di Maria Grazia Lappa
Il fuoco dedicato a Sant’Antonio ha acceso Offida, rompendo il silenzio dell’inverno e restituendo alla città il battito antico del suo Carnevale. Una fiamma che non è solo calore, ma memoria, rito e promessa di festa. Le luci soffuse del Natale cedono il passo ai colori accesi, all’allegria contagiosa, a un’atmosfera che muta profondamente e prepara il cuore al tempo della gioia.
Il veglione di Sant’Antonio si conferma un momento di grande suggestione, capace di intrecciare tradizione, musica e convivialità. Piazza del Popolo diventa teatro a cielo aperto, dominata dalla focherà, fulcro simbolico attorno al quale si ritrova un’intera comunità. Così, sotto i migliori auspici, si è aperta l’edizione 2026 del Carnevale storico offidano, che ancora una volta dimostra tutta la sua forza identitaria.
Sabato 17 gennaio Offida si è riempita di voci, passi di danza e profumo di vin brulé. Tanti i visitatori giunti anche dai centri vicini, per condividere una festa autentica, popolare, sentita. Come vuole la tradizione, nel giorno di Sant’Antonio escono le congreghe: la musica risuona, la festa prende forma, il Carnevale prende vita.
Il corso Serpente Aureo brillava di luci ispirate all’inno storico “Addio Ninetta addio”, mentre nelle vie del borgo riecheggiavano melodie capaci di attraversare il tempo e unire generazioni. Un’atmosfera sospesa tra passato e presente, che rende Offida unica.
Il Carnevale offidano, che nel 2026 celebra i suoi 502 anni, promette ancora emozioni e appuntamenti imperdibili. Il prossimo sarà domenica 1 febbraio con la Domenica degli amici, quando musica, allegria e congreghe storiche torneranno a colorare il centro storico.
Un grande calderone simbolico ribolliva in piazza: emozioni, desideri, euforia. Un mondo scombinato ma armonioso, dove la follia carnevalesca resta misura e sorriso, regalando risate sincere e un entusiasmo che scalda l’anima.
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