Castelli: «Svolta per aree interne e Appennino, con Fitto la nuova Europa riconosce il diritto a restare»

ASCOLI - Il Commissario alla ricostruzione dopo l’audizione a Bruxelles: «Cambio di paradigma nelle politiche di coesione Ue Verso una strategia europea contro lo spopolamento e nuove opportunità per i territori del cratere sismico»
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Il Commissario Castelli con vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto

«L’Unione europea ha finalmente posto nella sua agenda il tema del “diritto a restare”, soprattutto per chi vive nelle aree interne». Così il Commissario straordinario alla ricostruzione del sisma, il senatore Guido Castelli, commenta le novità arrivate da Bruxelles dopo l’audizione del vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto.

 

Secondo Castelli si tratta di «un segnale forte di una nuova Europa», più attenta ai territori e meno sbilanciata verso le aree economicamente più forti del Nord del continente. Al centro del dibattito europeo c’è infatti una strategia che punta a contrastare lo spopolamento e a rafforzare la coesione, riconoscendo ai cittadini il diritto di vivere e lavorare nei propri territori.

 

Fitto ha annunciato che la Commissione è al lavoro per definire una strategia concreta sul “diritto a rimanere”, che sarà al centro di una consultazione pubblica e di un incontro previsto a maggio al Parlamento europeo. L’obiettivo è coinvolgere istituzioni e comunità locali nella costruzione di politiche più efficaci.

 

«È un cambio di paradigma nelle politiche di coesione europea – sottolinea Castelli – in linea con quanto sostenuto dal Governo italiano e dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha posto le aree interne al centro di una strategia fatta di interventi concreti per famiglie e imprese».

 

Oltre all’agenda urbana, la Commissione europea sta lavorando anche ad altre strategie dedicate a isole, regioni ultraperiferiche, aree di confine e, appunto, al diritto a restare, in vista del prossimo Quadro finanziario pluriennale.

 

Per Castelli, questo rappresenta anche un riconoscimento del lavoro svolto negli ultimi anni per la ricostruzione del Centro Italia. «Dobbiamo continuare su questa strada – conclude – per rilanciare l’Appennino centrale e cogliere le opportunità offerte dalle nuove politiche europee. Restare, ma anche tornare, devono diventare diritti concreti per chi vuole vivere nei propri territori, senza essere lasciato indietro».

 

In questo scenario, il modello dell’Appennino centrale viene indicato come possibile riferimento per un aggiornamento delle politiche di coesione, con una governance sempre più integrata tra Stato e Regioni e più vicina alle esigenze di cittadini e imprese.


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