di Luca Capponi
Immaginate la scena. Stadio Olimpico di Roma gremito per il concerto di Max Pezzali. Partono le note intramontabili de “Gli anni”, e sul maxischermo scorrono le immagini di calciatori ed allenatori simbolo della Nazionale, e non solo: Rossi, Baggio, Buffon, Zoff, Riva, Del Piero, Schillaci, Lippi, Vialli, Mazzola e molti altri. Ad un certo punto però spunta anche lui, Carletto Mazzone, nella sua posa tipica: grinta e passione in una sola immagine. Capace di scrivere la storia del calcio senza passare per l’azzurro. E per questo, presenza ancora più forte e tangibile.
L’ovazione che ne segue è scontata.

L’immagine di Mazzone scelta da Max Pezzali
All’Olimpico, d’altronde, non poteva essere altrimenti. Mazzone era romano fino al midollo, ma soprattutto era uno di quei personaggi capaci di farsi amare ovunque. Lo sanno bene ad Ascoli, dove il suo nome è diventato parte della storia della città, ma lo sanno anche a Brescia, Bologna, Cagliari e in tutte le piazze che hanno avuto la fortuna di incrociare il suo cammino.
«È stato un gesto semplice ma carico di significato, che abbiamo accolto con grande emozione – è il pensiero della famiglia Mazzone -. Speriamo che il nostro messaggio possa arrivare a Max Pezzali come segnale di vero ringraziamento per questo omaggio speciale».
Del resto, vedere il “sor magara” in mezzo a tanti campioni della Nazionale fa riaffiorare un pensiero che nel calcio italiano è stato spesso condiviso: quella panchina azzurra, forse, l’avrebbe meritata anche lui. Un riconoscimento che non arrivò mai, nonostante una carriera costruita in decenni di calcio vissuto con autenticità e passione.
E proprio a proposito di passione, non è un caso che il ricordo di Mazzone abbia spesso incrociato anche il mondo della musica. Gianni Morandi, tifosissimo del Bologna, gli dedicò la canzone “L’allenatore”, omaggio a un tecnico che sotto le Due Torri è rimasto nel cuore di un’intera città.

Max e il suo omaggio dal palco dell’Olimpico
Profondo era anche il legame con la famiglia Nannini. Mazzone conservò sempre un affetto particolare per Gianna Nannini, la sua cantante preferita, nato negli anni in cui vestì la maglia del Siena. Nella stagione 1959-1960 collezionò 33 presenze in bianconero, quando il presidente del club era proprio il padre della celebre artista senese. Un rapporto che rimase vivo negli anni, fino al trasferimento ad Ascoli, avvenuto il 17 ottobre 1960, data destinata a cambiare per sempre la sua vita e quella del calcio piceno.
E poi c’era Antonello Venditti, amico fraterno e compagno di romanità. Anche lui non ha mai nascosto l’affetto nei confronti di Mazzone. Tanto che, in occasione di un concerto ad Ascoli Piceno, salutò pubblicamente “l’allenatore” dal palco di piazza del Popolo, ricevendo l’applauso del pubblico.
Per questo l’omaggio di Max Pezzali assume un significato che va oltre la semplice citazione durante uno spettacolo. È il riconoscimento a un uomo che, pur senza aver alzato una Coppa del Mondo o guidato la Nazionale, è riuscito a entrare nell’immaginario collettivo. Uno di quelli che appartengono alla memoria di tutti.
E forse è proprio questo il motivo per cui, ogni volta che la sua immagine compare sugli schermi, negli stadi o nei racconti di chi lo ha conosciuto, l’applauso arriva spontaneo. Come se Carlo Mazzone fosse ancora lì, in piedi vicino alla panchina, pronto a vivere il calcio con la stessa grinta di sempre.














