Con lo strazio per l’immane tragedia, la città di Porto Sant’Elpidio prova ad andare avanti. Prova a non pensare, anche se impossibile, a quelle tre vite spezzate all’alba di sabato mattina dalla deflagrazione che ha distrutto una palazzina in via Trentino. Uno scoppio pauroso che ha disintegrato la casa e che è costato la vita al 47enne Giuseppe Pieroni, alla 90enne Ettorina Paccapelo e al figlio 60enne Romano Cerquetti.
Da sabato mattina all’alba i Vigili del fuoco sono al lavoro, senza sosta. Si sono mossi tra le macerie per recuperare i corpi delle vittime e per mettere in sicurezza ciò che resta dell’immobile.
Nella casa bifamiliare, al momento dello scoppio, c’erano cinque persone, due nuclei familiari. In un appartamento Pieroni e i due genitori: la mamma 70enne e il padre 89enne. Entrambi sono stati ricoverati in ospedale e al momento le loro condizioni sono stazionarie. Per Pieroni, prima vittima accertata, non c’è stato nulla da fare. Nel corso della mattinata e del primo pomeriggio di ieri, poi, il bilancio della tragedia si è ulteriormente aggravato: i Vigili del fuoco, infatti, hanno estratto dalle macerie il corpo senza vita della 90enne Ettorina Paccapelo e quasi in contemporanea si è diffusa la notizia della morte anche del figlio Romano Cerquetti, spirato in ospedale per le gravissime ferite riportate.
Una deflagrazione, insomma, devastante. E sì, un dato è certo: a causare l’inferno è stata proprio una deflagrazione causata da una perdita di gas. Per i Vigili del fuoco, dopo il primo intervento durato 12 ore, adesso è il momento delle indagini. Sul posto con il responsabile del nucleo investigativo del 115, Marco Lambruschi, i Vigili del fuoco questa mattina hanno chiuso l’intervento e su disposizione dell’autorità giudiziaria (il procuratore capo della Repubblica, Raffaele Iannella, si è recato personalmente sul posto) hanno posto sotto sequestro l’immobile.
Al momento difficile, se non impossibile, dire con certezza cosa abbia provocato quella deflagrazione. Con ogni probabilità si è trattato di una fuga di gas. Ma metano o gpl? La zona è metanizzata ma quest’elemento certo non può contribuire a dare certezze. C’era una qualche bombola di gpl nello stabile? Cosa ha generato la deflagrazione? I Vigili del fuoco sono chiamati a dare risposte. Ma per farlo dovranno rimuovere le tonnellate di macerie in cui è ridotto l’immobile, e soprattutto farlo in sicurezza.
Al momento sembra che la deflagrazione sia partita dall’appartamento dove vivevano la 90enne e il figlio 60enne. L’onda d’urto avrebbe poi travolto anche l’altro appartamento.
Lo stabile, infatti, accoglieva due appartamenti: uno lato Statale Adriatica, dove vivevano la 90enne e il figlio 60enne. Al piano terra dei locali (e forse una cucina), al primo piano l’effettiva residenza dove i due vivevano. Sul lato via Trentino, invece, la residenza del 47enne e dei genitori. Al piano terra una sorta di laboratorio e alcune stanze, al primo piano, anche in questo caso, l’effettiva dimora della famiglia. Poi al secondo piano dell’immobile una mansarda, o meglio un sottotetto dove al momento dello scoppio non vi era nessuno.
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