
Rachele Silvestri
Insulti, offese, dicerie: su Rachele Silvestri – ascolana, ex cassiera di un supermercato ascesa agli scranni del Parlamento – è stato detto e scritto di tutto.
Ma stavolta le “malelingue” hanno forse esagerato, tirando in ballo ciò che di più prezioso di sia per una donna: il figlio.
E lei, probabilmente per non dare adito a dubbi, sembra sia cascata nel “tranello” di doversi giustificare, carte alla mano. Ha fatto un test del Dna per dimostrare a tutti (in quanto lei afferma di non avere dubbi) che il figlio è del suo «legittimo e amato compagno».
Non l’ha fatto certo in sordina: ha affidato la sua storia, con tanto di commento, alle autorevoli pagine del “Corriere della Sera”, finendo alla ribalta delle cronache di tutta Italia.
E’ accaduto che da tre mesi è diventata mamma di un piccolino, di cui rumors più o meno insistenti hanno messo in dubbio la paternità, appunto, riconducendola ad un alto esponente nazionale di Fratelli d’Italia, il partito che l’ha accolta dopo che ha lasciato, a marzo 2021, il Movimento 5 Stelle.
La Silvestri era diventata parlamentare con i grillini, nel 2018. Di nuovo eletta deputato a settembre 2022, ma in Abruzzo, e con il partito di Giorgia Meloni nel quale ne frattempo era migrata, dopo una breve esperienza nel Gruppo Misto.
«Circa un mese fa – racconta in una lettera pubblicata dal “Corsera” – una persona amica mi racconta che gira la voce che il mio bambino non sarebbe figlio del mio compagno, ma di un politico molto influente di Fratelli d’Italia, a sua volta sposato. Mio figlio sarebbe, quindi, nato da una relazione clandestina, grazie alla quale io avrei anche ottenuto la mia candidatura.
Riuscite soltanto a immaginare come mi sono sentita? Non bisogna essere una donna per capire lo schifo, la violenza, l’umiliazione.
Mi chiedo: ma in quanti modi il corpo di una donna può essere violato, calpestato, abusato?
Non so chi sia stato. Molti, però, hanno scelto di condividere una evidente calunnia, di telefono in telefono, di chat in chat, rendendosi complici di questo schifo. E anche chi sa, ma ha deciso di non parlare lo è. L’unica cosa che so è che, chi si è inventato questa storia, è un uomo, probabilmente un politico.
Qualcuno dice che la calunnia sia stata pensata per attaccare alcune figure del mio partito, magari per insinuare un degrado da basso impero. Altri mi dicono che sia nato da cacicchi in cerca di gloria.
Ho fatto il test del Dna anche se non avevo dubbi.
Ho scelto di rendere pubblica questa storia per tutelare mio figlio e Fabio, legittimo papà e mio amato compagno».
m.n.g.
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