi il suo capolavoro, Flash.
I 17 ANNI DI DANIIELE – La Libreria Prosperi era stata sempre gestita direttamente, per oltre sessant’anni, fino al 2010, dalla famiglia. L’ultima ad occuparsene era stata Roberta, una delle figlie, con Paola, di Dante, e nipote di Vincenzo. A metà degli anni Novanta il primo ridimensionamento, con l’ingresso spostato al civico 8 di Largo Crivelli.
Quando Roberta decide di passare la mano, è una delle commesse della libreria, Valentina Norbiato, a proporre all’amico Daniele De Angelis di rilevare l’attività. Lui, ascolano, ha meno di trent’anni, un diploma al Liceo Classico e una laurea conseguita a Perugia nel 2007 in Conservazione dei Beni Culturali. Dopo un breve incarico lavorativo nei musei di Ascoli, fa il passo di rilevare la storica libreria. Daniele è già affascinato dal mondo dei libri.
Segue Romano Montroni, bolognese, classe 1939, una vita in Feltrinelli, libraio e maestro di generazioni di libraie e librai. “L’uomo che sussurrava ai lettori” come recita anche il titolo di uno dei suoi tanti libri scritto nel 2020. Uno dei riferimenti dell’editoria italiana scomparso proprio quest’anno, quasi insieme al collega e amico Ulrico Hoepli. Daniele e Valentina uniscono le forze e rilevano la Libreria Prosperi il 2 febbraio 2010.
È specializzata in editoria tecnico-professionale. Leader indiscussa nella vendita di testi di nicchia riservati a professionisti ed avvocati, ma anche di preparazione ai pubblici concorsi. Un florido mercato che andrà però, per cause varie e diverse, fra cui l’avvento di software dedicati, progressivamente scemando.
«Quando rilevammo l’attività con Valentina – racconta oggi Daniele – non avemmo dubbi nel mantenere il nome storico di Libreria Prosperi, che in Ascoli aveva già un prestigio e conosciuto un fulgido passato».
Tre anni dopo l’attività passa ad ospitare anche la bottega eco-solidale che trasloca da via Pretoriana. Condivisione di spazi e aneliti. Libri e prodotti ecosolidali. Un connubio che va avanti fino al 2020. Quando, da cinque anni oramai, Daniele è rimasto, con l’uscita di Valentina, l’unico responsabile della libreria. Dismette progressivamente l’editoria tecnica (Simone, La Tribuna e Maggioli fra gli altri) per aprire a quella indipendente. Piccole e medie, ma spesso anche micro, case editrici che non fanno parte dei grandi gruppi editoriali come Mondadori-Rizzoli, Feltrinelli, Bompiani solo per citarne alcune.
Costruisce nuovi solidi rapporti con case editrici minori quali Storie Effimere, Pidgin, Minimum Fax, Fandango, fra le altre. «Nei piccoli editori trovi ancora la voglia di scoprire nuovi scrittori e scrittrici – dice De Angelis – la ricerca di nuovi talenti, quella preziosa opera di scouting che i grandi gruppi non praticano quasi più. Perché preferiscono andare sul sicuro con nomi già affermati o personaggi noti. Oppure aspettano il primo successo di un giovane scrittore con un piccolo editore per ingaggiarlo, disponendo di maggiori mezzi economici».
Ma non solo. «Nelle piccole case editrici – continua Daniele De Angelis – ho sempre apprezzato anche l’opera meritoria di recupero e ristampa di libri spariti dai cataloghi. Non necessariamente pubblicazioni datate, ma anche recenti divenuti introvabili. Altro problema questo dell’editoria contemporanea. Si stampano moltissimi libri ma, spesso, autori o alcuni titoli di autori, non sono più reperibili perché non vengono ristampati. Le riedizioni servono a recuperare, e salvare dall’oblio, le scritture di valore che, magari, in passato hanno conosciuto un successo limitato».
Non ha perso il suo entusiasmo e la sua passione rispetto al mondo librario, Daniele, nonostante il momento poco felice. «Se una libreria chiude i battenti – spiega – come ogni altra attività commerciale è perché non ce la fa ad andare avanti. Il volume di affari non è costante e non consente di ricavarci un utile sufficiente per poter sopravvivere. La difficile congiuntura economica che stiamo vivendo, ma anche un succedersi di avvenimenti inimmaginabili, nonché catastrofici, un po’ per tutti gli esercizi del centro storico nell’ultimo decennio, ci hanno fortemente penalizzato».
La crisi economica globale del 2008, i terremoti del 2016 e 2017, la pandemia da covid dei primissimi anni Venti, hanno lasciato il segno. «I terremoti ci hanno devastato – ricorda Daniele – hanno creato instabilità a livello sociale e svuotato progressivamente il nostro centro storico.
Ancora oggi lo spopolamento della nostra città non si arresta. Il diffondersi della comunicazione on line attraverso i telefoni cellulari poi, è stato un cambiamento epocale, addirittura antropologico. La lettura è diventata immediata, veloce. Persino un post troppo lungo disturba, induce allo scroll. L’attenzione, la concentrazione che richiede leggere un libro dalla prima all’ultima pagina non è più impiegabile. Troppa fatica».
I messaggi immediati, gli spot, gli slogan rendono però la comprensione superficiale, e diventa normale diventare un popolo in larga parte composto di analfabeti funzionali. Chi legge poco, o non legge affatto, impoverisce cuore e mente. Smartphone e piattaforme di streaming andrebbero integrate e non dovrebbero mai cancellare i libri o il cinema.
«Il mondo è cambiato, e molto in fretta – ci dice sempre Daniele De Angelis – le tecnologie di oggi erano inimmaginabili venti anni fa. Dobbiamo prenderne atto, e io non vorrei stare qui a fare il Don Chisciotte. Con il Covid, paradossalmente, le vendite erano risalite, per riprendere costantemente a scendere dopo il 2023. Per di più sono aumentati considerevolmente, come per tutti ultimamente, anche i costi generali.
Le spese vive per utenze e consumi che affliggono ciascuno di noi, ma che per una libreria si riverberano anche a quelli di editing e stampa di ogni pubblicazione. I lievitati costi tipografici, infatti, non sempre possono venire spalmati sul prezzo di vendita al pubblico di ogni singola copia. Questo, infatti, deve rimanere sempre necessariamente contenuto, senza superare quella soglia che ne pregiudicherebbe oltremodo la vendita. L’aumento generalizzato dei prezzi – osserva sempre Daniele – incide su ogni tipo di mercato. Chi comprava tre libri al mese ne compra meno, chi ne comprava già pochi all’anno non ne compra più».
Le scuse sono sempre le stesse. Manca il tempo per leggere, la frenetica vita moderna impone sempre l’andare di corsa, anche se non vivi in una megalopoli. «Per ovviare a questi argomenti – continua Daniele De Angelis – propongo spesso racconti e microracconti di cui abbiamo anche buoni autori. Il mio suggerimento è stato sempre quello di trovare modalità di letture adatte, senza interrompere la lettura alla sesta pagina di un libro o portarsela dietro per mesi e mesi».
In questi diciassette anni ha promosso incontri, presentazioni e la formazione di gruppi di lettura. Come “Le pagine del giovedì”, ogni terzo giovedì del mese, dove ci si confronta riportando i giudizi sul libro letto nel mese. E come supporto al circolo Arci Caciara dove ogni mercoledì si legge insieme. Ha sposato con Luisa nel 2014, e ha una figlia, Viola, di otto anni. Ha scritto la biografia di Dino Ferrari e curato un catalogo del giovane e promettente pittore locale Vincenzo Lopardo. Entrambe le pubblicazioni edite da Sigismundus, la casa editrice del suo amico, scrittore e poeta, Davide Nota.
«E’ una di quelle piccole case editrici che hanno dovuto anch’esse chiudere i battenti – spiega sempre Daniele – ne nascono, ma ne muoiono anche perché è un mercato sempre in movimento. È sempre più complicato, infatti, riuscire a dare continuità a questo tipo di attività».
A livello locale esistono diverse piccole case editrici, Libràti, Capponi, Fas, fra le altre. «Una libreria indipendente che chiude – conclude Daniele De Angelis – preclude anche la possibilità per editori e autori poco noti di potersi far conoscere, non disponendo di visibilità sui grandi circuiti editoriali, sulle riviste di settore o, tanto meno, in tv. È un impoverimento generale comunque lo si guardi.
Per me è doloroso perché diciassette anni sono un pezzo importante di vita, nei quali ho fatto tante cose e costruito bellissimi rapporti, prima che commerciali, umani, fatti di amicizia di stima. Fra appassionati di libri e di lettura si entra nella vita delle altre persone. Leggere ti forma, spinge a confrontarsi anche su temi molto intimi, in uno scambio molto forte nell’ambito dei miei gruppi di lettura che spero di mantenere vivi. Anche senza più venderli, i libri continuerò, comunque, a leggerli».


















