di Pier Paolo Flammini

Filippo D’Alesio
Si potrebbe dire Samb tutto bene, dopo lo 0-2 a Forlì che è la vittoria più bella e meritata della stagione, forse fa il paio con il 4-2 contro la Juventus Next Gen ma in quella occasione la difesa soffrì e solo nel finale arrivò il gol della tranquillità. Ci sono degli elementi positivi, indubbi, e altri invece sui quali ancora lavorare.
L’errore più grande sarebbe quello di pensare che le prossime gare saranno tutte, se non delle passeggiate, dei percorsi leggeri. No, ci sarà ancora da soffrire.
PRO
I NUOVI Stoppa e Lepri sono stati gettati subito nella mischia, con ottimi risultati. Il terzino riminese è stato roccioso e ha consentito di vedere finalmente Zini in posizione di esterno di centrocampo. Stoppa era quello che si era cercato inutilmente avvicendando nella posizione di sottopunta, a partire da Nouahn Touré, poi a tratti Sbaffo e Konate. In ballo c’erano anche Martins e Iaiunese, quest’ultimo promettente ma che ha disputato solo 33 minuti. Insomma, per quanto si siano analizzate le pecche del calciomercato estivo, quasi tutto il peso di una classifica e di una tendenza preoccupante derivava dall’assenza di una seconda punta affidabile, per problemi personali (Touré scomparso dopo gli errori nel derby), scarso impiego (Sbaffo, Iaiunese), posizione non consona (Konate), misteri (Martins). Tra i nuovi inseriamo anche Piccoli, giocatore poco appariscente ma di sostanza in mediana (forse ancora più bravo come esterno). Parigini, invece, è entrato nel secondo tempo: buono il suo ingresso, anche se bisognerà capire meglio la tipologia di impiego.
ZINI Per noi una piccola rivincita: considerando la situazione della Samb avevamo suggerito il 3-5-2 già dal mese di ottobre, per risolvere la doppia presenza obbligata di Konate e Nouahn Touré e perché i due terzini della Samb, Zini e Tosi, erano molto adatti alla spinta ma poi pagavano in fase di copertura. Tra infortuni e squalifiche e scelte opinabili, Zini ha giocato la prima partita da esterno di destra soltanto a Forlì. Un assist per Dalmazzi (è stato il primo sulla ribattuta di Martelli su punizione di Stoppa), due salvataggi sulla linea su sue conclusioni. Non è un esterno classico, non fa dribbling da fermo e non va sul fondo a crossare. Ma fa legna in mediana e quando si lancia davanti ha una forza fisica che in pochi riescono a contenere. Molti chiedono un esterno destro: la Samb in questo momento ha Zini (difensivo), Konate (offensivo), Marranzino. A sinistra invece oltre a Marranzino, Parigini, Tosi e Piccoli. Col rientro di Paolini a fine febbraio ci dovremmo stare.
D’ALESIO Come avevamo scritto, la partita col Gubbio era difficilmente valutabile considerando il calciomercato in corso: giocatori non convocati, altri sul mercato, altri venduti, mentre dei nuovi era arrivato solo Lonardo, partito dalla panchina. Quel che è piaciuto di Forlì è stato la proposizione iniziale del 3-5-2 puro, con Candellori centrocampista e non sottopunta. Di questo ha beneficiato l’equilibrio della squadra sia nel primo che nel secondo tempo, quando, per la prima volta in questo campionato, la Samb ha gestito la partita (a Sassari, col risultato simile di 0-2, il secondo tempo era stato esclusivamente difensivo con qualche rischio di troppo). C’è sempre tempo ad inserire un ulteriore attaccante a partita in corso. Il giovane allenatore, accusato anche di essere un giochista teorico, a fine gara invece ha fatto capire di aver chiesto alla sua squadra, quando occorre, la verticalizzazione rapida.
La gestione dei cambi è stata infine corretta, ben diversa da quelle più discutibili contro la Vis Pesaro, quelle tardive contro il Bra e il Gubbio. A sua scusante, appunto, il dubbio che dovesse valutare anche i giocatori in partenza, e questo lo ha confuso un po’. Adesso, con una squadra tutta sua, è stato bravissimo ad esempio a inserire Lulli subito dopo l’ammonizione di Bongelli (l’avesse fatto contro il Bra…).
DA RIVEDERE
Innanzitutto bisogna dire che il Forlì è la squadra più in crisi del campionato, dopo le vittorie di Samb e Gubbio nell’ultimo turno. Per i romagnoli 5 punti nelle ultime 10 partite: una vittoria, due pareggi e 7 sconfitte. Gli errori difensivi del Forlì sono lì a testimoniarli e non tutti regaleranno gol in quel modo (ora i romagnoli sono di fatto coinvolti nel gruppo che lotta per evitare i play out, e questo è un risultato importante). Occorre, per questo, un ulteriore innalzamento del livello.
La Samb soltanto a Campobasso ha veramente sofferto l’avversario, un po’ per il modulo iniziale sperimentale (4-3-1-2), un po’ per banali errori difensivi. Nelle altre partite, anche quando non ha brillato (Carpi, Guidonia, Gubbio) non è mai affondata e i risultati negativi sono arrivati per episodi e non per manifesta confusione tattica. A Forlì tuttavia, dopo 20 minuti arrembanti, i padroni di casa l’hanno messa sulla corsa: Bongelli, esemplare in avvio nel palleggio, ha sofferto il nuovo ritmo, Zini e Tosi, praticamente debuttanti nel nuovo ruolo, sono stati tagliati dagli inserimenti laterali, e per una decina di minuti la Samb si è retta sul trio difensivo e su un attento Orsini (non è un caso: zero gol presi in due partite, per la prima volta in questa stagione).
Altra questione, Parigini. Lui ha detto di sentirsi esterno d’attacco, nel 3-5-2 D’Alesio lo ha provato come esterno di centrocampo ma poi non ha rischiato la soluzione più offensiva in addio preferendo Tosi. Avere un giocatore in grado di entrare e incidere sia come esterno che come sottopunta è tanta roba (possiamo dire che lo stesso vale per Konate), anche se per il suo valore un impiego dal primo minuto sarebbe opportuno.
La panchina della Samb, al momento, però è un po’ corta: Alfieri, Napolitano e Scafetta sono ancora sul mercato, ma giocando con il 3-5-2 servono tre centrocampisti centrali. Al momento, oltre Candellori, Bongelli e Piccoli, ci sono Touré e Lulli (aspettando Paolini, utile alla causa). Il reparto, in caso di partenza dei tre centrocampisti sopra citati, va sostenuto con nuovi innesti. A meno che uno tra Alfieri, Napolitano e Scafetta non resti.
La cosa migliore comunque sono stati i tifosi della Samb, che hanno seguito in massa la propria squadra anche a Forlì nonostante 12 turni senza vittoria. La blanda contestazione post-Gubbio era il minimo sindacale di dissenso, segno di una maturità e consapevolezza di quanta fatica ci vuole per costruire e quanto facile sia invece distruggere. La società, allo stesso modo, intervenendo soprattutto dove serviva (l’attacco) e con la sorpresa Lepri, ha dato un segnale importante delle proprie intenzioni. Non sempre le ciambelle riescono col buco ma se si lavorare col forno prima o poi qualcosa di buono arriva.
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