
Nicola Mozzoni, Gianni Silvestri e le sale consiliari di Ascoli e San Benedetto
di Nunzia Eleuteri
Il civismo nel Piceno sta attraversando una fase molto delicata. Quello che fino a poco tempo fa rappresentava un valore diverso, capace di attrarre elettori che non volevano rispondere alle logiche di partiti, oggi rischia di trasformarsi in un semplice trampolino di lancio verso le forze politiche tradizionali. E le vicende di San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno ne sono la dimostrazione più evidente.
A San Benedetto il caso è già diventato politico. Il protagonista è il nuovo primo cittadino Nicola Mozzoni, eletto presentandosi come espressione del civismo. Una scelta che aveva convinto molti elettori. Eppure, a pochissimo tempo dalla vittoria elettorale, è arrivata l’adesione a Noi Moderati, suscitando interrogativi e qualche malumore sia all’interno della maggioranza sia tra quanti lo avevano sostenuto proprio perché candidato civico.
Una decisione che inevitabilmente cambia gli equilibri politici. Non solo sul piano simbolico, ma anche su quello della rappresentanza. Noi Moderati, infatti, pur essendo uno dei partiti più piccoli del panorama nazionale, si ritrova oggi a esercitare un peso politico considerevole nella città della Riviera delle Palme: può contare sul sindaco, su un assessore e su un consigliere comunale.
Un’influenza che appare sproporzionata rispetto al consenso elettorale del partito e che inevitabilmente rischia di alimentare le richieste degli altri alleati di centrodestra.
I partiti maggiori potrebbero infatti rivendicare una redistribuzione degli incarichi, chiedendo un rimpasto di giunta che riequilibri il peso politico all’interno dell’esecutivo.
Una richiesta che, alla luce dei nuovi assetti, difficilmente potrebbe essere considerata priva di fondamento. Ma le tensioni non si fermano soltanto San Benedetto.
Anche ad Ascoli Piceno gli equilibri del civismo sembrano essersi incrinati. L’assessore Giovanni Silvestri ha scelto infatti di aderire a Forza Italia, lasciando di fatto senza rappresentanza in giunta il gruppo civico “Forza Ascoli-Fioravanti Sindaco”, con il quale era stato eletto.
Il risultato è un’evidente anomalia politica. Il gruppo civico continua a essere presente in Consiglio comunale con la capogruppo Patrizia Palanca e il consigliere Sergio Panichi, ma non esprime più alcun assessore.
Al contrario, Forza Italia, che in Consiglio può contare su due consiglieri comunali – Alessandro Filiaggi, capogruppo, e Dario Corradetti – si ritrova ad avere ben due assessori nell’esecutivo: Giovanni Silvestri e Donatella Ferretti.
Due consiglieri per due assessori da una parte. Due consiglieri e nessun assessore dall’altra. Un equilibrio che difficilmente può essere considerato coerente con gli assetti usciti dalle urne e che potrebbe rendere inevitabile anche ad Ascoli una riflessione sulla composizione della giunta.
Il punto, però, va oltre il semplice bilanciamento tra partiti e gruppi consiliari. La questione riguarda il rapporto di fiducia con gli elettori. Chi sceglie un candidato civico lo fa spesso perché intende sostenere un progetto indipendente dai partiti, confidando in una rappresentanza diversa rispetto a quella delle tradizionali appartenenze politiche. Quando quella stessa figura aderisce a un partito, è inevitabile che una parte dell’elettorato possa sentirsi disorientata, se non tradita nelle aspettative.
San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno si trovano così ad affrontare due vicende diverse ma accomunate dallo stesso interrogativo: che fine sta facendo il civismo nel Piceno?
È ancora un progetto politico autonomo o rischia di diventare semplicemente una fase transitoria prima dell’approdo nei partiti? Una domanda destinata ad assumere ancora maggiore rilevanza in vista delle elezioni politiche del 2027. Perché il sospetto, sempre più diffuso, è che le ricollocazioni di oggi possano essere anche il preludio alle candidature di domani.














