
L’ingresso delle truppe alleate a San Benedetto
Il 18 giugno rappresenta una delle date più significative della storia cittadina. In quel giorno del 1944, le truppe polacche entrarono a San Benedetto del Tronto, sancendo la liberazione della città dall’occupazione nazifascista.
Le fotografie dell’epoca restituiscono il clima di gioia e speranza che accompagnò quel momento: dopo mesi di sofferenze, privazioni e sfollamenti verso i centri collinari, i sambenedettesi accolsero con entusiasmo i soldati polacchi che avanzavano lungo la spiaggia e il lungomare.
«Nel celebrare questa ricorrenza – recita la nota dell’Amministrazione comunale – è doveroso richiamare alla memoria collettiva le storie di donne e uomini sambenedettesi che pagarono un prezzo altissimo per il desiderio di libertà, arrivando in molti casi a sacrificare la propria vita.
Il primo pensiero va a coloro che indossarono una divisa, quella delle Forze Armate regolari e quella delle formazioni partigiane, impegnandosi in prima linea nella lotta contro l’occupazione. Il loro ricordo vive non solo nei monumenti e nella toponomastica cittadina, ma anche nel sentimento e nella coscienza della nostra comunità.
Un pensiero altrettanto sentito è rivolto ai civili che subirono le conseguenze più drammatiche della guerra e le violente rappresaglie delle truppe nazifasciste. Il riferimento va in particolare alle vittime del bombardamento che colpì la città il 27 novembre 1943 e a tutti i sambenedettesi caduti sotto i colpi degli occupanti».
Come scrisse Harry Shindler, cittadino onorario di San Benedetto e veterano britannico che contribuì alla liberazione dell’Italia e dedicò molti anni della sua vita a ricostruire le vicende e le storie dei protagonisti della guerra: «Non crediamo che sia impossibile che si ripeta quanto accadde allora. Dobbiamo tenere alta la guardia e continuare senza stancarci a ricordare, far conoscere, far capire l’enormità di quegli avvenimenti».
«Per questo motivo – concludono dal Comune – i valori che quelle donne e quegli uomini ci hanno consegnato non devono mai essere considerati acquisiti una volta per tutte. Al contrario, vanno custoditi e alimentati attraverso il ricordo, la conoscenza e la riflessione. Oggi più che mai è necessario rafforzare le radici e l’identità della nostra comunità, consapevoli che libertà e democrazia sono conquiste ottenute a un prezzo molto alto e che richiedono un impegno costante per essere difese e tramandate alle nuove generazioni».
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