
Il cavallo bianco inseguito dal cane
di Luca Capponi
(foto di Andrea Vagnoni)
Un cavallo bianco galoppa libero sul prato. Un cane curioso, forse voglioso di imitarlo, forse per giocare o chissà, rapito da cotanta bellezza, lo insegue, gli corre affianco, lo stuzzica abbaiando. A un certo punto il cavallo compie una manovra inaspettata; alza una zampa e con un colpo vigoroso di zoccoli annichilisce il quadrupede abbaiante.

Il bosco a forma di Italia osserva silente
Silenzio, d’improvviso, e cane stramazzato a terra. Per chi osserva la scena da lontano sembra non esserci dubbio: è andato. Il cane è steso, privo di sensi. Non si rialza, nel silenzio che avvolge la piana.
Poco più avanti, gli occhi dell’Italia fatta di alberi osservano la scena impotenti. C’è una mano, la mano del padrone, pronta a prenderlo in braccio, ad accarezzarlo, a soccorrerlo nel retro del furgone che poi riparte. Alla fine del giro, l’uomo scende dall’auto e torna a ricontrollare il cane. Non c’è concitazione nei suoi gesti: possibile?
Sì, possibile, perché il cane è di nuovo in piedi. Non abbaia ma si muove. L’andatura è inevitabilmente stordita, barcollante, ma il Nostro c’è. E chi l’avrebbe mai detto. Lui come noi, ancora in piedi seppure toccati. Toccati duro. Ma con coraggio, ritti, davanti a una natura troppo affascinante per non correrle dietro, per non ammirarla; crudele sì, ma eternamente regale.

Castelluccio
Impossibile da non guardare da vicino. Anche a costo di prendere un calcio in faccia e finire a terra. Anche a costo lasciare il cuore dietro a una transenna, nelle zone rosse che sono diventate le vite di chi vicino a quella piana ci viveva. E vuole tornarci a vivere, colorando i prati come solo qui può succedere. Non importa se al confine dell’ammissibile, non importa se in bilico, a sensi alternati, con le strade dissestate e gli animi feriti, spezzati, non importa se da soli, se in paese ancora non c’è nessuno e chi torna qui sente la memoria spezzarsi sotto i colpi della realtà.

Qui, nel 1972, Franco Zeffirelli girò molte scene del film “Fratello Sole, Sorella Luna”, in particolare quelle della costruzione della chiesetta di San Francesco, di cui ora restano poche pietre
Perché questi sono luoghi impossibili da abbandonare, nonostante tutto, nonostante molto. Posti che conquistano e ispirano poesia. Chiedere al “Fratello Sole, Sorella Luna” di Zeffirelli o al Baglioni de “La piana dei cavalli bradi”. Da Forca di Presta giù e poi ancora su, verso la magnificenza di Castelluccio. Un cuore distrutto, come altri cuori che hai visto di là, mentre salivi dalle Marche: Trisungo, Arquata, Piedilama, Pretare. E un Monte Vettore che domina potente, nel silenzio assordante. Bianco e affascinante come un cavallo libero al galoppo. Che non puoi fare a meno di seguire. Da sempre.
[slideshow_deploy id=’32884′]














