Due storie diverse, unite dalla stessa straordinaria meta. San Benedetto del Tronto saluta con affetto e riconoscenza i suoi due nuovi centenari, Pio Pezzoli e Dario Sorge, entrambi nati il 21 febbraio, entrambi testimoni di un secolo di vita attraversato da lavoro, famiglia, migrazioni, passioni semplici e tenaci.

Pio Pezzoli
Pio Pezzoli è il settimo di nove figli e nasce nelle campagne di Ripatransone, tra i ritmi lenti della terra. Negli anni ’40 si trasferisce a Massignano, dove continua la vita contadina, conosce la futura moglie Santa Capriotti e vede crescere i due figli, Claudio e Gabriele.
Nel 1964 la famiglia lascia l’agricoltura e si sposta a San Benedetto: Pio trova lavoro come benzinaio notturno in un grande distributore e vi rimane fino alla pensione. Oggi conserva intatte alcune passioni che lo hanno accompagnato per tutta la vita, come le lunghe camminate quotidiane per la città e le gite in auto tra i paesi dell’entroterra marchigiano, che ancora percorre con sorprendente naturalezza. A celebrarlo ci sono i figli, i nipoti e tanti amici.
Stesso traguardo per Dario Sorge. Nato e cresciuto in via XX Settembre, Dario porta con sé i ricordi di una San Benedetto d’altri tempi, quando il nonno gestiva una gioielleria nei locali dove oggi si trova il caffè Max. Attorno ai vent’anni si trasferisce a Roma da una zia e lì conosce Pia, la donna che diventerà sua moglie. Poi la vita lo porta a Milano, dove lavora come importatore di flipper e altri giochi per locali pubblici, e successivamente a Bergamo, città natale della moglie, dove rimane per quarant’anni.

Sorge, al centro, festeggiato in Comune
Il ritorno definitivo nella sua San Benedetto avviene nel 2001, con il desiderio di ritrovare il mare e le abitudini dell’infanzia. Oggi trascorre le giornate in serenità, circondato dall’affetto dei familiari e degli amici, mantenendo una routine attiva fatta di passeggiate e della spesa quotidiana, che preferisce ancora fare personalmente. Quando può, non rinuncia al suo piatto preferito: tagliatelle al sugo di pomodoro fresco.
Due vite distanti ma accomunate dalla dignità del lavoro, dalla forza delle radici e dalla stessa, ammirevole vitalità. Due storie che ricordano alla comunità sambenedettese quanto valore ci sia nella memoria viva dei suoi cittadini più longevi.
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