
di Lino Manni
Un Ascoli da sette, quello visto contro la Reggina, come la posizione in classifica. Certo per riuscire ad avere la meglio sulla squadra calabrese ci sono voluti più di quarantacinque minuti ma, alla fine, l’importante era centrare l’obiettivo e così è stato. Nel primo tempo più che giocare al calcio si è giocato a…calci. Una partita di fisico, dura, maschia dove l’arbitro non faceva altro che estrarre il cartellino giallo. Alla fine saranno ben dieci, un record. La Reggina dell’ex Stellone, ormai fuori da qualsiasi gioco, non è venuta certo al Del Duca a passeggiare e almeno per un tempo non ha permesso all’Ascoli di rendersi pericoloso. Anzi sono i calabresi a rammaricarsi per un palo, due con quello colpito a fine gara, due come i bronzi di Riace. Una partita che stava cambiando, come il tempo e la temperatura di questo periodo, già sul finire della prima frazione di gioco quando comincia ad incanalarsi a favore dell’Ascoli oggi in maglia nera e calzettoni alla Rozzi (rossi). La ripresa è un’altra musica grazie anche a nuovi orchestrali. Con la dinamicità di Saric e la classe di Maistro l’Ascoli sale in cattedra. Caligara rompe il muro della Reggina con una botta di sinistro in diagonale e apre la partita. L’equilibrio è rotto. Bidaoui, dopo un primo tempo da “ramadan”, con una serpentina delle sue mette al sicuro partita e punteggio. Mister Sottil da parte sua difende il vantaggio incitando i suoi ad attaccare. Un Picchio che torna a volare in attesa di certificare un posto nei play off. I bianconeri trovano nell’uovo di Pasqua tre punti pesanti ed ora, nel giorno di Pasquetta (lunedì prossimo) gita fuori porta a Parma. Una trasferta che evoca ai tifosi bianconeri con i capelli bianchi (o senza) memorabili esodi. Insomma è il caso di dire che a volte tornano e se tornano…
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