La Corte dei conti mette sotto la lente il sistema delle società partecipate del Comune di San Benedetto. Non dispone dismissioni né contesta in blocco le scelte compiute dall’ente, ma individua diverse carenze nel piano di razionalizzazione e detta una serie di indicazioni alle quali l’amministrazione dovrà attenersi in occasione delle prossime revisioni.
È quanto emerge dalla deliberazione della Sezione regionale di controllo per le Marche, adottata nella Camera di consiglio del 24 marzo e depositata il 26 marzo. L’esame riguarda le partecipazioni detenute dal Comune al 31 dicembre 2024 e il piano approvato dal Consiglio comunale nel 2025.
Il primo rilievo è di carattere generale. La Corte giudica il piano comunale «sufficientemente completo sotto il profilo formale e documentale», ma lo considera carente sul piano motivazionale nella parte relativa ai costi di funzionamento. Il Comune, infatti, ha dichiarato di non ravvisare esigenze di contenimento della spesa per tutte le partecipazioni dirette e indirette che intende mantenere, senza però accompagnare questa conclusione con un’analisi argomentata dei costi delle singole società. Secondo i magistrati contabili, nei prossimi piani dovrà essere esplicitato il percorso che porta a escludere eventuali interventi, soprattutto qualora dai bilanci emerga una crescita delle spese.
Un capitolo specifico riguarda la Multi Servizi, società in house posseduta al 100% dal Comune. Le sono affidati, tra gli altri, parcheggi pubblici a pagamento, forno crematorio e attività cimiteriali, pubbliche affissioni e alcune riscossioni, canile comunale, manutenzione delle strade, oltre a parchi e giardini dei plessi scolastici. Ha un consiglio di amministrazione composto da tre membri e una media di 35 dipendenti. Nel quinquennio 2020-2024 ha sempre chiuso in utile, fatta eccezione per il 2020, anno dell’emergenza pandemica; nel 2024 l’utile è stato di 1.045 euro e i ricavi delle vendite e delle prestazioni hanno raggiunto 2,608 milioni.
Il Comune ne ha disposto il mantenimento senza interventi. Il rilievo della Corte, dunque, non riguarda una perdita della Multi Servizi, bensì il sistema con cui il Comune deve verificare la convenienza e i risultati degli affidamenti in house. Alla revisione mancava infatti la relazione prevista dall’articolo 30 del decreto legislativo 201/2022. Per una società che gestisce molteplici servizi, spiegano i giudici, occorre disporre di dati sufficientemente analitici per valutare ciascuna attività sotto il profilo economico e qualitativo: i soli risultati complessivi di bilancio rischiano di non far emergere eventuali inefficienze di uno specifico servizio.
La Corte sollecita quindi l’amministrazione a colmare la lacuna già dal prossimo piano, dotandosi di «un adeguato sistema di monitoraggio» dei risultati economici e qualitativi dei servizi affidati alla società. Altro fronte delicato è quello del Centro Agro-Alimentare delle Marche, il Caam, ex Centro Agroalimentare Piceno. Il Comune ne possiede il 43,17% ed è l’azionista con la quota più elevata; la Regione Marche detiene il 33,87% e complessivamente il capitale è pubblico per il 96%. Nel quinquennio 2020-2024 la società ha sempre chiuso con un risultato positivo e il fatturato medio dell’ultimo triennio, pari a 1.022.924 euro, ha superato, seppure di poco, la soglia del milione. Dagli atti emerge inoltre un credito tributario vantato dal Comune nei confronti della società pari a 908.224,31 euro. Il Comune ha confermato la partecipazione senza interventi, considerandola strategica per lo sviluppo economico e territoriale.
Ma la Corte richiama le perplessità già espresse in precedenti giudizi di parificazione, riferiti alla partecipazione regionale, sull’ampiezza dell’oggetto sociale della società. Con le modifiche statutarie del 2025, infatti, le attività del Caam sono state estese anche alla vendita, installazione e manutenzione di impianti fotovoltaici ed eolici. I magistrati non dichiarano illegittima la partecipazione comunale, ma invitano San Benedetto, nei prossimi piani, a rinnovare la valutazione sulla sua compatibilità con i vincoli di scopo e di attività previsti dal Testo unico sulle società a partecipazione pubblica.
Nessun rilievo specifico di natura economica viene invece formulato sul mantenimento di PicenAmbiente. Il Comune possiede il 19,36% della società che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti. Picenambiente conta mediamente 267 dipendenti, ha chiuso in utile tutti gli ultimi cinque esercizi e nel 2024 ha registrato un risultato positivo di 621.578 euro, con un fatturato medio del triennio pari a 30,8 milioni. Il Comune ha deciso di mantenere la quota senza interventi di razionalizzazione.
Numeri positivi anche per la Ciip, partecipata da San Benedetto per il 14,24%. La società, gestore del servizio idrico integrato nell’Ato 5 Marche Sud, ha 263 dipendenti e ha chiuso tutti gli ultimi cinque esercizi in utile. Nel 2024 il risultato positivo è stato di 8.418.221 euro, mentre i ricavi delle vendite e delle prestazioni hanno superato i 64,3 milioni. Anche per Ciip il Comune ha deliberato il mantenimento senza interventi. Un’attenzione particolare viene però chiesta per Hydrowatt, partecipata indirettamente attraverso Ciip, che ne possiede il 28%. La società attiva nella produzione di energia da fonti rinnovabili ha chiuso il 2024 con una perdita di 250.758 euro.
Il Comune l’ha ricondotta a un temporaneo calo del fatturato e non a problemi strutturali, ma la Corte parla espressamente di una perdita «non trascurabile» e raccomanda di monitorarne l’andamento economico futuro.
Il pronunciamento più netto riguarda infine la Start, la società del trasporto pubblico locale. San Benedetto ne detiene complessivamente il 28,79%: il 7,36% direttamente e il 21,43% attraverso la Multi Servizi. La società conta mediamente 175 dipendenti, ha un consiglio di amministrazione di cinque componenti e ha chiuso in utile tutti gli esercizi dal 2020 al 2024.
Il Comune aveva già segnalato alla Start la necessità di conformarsi alla disciplina prevista per le società a controllo pubblico, mentre la partecipata aveva contestato questa qualificazione in assenza di patti parasociali o di comportamenti concludenti dei soci. Sul punto, però, la Corte non lascia spazio a dubbi: poiché il capitale della Start è interamente posseduto da soggetti pubblici, la società rientra nella fattispecie del «controllo pubblico».
Da qui l’invito al Comune di San Benedetto ad attivarsi insieme ai due altri soci con le partecipazioni maggiori, il Comune e la Provincia di Ascoli, affinché la Start venga pienamente conformata alla disciplina del Tusp, «adottando tutte le modifiche statutarie necessarie allo scopo». Nelle conclusioni, la Corte riassume la strada da seguire.
Il Comune dovrà motivare in maniera più approfondita il mantenimento delle partecipazioni, verificare ogni anno l’eventuale necessità di contenere i costi, monitorare i processi di dismissione in corso, allegare la relazione richiesta per gli affidamenti alla Multi Servizi e intervenire, insieme agli altri soci pubblici, sulla conformazione della Start. Viene inoltre chiesto di rivalutare periodicamente le ragioni che giustificano consigli di amministrazione pluripersonali e di verificare il rispetto dei limiti previsti per i compensi degli amministratori.
Il dispositivo finale fotografa bene il tenore della pronuncia: la Corte «prende atto» del provvedimento di razionalizzazione approvato dal Consiglio comunale, riservandosi ulteriori valutazioni sui prossimi piani, e «richiama» l’amministrazione ad assumere tutte le iniziative necessarie per garantire il pieno rispetto della normativa sulle società partecipate.















