«Una situazione ormai insostenibile. Anas e ditta continuano a rimpallarsi le responsabilità e il risultato è che i lavori sulla Salaria sono fermi. Ora basta».

Il sindaco di Arquata Michele Franchi

Non usa mezzi termini il sindaco di Arquata del Tronto, Michele Franchi, che torna ad alzare la voce sullo stallo del cantiere lungo la strada statale 4 Salaria, arteria fondamentale per i collegamenti tra il Piceno e Roma e vitale per l’entroterra montano.

 

La pazienza del primo cittadino sembra essere arrivata al limite dopo mesi di rallentamenti, disagi e rassicurazioni che, a suo dire, non hanno trovato riscontro nei fatti.

 

«Non ho più intenzione di rimanere inerme di fronte alle continue promesse sulla ripartenza dei lavori – afferma Franchi – È inaccettabile affrontare un’altra estate in queste condizioni. Mi aspettavo almeno la realizzazione di un bypass che consentisse di ripristinare la circolazione a doppio senso di marcia. Invece ci ritroviamo con tre impianti semaforici tra Acquasanta, la frazione di Favalanciata e Trisungo che rallentano pesantemente il traffico».

 

Le conseguenze si riflettono sulla vita quotidiana di residenti, lavoratori e imprese. Un percorso che prima richiedeva pochi minuti oggi si è trasformato in un viaggio ben più lungo.

 

Arquata, i lavori sulla Salaria

«Per raggiungere Ascoli, Porta Romana, da Arquata – spiega il sindaco – si impiegano circa 45 minuti, quando prima ne bastavano 21. Non ne possono più i titolari delle attività economiche, così come i tanti lavoratori che ogni giorno devono scendere ad Ascoli o fare il percorso inverso per motivi professionali».

 

A preoccupare ulteriormente il primo cittadino è anche la recente proroga della cassa integrazione fino a ottobre, interpretata come un segnale tutt’altro che incoraggiante sul futuro immediato del cantiere.

 

«La proroga della cassa integrazione è un pessimo segnale. Nel frattempo la ditta ha portato via anche i mezzi. È difficile pensare a una ripresa imminente dei lavori quando si vedono simili immagini».

 

Franchi chiede un intervento rapido e risposte concrete da parte dei soggetti coinvolti, avvertendo che il tempo delle attese sta per terminare.

 

«È il momento di agire. Non vorrei arrivare a chiudere la strada o a mettere in campo forme di protesta eclatanti, ma non possiamo assistere passivamente a questo immobilismo. Concederemo ancora qualche giorno per capire se la situazione si sbloccherà. Se nulla cambierà, saremo costretti a valutare iniziative forti per far sentire la voce di un territorio che si sente sempre più isolato».

 

 

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