Il recente divieto di balneazione nell’area della foce del Tronto, purtroppo, non arriva come un fulmine a ciel sereno. Già a fine giugno la Goletta Verde di Legambiente aveva lanciato un preciso allarme. I risultati del monitoraggio effettuato dal team dell’associazione ecologista avevano infatti classificato come “Inquinata” la zona della foce.

 

La spiaggia della Riserva sentina con, sullo sfondo, la foce del fiume Tronto

Anche nel report “Ambiente Marche 2026”, recentemente pubblicato dall’Arpam, emergono diverse criticità che interessano il principale corso d’acqua del Piceno, in particolare nel suo tratto finale. Senza entrare troppo nei tecnicismi, si può partire dallo “Stato Ecologico”, parametro che misura il funzionamento dell’ecosistema acquatico attraverso indicatori biologici, chimici e chimico-fisici. Ebbene, lungo la parte conclusiva del fiume, indicativamente da Monsampolo fino alla foce, tale valore viene classificato come “cattivo”, l’ultimo gradino di una scala che comprende anche gli stati “scarso”, “sufficiente”, “buono” ed “elevato”. Giudizio negativo anche per lo “Stato Chimico”, che prende in esame la presenza di sostanze come metalli pesanti, pesticidi e altri inquinanti industriali.

 

Gli esperti evidenziano che l’obiettivo di buona qualità ecologica previsto per il 2027, allo stato attuale, non è stato raggiunto. Un vero peccato, anche perché il Tronto sfocia all’interno della Riserva naturale della Sentina, una delle aree protette più importanti del Centro Italia. Secondo l’Agenzia regionale per la protezione ambientale delle Marche, l’obiettivo del report non è soltanto descrivere lo stato dell’ambiente, «ma fornire strumenti conoscitivi concreti per supportare le politiche pubbliche, orientare le scelte amministrative e rafforzare la consapevolezza collettiva sui temi della sostenibilità e della tutela del territorio». Da questo punto di vista, sul Tronto resta ancora molto da fare.

 

Come? Ad esempio aumentando il livello di attenzione sugli scarichi e su tutte le altre fonti di inquinamento che minacciano quel delicato ecosistema. Non si partirebbe da zero. Già nel febbraio 2020, infatti, è stato sottoscritto il Contratto di Zona Umida della Riserva naturale regionale Sentina. Nel programma d’azione dell’iniziativa è prevista anche un’attività di controllo ambientale del fiume Tronto da parte della Capitaneria di Porto, insieme a un controllo della qualità delle acque del depuratore affidato a Ciip e Aato 5.

 

Che la foce del Tronto non rappresenti un punto di acque cristalline è cosa nota. Non a caso, durante la stagione balneare, è sempre vietata la balneazione nel tratto di mare a nord dello sbocco del fiume, per una lunghezza di 170 metri. Su questo fronte, Legambiente evidenzia inoltre come il divieto non sia adeguatamente segnalato attraverso una cartellonistica destinata ai bagnanti.

 

Va inoltre ricordato che, nell’aprile 2025, l’Arpam registrò una significativa contaminazione da batteri fecali nel tratto di Adriatico della Riserva Sentina, proprio nei pressi della foce del Tronto. Un problema rientrato nel giro di appena due giorni, come certificato dalle immediate controanalisi, ma che provocò comunque numerose polemiche. Fu presentata persino un’interrogazione ai Ministeri competenti dal senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Cataldi. Sempre nell’estate dello scorso anno, in pieno agosto, criticità analoghe interessarono anche la zona della Ragnola e il tratto di mare antistante la rotonda di Porto d’Ascoli.

 

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