di Walter Luzi
Save water. Save world. Missione ardua per gli oltre trecento alunni delle scuole primarie ascolane e picene che hanno realizzato “Azzurra”. Un’opera d’arte imponente e suggestiva che è rimasta esposta in piazza del Popolo nell’ultima settimana, appesa alle impalcature dell’ennesimo cantiere aperto in città. Neppure il Palazzo dei Capitani è riuscito a sfuggire, infatti, al tormento del restyling compulsivo che pervade tutto il centro ascolano. E ce ne fossero di opere d’arte come “Azzurra” a tentare di coprire gli scempi estetici e a mascherare i molteplici disagi.
Arte che salverà il mare come la bellezza salverà il mondo? Problematico continuare a sperarci con i tempi che corrono. Ma se la nostra generazione ha fallito, immolando l’ambiente sull’altare del profitto per pochi e di un falso progresso per tutti, ai bambini dobbiamo almeno tornare a indicare l’importanza dei patrimoni veri e l’unica via per tentare di recuperarli.
I bambini delle scuole primarie di mezza provincia sono stati messi così, dall’artista Massimo Murano, di fronte all’infinita bellezza del mare e all’altrettanto grande montagna di plastica che lo minaccia. La sua arte a fare da ponte, e da faro ideale, per i piccoli scolari, destinati a ereditare tutto. Insieme alle mirabili grandezze della Natura, anche le vergognose miserie del genere cosiddetto umano che continuano a soffocarle di rifiuti.
“Azzurra” è una di quelle iniziative che, forse, non riuscirà a salvare né gli oceani né il mondo, ma è da applaudire, sempre e comunque, per la lodevole opera di sensibilizzazione che porta avanti verso le giovani e giovanissime generazioni. Una forma di educazione, questa, quasi sempre nuova per loro, tesa com’è alla salvaguardia dell’ambiente e al rispetto del mare attraverso il recupero e il riciclo dei rifiuti.
Una missione, ed anche un’opera d’arte in questo caso, collettiva. I rifiuti di un’esasperata società dei consumi tramutati in bellezza. Vecchie vele, scatolette di pesce, bottiglie di plastica e i più vari imballaggi di packaging, moderno e invasivo, smodato e immorale, che possono, debbono, avere una seconda vita. Animando un’opera d’arte con luci riflesse e suoni del tutto nuovi, in un contesto creativo e originale, e incitando i piccoli, fin dalla più tenera età, al recupero e al riciclo post-consumo soprattutto della plastica assassina.
Unica via virtuosa ed ecosostenibile, la raccolta differenziata valorizza risorse già esistenti ed è alternativa alle discariche e agli sprechi, che fra l’altro non possiamo più neppure permetterci. Cominciano così i piccoli, e prima è meglio è, a sviluppare consapevolezza ecologica e a comprendere l’utilità e l’importanza per l’ambiente di ogni, anche il più piccolo, gesto responsabile.
Non solo. Durante la realizzazione dei sessantaquattro pannelli in Dacron da un metro quadrato ciascuno, i piccoli scolari hanno avuto una buona occasione per poter sviluppare e migliorare tutta la gamma delle proprie capacità e predisposizioni, anche emotive e relazionali, interagendo positivamente con le tematiche proposte, su un piano sia individuale sia sociale. Quelle che i fanatici del lessico anglofilo chiamano life skills.
Abilità, cioè, cognitive ed emotive, fra le quali, in questa nuova era neo-barbarica che stiamo vivendo a tutti i livelli, va assolutamente recuperata l’elaborazione di un pensiero libero, critico, creativo e quindi inevitabilmente ricco, principalmente, di consapevolezza, umanità ed empatia. Un nuovo corso che possa, finalmente, riuscire a invertire la tendenza dominante all’individualismo più miope, arido ed egoista e contrapporsi alla cultura tossica diffusa, in ogni ambito, dell’usa e getta. Bottigliette di plastica, persone o sentimenti, fa uguale ormai.
Duemilacinquecento bottiglie riciclate ne hanno cucite i bambini sulle vecchie vele tornate a vivere al vento con “Azzurra”. In ognuna di esse hanno messo un loro pensiero, un disegnino, un desiderio, una speranza, un sogno. Come facevano i naufraghi, affidando alle onde del mare il loro disperato messaggio di aiuto chiuso dentro una bottiglia.
Hanno usato cannucce di bibite per costruire canneti o rigogliosi alberi tropicali. Vecchi pezzi di ceramica sono diventati pesci su quelle vecchie vele e carte nautiche consunte. O stelle, costellazioni e la luna, scrutate dai naviganti, a naso in su, da millenni, per leggervi la giusta rotta nel buio delle lunghe notti in mare.
Buon maestro e ispiratore per i giovani artisti in erba è stato Massimo Murano, livornese di nascita e ascolano d’adozione. Attraversatore di mari e di deserti, amante di oceani e regate a vela. Con la barra, sempre ben salda a dritta, riflessa in ogni sua opera.
Tre i suoi punti cardinali di riferimento: amore incondizionato per la Natura, impegno costante per la sua salvaguardia e pace vera, universale. Oggi più che mai.
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