
Angelo Velenosi
La notte della speranza, poi il dolore. C’è stato un momento, durante la lunga notte trascorsa a cercarlo, in cui ad Abetito, frazione di Montegallo, tutti hanno voluto credere che Angelo Velenosi potesse essere ancora lì, da qualche parte nei boschi. Ferito, stanco, forse disorientato, ma vivo. Era questa la speranza che teneva accese le torce, la notte del 16 luglio, e che spingeva decine di persone a percorrere sentieri e dirupi, che faceva guardare il telefono con il desiderio di ricevere finalmente una buona notizia.
Quella notizia, però, non è mai arrivata. Alle prime luci del giorno, la speranza si è infranta contro la realtà più dolorosa. Angelo Velenosi, 70 anni, è stato trovato senza vita sul fondo di un crepaccio. Era uscito mercoledì per cercare funghi, una passeggiata che conosceva bene e che, invece, si è trasformata nell’ultimo viaggio della sua vita.
La notizia si è diffusa rapidamente, lasciando il paese ammutolito. Per ore, Abetito aveva vissuto come una sola famiglia. C’era chi partecipava alle ricerche, chi attendeva a casa, chi chiedeva aggiornamenti agli amici. Tutti, in un modo o nell’altro, erano coinvolti. Perché Angelo, anche se residente a Piane di Morro di Folignano, ad Abetito era di casa.
Qui c’è la casa della moglie Teresa, qui lui trascorreva lunghi periodi dell’anno, qui aveva costruito amicizie sincere e conquistato la stima di un’intera comunità. Era uno di quei volti che si incontrano ogni estate, uno di quelli che salutano sempre, che si fermano a scambiare due parole, senza mai cercare di attirare l’attenzione.
«Era una persona buona, educata, sempre disponibile. Una di quelle presenze silenziose che diventano parte della vita di un paese», racconta chi lo conosceva da tanti anni.
Quando è scattato l’allarme, nessuno è rimasto a guardare. Le ricerche sono iniziate quasi spontaneamente, ancora prima dell’arrivo dei soccorsi. Gli abitanti si sono messi in cammino, conoscendo ogni angolo di quei boschi, nella convinzione che ogni minuto potesse fare la differenza. Poi sono arrivate le squadre specializzate, che hanno proseguito le operazioni per tutta la notte.
Ogni ora trascorsa senza notizie aumentava la preoccupazione, ma nessuno voleva rinunciare alla speranza. È quella speranza che accompagna ogni persona scomparsa, quella che permette di immaginare un finale diverso fino all’ultimo istante.
Poi il ritrovamento. E con esso il silenzio.
Oggi quel silenzio riempie le strade di Abetito. Davanti alla casa della famiglia si alternano amici e vicini, che si stringono con discrezione attorno alla moglie Teresa e alla figlia Serena. Le parole sembrano insufficienti davanti a un dolore così improvviso.
Quella di Angelo non è soltanto la storia di un uomo che ha perso la vita durante un’escursione nei boschi. È anche la storia di un paese che, per un’intera notte, ha condiviso la stessa speranza, la stessa angoscia e, infine, lo stesso dolore.
Per questo, oggi, ad Abetito non si piange soltanto una persona stimata. Si piange un amico, un vicino, un uomo semplice che aveva saputo entrare nel cuore di tutti con la sua discrezione e la sua gentilezza. E si piange soprattutto quella speranza che, fino all’ultimo, nessuno aveva avuto il coraggio di abbandonare.














