Il Sacrario Partigiano di Colle San Marco

 

Ora, che il Sacrario Partigiano di Colle San Marco non viva il suo momento di massimo splendore sembra piuttosto evidente: vetri rotti, lastre di pietra spaccate, sporcizia, accesso alla sala inferiore sbarrato, nessun cartello informativo per chi questo monumento non lo conosce. Se non è trascuratezza, poco ci manca. Ma che a tutto questo debba aggiungersi anche il campeggiatore che decide di fare bisboccia, magari a petto nudo, sparando musica a tutto volume mentre tira due calci al pallone, pare davvero troppo. Sì, perché gli unici due segnali presenti in loco, parlano chiaro: “Zona di rispetto – Sacrario Partigiano”.

Zona di rispetto…

 

Peccato che, spesso e volentieri, questo avviso non venga, appunto, rispettato, soprattutto durante la bella stagione quando il pianoro vede presenze continue di persone anche nei giorni feriali.

 

Eppure, tant’è. All’abbandono del bene storico che simboleggia la nostra memoria si sommano la maleducazione e l’inciviltà, per una miscela davvero difficile da digerire. A parziale “giustificazione”, possiamo dire che, almeno una volta l’anno, il 25 aprile, ci si ricorda del Sacrario con una commemorazione che spesso sa solo di facciata, salvo poi…rimettere la polvere sotto il tappeto. Che poi a ben pensarci, tutta questa affluenza in loco non sia è mai vista nemmeno durante la giornata che celebra la liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Ma questo è un altro discorso, forse.

 

La realtà dice che il complesso, progettato dall’architetto Enrico Teodori con scultura in bronzo dell’artista Valerio Trubbiani, fu inaugurato nel 1965 alla presenza niente meno che di Aldo Moro, allora presidente del consiglio, e dei ministri Corona, Pastore e Reale. Come riportano i giornali dell’epoca, si trattò di una “commovente cerimonia”, con i rappresentanti del governo che “onorano sul San Marco i Caduti per la Resistenza” in una giornata di “alto significato patriottico” con Moro che in un discorso definito “nobile” illustrò i “sublimi valori della Resistenza”. 

 

Resta da capire cosa sia successo nel frattempo, e come si sia passati da Moro e i suoi ministri che parlano di valori che dovrebbero rimanere impressi per sempre nella storia al tizio che mangia il panino e si cucina due arrosticini davanti al luogo in cui tanti giovani ascolani, nell’ottobre del 1943, persero la vita per la libertà di tutti.

 

Moro ed i ministri nel giorno dell’inaugurazione (foto dal sito del Comune di Ascoli)

Ingresso alla sala inferiore chiuso

La sala inferiore

La base del monumento

Vetri rotti

Lastre di pietra spaccate

 

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