I tesori sotto Piazza Arringo affascinano: ora si apre il dibattito sul loro futuro (Le foto)

ASCOLI - Due giorni per ammirare quanto emerso durante i lavori di riqualificazione del sito. Obiettivo, far conoscere, sin dalle prime fasi, il significato e il valore dell'indagine archeologica. Un lavoro complesso e delicato che gli archeologi incaricati stanno portando avanti in stretta collaborazione con la Soprintendenza. Tra molti cittadini è nata una riflessione sul tema
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Foto di gruppo davanti agli scavi

 

foto di Pierluigi Giorgi

 

Grande curiosità e partecipazione da parte dei cittadini per le visite organizzate tra ieri e oggi nell’area degli scavi archeologici emersi durante i lavori di rifacimento della pavimentazione di Piazza Arringo.

 

Un’occasione speciale che ha permesso ad ascolani e turisti di osservare da vicino le testimonianze del passato riaffiorate sotto uno dei luoghi simbolo della città, confermando ancora una volta l’immenso patrimonio storico custodito nel sottosuolo del centro storico.

 

L’iniziativa ha avuto anche l’obiettivo di far conoscere al pubblico, sin dalle prime fasi, il significato e il valore dell’indagine archeologica. Un lavoro complesso e delicato che gli archeologi incaricati stanno portando avanti in stretta collaborazione con la Soprintendenza, riuscendo al tempo stesso a studiare e documentare le evidenze emerse senza rallentare l’esecuzione dei lavori di riqualificazione della piazza.

 

Lo scavo è stato possibile anche grazie alla disponibilità della Ciip, che ha contribuito a sostenere i costi aggiuntivi derivanti dalle attività archeologiche.

 

Moltissime le domande rivolte ai professionisti impegnati sul campo. Ad accompagnare i visitatori nella scoperta dei reperti sono stati gli archeologi Serena De Cesare, Pamela Carpani, Michele Massoni, Matteo Tempera e Martina Bombardelli, insieme all’antropologa Eleonora Ferranti. Presente anche il funzionario della Soprintendenza, Francesco Pizzimenti, che ha illustrato ai presenti il senso e l’importanza di questo tipo di attività, oltre alla dottoressa Monica Cameli per il Museo Archeologico Statale di Ascoli Piceno.

 

Le visite hanno evidenziato quanto forte sia l’interesse della comunità verso le proprie radici storiche. E proprio osservando da vicino le strutture e i reperti riportati alla luce, tra molti cittadini è nata una riflessione sul futuro di queste testimonianze archeologiche.

 

Come spesso accade in casi simili, c’è chi propone soluzioni che consentano di rendere visibile almeno una parte dei ritrovamenti, magari attraverso superfici trasparenti o altre forme di valorizzazione. Si tratta tuttavia di ipotesi che dovranno fare i conti con aspetti tecnici, economici e progettuali tutt’altro che semplici, anche considerando l’ampiezza dell’area interessata dagli scavi.

 

Nel frattempo archeologi e Soprintendenza stanno garantendo che ogni evidenza emersa venga accuratamente studiata, documentata e catalogata. Il lavoro in corso consentirà infatti di acquisire nuove conoscenze sulla storia della città e di conservarne la memoria attraverso rilievi, fotografie, relazioni scientifiche e materiali d’archivio, assicurando che nessuna informazione venga dispersa.

 

Al di là delle soluzioni che saranno eventualmente adottate in futuro, le giornate di apertura al pubblico hanno avuto il merito di avvicinare i cittadini al lavoro degli archeologi e di mostrare concretamente quanto sia ricco e ancora in parte inesplorato il patrimonio storico custodito nel sottosuolo di Ascoli.

 

 

 


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