Oltre 28mila pasti distribuiti, più di 64mila chili di viveri consenati, 3mila interventi per il vestiario, 678 cure dentistiche garantite e perfino 358 aiuti economici per permettere alle persone di prendere l’autobus. Sono i numeri della povertà che attraversa il territorio sambenedettese e che emergono dal bilancio 2025 della Caritas Diocesana di San Benedetto. Una fotografia dura, fatta di bisogni primari sempre più diffusi, ma anche di nuove fragilità sociali spesso invisibili.
Tra tutti i dati, colpisce soprattutto quello relativo al sostegno alla mobilità. In centinaia di casi la Caritas è dovuta intervenire per pagare i biglietti dei mezzi pubblici a persone senza mezzi di trasporto privati, che non avevano nemmeno i pochi euro necessari per spostarsi coi bus lungo il territorio. Una forma di disagio che racconta una povertà estrema e silenziosa, capace di trasformare anche un semplice viaggio in pullman in un ostacolo insormontabile.
Nel corso del 2025 il centro d’ascolto della Caritas ha seguito 1.082 persone, di cui 648 donne e 434 uomini. Prevalgono gli stranieri (661) rispetto agli italiani (421), segno di una vulnerabilità che continua a colpire soprattutto chi vive situazioni di precarietà economica e sociale.
La mensa diocesana ha servito 28.394 pasti, mentre gli interventi di sostegno alimentare sono stati 1.295. Complessivamente sono stati distribuiti oltre 64mila chili di viveri. Molto consistente anche il dato legato al vestiario, con 3.037 interventi effettuati, oltre a 838 servizi per docce e igiene personale.
Importante anche il fronte dell’accoglienza: risultano occupati 43 posti letto nelle varie strutture gestite dalla Caritas sambenedettese, tra accoglienza ordinaria ed emergenziale.
Un capitolo delicato riguarda poi la povertà sanitaria. Nel corso dell’anno sono stati effettuati 678 interventi per cure dentistiche, 50 visite ginecologiche e 18 cardiologiche. Distribuite inoltre 303 confezioni di farmaci, 25 presìdi sanitari e 10 paia di occhiali da vista.
Ma il report evidenzia anche la volontà di andare oltre l’assistenzialismo puro. È il caso del progetto “La Terra degli Ortolani”, sostenuto anche con i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, che utilizza l’agricoltura come strumento di inclusione sociale per persone disoccupate o senza fissa dimora. L’iniziativa ha consentito di attivare 14 tirocini di inclusione sociale su 10 ettari coltivati, grazie al lavoro di un’équipe composta da coordinatore, tutor agricolo e volontari.
Attenzione anche ai più giovani con i “Laboratori didattici solidali”, progetto contro la povertà educativa che ha coinvolto 150 ragazzi tra i 6 e i 17 anni, con 25 percorsi individuali e 6 laboratori nelle parrocchie grazie al supporto di volontari, insegnanti in pensione e professionisti.
Numeri che raccontano un territorio dove il disagio resta profondo, ma dove continua anche a crescere una rete di solidarietà che prova non solo a tamponare le emergenze, ma a restituire dignità e prospettive di futuro.
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