Sulla spiaggia libera della Sentina, a fine estate, è comparso un cartello che pesa molto più di quanto possa suggerire quel semplice foglio a quadretti, scritto a penna nero e fissato con lo scotch ad un palo.
A scriverlo sono stati alcuni bambini. E il loro messaggio è diretto a quegli adulti che continuano a considerare la spiaggia come un luogo dove lasciare, oltre alle impronte dei propri piedi, anche i rifiuti.
«Non inquinate l’ambiente. Noi bambini abbiamo messo tempo per rimuovere tutto, ma non siamo riusciti a togliere tutto. Quindi fate uno sforzo per non inquinare. Grazie dai bambini della spiaggia libera».
Poche parole, scritte con la semplicità propria dei bambini. Ma anche un’accusa difficile da ignorare.
Perché quei bambini, invece di limitarsi a giocare sulla spiaggia, si sono messi a raccogliere ciò che altri avevano lasciato dietro di sé. Cicche di sigaretta, bottiglie, involucri, cartacce e rifiuti di vario genere finiti sulla sabbia. Un lavoro che probabilmente sembrava non finire mai, tanto che alla fine loro stessi ammettono di non essere riusciti a raccogliere tutto.
E allora hanno fatto quello che potevano fare: hanno preso carta e pennarello e hanno scritto agli adulti.
Il risultato è un piccolo manifesto di educazione civica. Nessuna predica, nessuna lezione costruita a tavolino. Solo la constatazione, amara, di chi si è trovato a rimediare alle conseguenze dell’inciviltà altrui.
Il passaggio più significativo è forse proprio quel «fate uno sforzo». Non chiedono gesti straordinari. Non pretendono che qualcuno faccia chissà cosa. Chiedono semplicemente di non sporcare, di raccogliere i propri rifiuti e di lasciare la spiaggia nelle condizioni in cui la si è trovata.
Una richiesta elementare che, evidentemente, non è sempre così scontata.
Il cartello della Sentina diventa così anche una fotografia impietosa di una consuetudine che si ripete ogni estate: spiagge utilizzate, vissute e poi lasciate con i segni del passaggio di chi le ha frequentate. A rimettere ordine devono pensarci altri. In questo caso, addirittura dei bambini.
Ed è proprio questo l’aspetto che fa più riflettere. Sono i più piccoli a ricordare ai grandi che il rispetto dell’ambiente comincia da gesti banali. Che una cicca non si butta nella sabbia. Che una bottiglia non si abbandona dove capita. Che un involucro vuoto non diventa improvvisamente invisibile una volta consumato ciò che conteneva.
I bambini della spiaggia libera hanno fatto la loro parte. Hanno raccolto, hanno provato a ripulire e, quando si sono accorti che da soli non bastava, hanno chiesto aiuto agli adulti.
Il loro cartello resta lì come un monito per gli ultimi giorni d’estate, ma soprattutto come una lezione che dovrebbe accompagnare la città ben oltre la stagione balneare.
Perché quella spiaggia è di tutti. E proprio per questo, nessuno dovrebbe sentirsi autorizzato a trattarla come una discarica.
















