di Pier Paolo Flammini
Tre mesi di silenzio, e poi due ore e mezza di discorso ai suoi fedelissimi. Sala della Linea Ufficio stracolma, tanto che si sono occupati anche posti laterali con tanto di maxi-televisori per consentire a tutti di seguire (si stimano 200 presenti). L’ex sindaco Antonio Spazzafumo torna sulla scena politica cittadina ma manca l’annuncio della ricandidatura, anzi, nel finale, pungolato dalle domande dei presenti, dichiara: Noi appoggeremo qualcuno che risponda agli interessi dei sambenedettesi. Perché se non troveremo figure di questo genere noi andremo dall’altra parte. O andremo per conto nostro. Parole che fanno pensare che il gruppo Spazzafumo sia insieme alla finestra, in ascolto di quel che avviene nei due poli di destra e sinistra, ma anche in attesa di conoscere meglio il progetto del notaio Maria Elisa D’Andrea, che copre sostanzialmente l’identica area civica di centro.

C’erano tutti i consiglieri e assessori fedelissimi dell’ex sindaco fino alla fine, più volti ringraziati da Spazzafumo, ma si è notata la presenza di Valerio Pignotti e Martina Censori di Forza Italia, partito che ha provato a salvare la giunta Spazzafumo lo scorso autunno. Presenza di cortesia o c’è qualcosa di più? Chissà se nel resto della coalizione di centrodestra hanno preso bene questo spunto.
E’ stato uno Spazzafumo che per due ore ha snocciolato le realizzazioni fatte, a fronte del nulla di progettazione che c’era al suo arrivo. E ha criticato chi lo ha attaccato già dopo sei mesi di mandato, tra i consiglieri eletti con la sua maggioranza, perché, a suo dire, avevano fame.
Dalle scogliere sommerse alla Sentina, ai parcheggi nel quartiere, i finanziamenti intercettati in regione per «rimuovere la piattaforma ecologica nel quartiere Agraria che aspettava da venti anni, poi sono arrivato io, scappato da casa come mi chiamano, e ho risolto»; per arrivare «a Piazza San Pio X che aspettavano da 40 anni, la nuova sede della Polizia Municipale ferma da 15, Piazza Montebello, l’opposizione alla cassa di colmata, il progetto per l’Albula».

Spazzafumo all’incontro con i cittadini
Poi c’è il tasto dolente: certo, quello dei “poteri forti“, «che mi dicevano sindaco tu devi fare questo, devi fare quello, o la condanna a morte dovuta alla battaglia per portare la presidenza della Ciip a San Benedetto insieme ad altri 38 comuni, non me l’hanno perdonata». Mai nominato il sindaco di Ascoli Fioravanti, nonostante le recenti polemiche, e solo un accenno diretto «quando tre anni fa ho parlato di co-provincia per riportare a San Benedetto i servizi che ci hanno tolto, a qualcuno si sono drizzati i capelli». Critiche a chi lo ha tradito andando dal notaio, legale ma non morale, ripete più volte: «Fanini quando gli ho esposto la mia intenzione sulla Ciip ha sorriso e mi diceva di lasciar perdere ma abbiamo vinto».
Ma il piatto forte è uno: l’attacco al “quarto piano, a destra”, in riferimento all’Ufficio Lavori Pubblici e al dirigente Bellucci, mai nominato, e al tema del Ballarin. Sull’ex stadio una lunga ricostruzione, «sono stato 15 giorni a pensare prima di decidere di abbattere la curva, ma il cemento veniva giù e servivano due milioni solo per mantenerla e rifarla, e poi gli attacchi: «Se non sarà concluso il tempo non prendetevela col sindaco. Sono andato tutti i giorni a chiedere di far ripartire i lavori, ma ci sono dei maghi: una settimana per un documento, quindici giorni per vedere una pratica. Per una piccola variante hanno impiegato un anno».
E alla domanda di uno dei presenti “chi lo ha scelto”, afferma: «Ne ho scelti due, ho fatto un contratto per tre anni, uno dei due ha lavorato molto bene, ci ho indovinato al 50%».
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati