«Sono quattro anni che siamo isolati e prigionieri dentro le nostre case. Non siamo liberi di aprire le finestre né di andare sul nostro balcone».

L’edificio di via Boito
È questa la situazione vissuta dai residenti del supercondominio di via Arrigo Boito nel quartiere di Borgo Solestà ad Ascoli, dove 125 famiglie, per un totale di circa 300 persone, convivono da anni con un cantiere del Superbonus 110%, che ha completamente stravolto le loro vite e il normale modo di vivere.
Ponteggi davanti alle finestre, balconi che non possono essere utilizzati normalmente, pavimentazioni e lastre rimosse e mai ripristinate, cappotto termico incompleto ed esposto alle intemperie e infiltrazioni. I lavori di riqualificazione nell’ambito del Superbonus 110% sono stati affidati alla ditta Atlante Srl di Grosseto e iniziati il 4 ottobre 2022. La conclusione era prevista per il 15 dicembre 2023. A distanza di quasi quattro anni dall’apertura del cantiere, però, gli interventi risultano ancora incompiuti e quello che avrebbe dovuto essere un intervento per migliorare e riqualificare le loro abitazioni si è trasformato in un vero e proprio incubo.
«La situazione è diventata insostenibile. Avevamo aderito al Superbonus 110% convinti di migliorare le nostre case, ma dopo quattro anni ci ritroviamo ancora in mezzo ad un cantiere che condiziona pesantemente le nostre vite – racconta Serafino Corradetti -. Viviamo da troppo tempo in condizioni che non sono più accettabili. Non siamo liberi di utilizzare normalmente i balconi o di aprire le finestre. Durante il grande caldo di questa estate non abbiamo potuto installare neppure i condizionatori, anzi abbiamo dovuto sopportare temperature altissime all’interno delle nostre abitazioni. Siamo in condizioni difficili. Non possiamo continuare a pagare: abbiamo già dovuto sborsare di tasca nostra 50mila euro per la nuova caldaia. Si tratta dell’impianto di riscaldamento centralizzato che serve le palazzine. La vecchia caldaia è stata rimossa perché l’intervento prevedeva la realizzazione di una nuova che in realtà non c’è mai stata. Non potevamo di certo stare rimanere senza riscaldamento e così, a seguito dell’interruzione del rapporto con l’appaltatore e per evitare che l’impianto venisse rimosso, ci siamo dovuti fare carico anche di questa spesa, che si aggiunge ai tanti disagi che stiamo vivendo».

Un ingresso
Erano previste anche due gru per il sollevamento dei materiali, mentre, secondo quanto riferiscono i residenti, in alcune fasi dei lavori si sarebbero viste operare appena quattro persone, costrette a portare i materiali ai piani utilizzando corde e carrucole.
«Come facevano solo quattro persone a portare avanti un lavoro di questa portata? – ribadisce Corradetti – I risultati sono purtroppo sotto gli occhi di tutti. Anche il sindaco di Ascoli sta cercando di aiutarci. Chiediamo che il nostro caso venga portato con urgenza all’attenzione della Regione e del Governo e che venga individuata una soluzione concreta per consentire il completamento dei lavori. Abbiamo già pagato abbastanza. Non possiamo continuare a vivere così».
A rendere ancora più grave la situazione la questione riguardante il primo Sal (Stato Avanzamento Lavori) che non è mai stato formalmente certificato.
«Anche questo è un punto sul quale vogliamo fare chiarezza – prosegue Corradetti –. Ora dobbiamo capire esattamente cosa è stato fatto, cosa è rimasto incompiuto e quali siano le responsabilità. A breve ci sarà un’assemblea condominiale nella quale decideremo insieme quali saranno i prossimi passi da intraprendere. Non possiamo più aspettare».
Nel frattempo, per accertare ufficialmente lo stato delle opere, i lavori effettivamente eseguiti, quelli rimasti incompleti e i danni subiti dai residenti, è già stata promossa una consulenza tecnica preventiva presso il Tribunale. Gli accertamenti tecnici dovranno consentire di fotografare in maniera oggettiva la situazione del complesso e di fornire elementi utili anche per l’individuazione delle eventuali responsabilità.

Arriva la testimonianza anche di un’altra residente, Federica Di Bella.
«Era prevista la riqualificazione del locale caldaia che cadeva a pezzi ma non è stato sistemato – spiega – A quel punto non potevamo stare senza riscaldamento: è stata installata una caldaia che all’inizio doveva essere provvisoria e che invece dopo tre anni è diventata definitiva. Anche la situazione dei balconi è abbastanza grave: non ci sono più piastrelle, le lastre di travertino sono state tolte senza che i lavori venissero completati. Se ci affacciamo c’è l’impalcatura e oltre quella il vuoto. Essendo un cantiere, ci viene detto che se uscissimo e dovessimo farci male la colpa sarebbe anche nostra. Un altro problema è il cappotto termico: i lavori si sono fermati e il cappotto non è stato terminato. Alcune abitazioni sono rimaste anche senza condizionatori che sono stati smontati per consentire i vari interventi. Abbiamo avuto anche il problema dei topi, una residente si è ritrovata addirittura con un topo entrato attraverso il bagno. Anche all’esterno delle palazzine, è pieno ancora di materiale, per non parlare delle impalcature che specialmente di notte fanno rumore e di certo non erano state messe per rimanere installate tutto questo tempo».
«Ad oggi l’impresa è sparita, non è più tornata – continua -. Ci sono stati tentativi anche da parte del sindaco e del comune di contattarla, ma senza riuscirci. Noi non possiamo fare tutto da soli e continuare ad essere ostaggi di un cantiere, dentro le nostre stesse case. In questi palazzi vivono molti anziani, persone con disabilità, alcune anche allettate, oltre a famiglie con bambini. La maggior parte di queste abitazioni, sono case di proprietà acquistate dopo una vita di lavoro. Non stiamo parlando soltanto di lavori non finiti: stiamo parlando della vita quotidiana di quasi 300 persone, comprese persone anziane e con disabilità, che da quattro anni non riescono a vivere serenamente nelle proprie case. Quale sarebbe l’alternativa? Vendere la propria casa? E chi comprerebbe un’abitazione che versa in queste condizioni? La situazione è complicata, dobbiamo attendere gli accertamenti e le procedure per liberare il cantiere e consentire l’ingresso ad una nuova ditta. Speriamo che i nostri anziani possano tornare a vivere serenamente nelle loro case, senza dover aspettare ancora anni. Vorremmo che possano finalmente riappropriarsi delle proprie abitazioni prima che sia troppo tardi».

Quello che i residenti possono testimoniare direttamente è ciò che hanno davanti agli occhi ogni giorno: palazzine interessate da demolizioni, anche danneggiamenti a parti dei balconi e delle finiture, tapparelle danneggiate, parti in travertino da ripristinare e lavori che non hanno mai raggiunto la fase finale prevista. La Atlante Srl fa parte della Lamioni Holding, gruppo costituito da diverse società, che è anche proprietario della squadra di calcio Us Grosseto. Secondo la ricostruzione dei condomini, la ditta, dopo aver iniziato i lavori nel 2022, si sarebbe progressivamente fermata, fino a non tornare più ad eseguire i vari interventi. A fronte di questo disagio che si trascina da diverso tempo, i residenti hanno deciso di rivolgersi direttamente alle istituzioni tramite una lettera:
«Chiediamo al Comune e ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, alla Provincia, alla Regione Marche, alla Prefettura e alle istituzioni nazionali, di prendere formalmente in carico la nostra situazione, di verificare ed esercitare tutti i poteri di vigilanza, controllo, impulso e intervento previsti dalla legge e individuare una soluzione amministrativa, normativa o finanziaria, concretamente possibile per consentire lo sblocco e il definitivo completamento delle opere – scrivono -. Chiediamo altresì che, a livello nazionale, venga valutata la possibilità di adottare uno specifico intervento legislativo o una misura da inserire in provvedimenti quali il cosiddetto “Milleproroghe”, ove giuridicamente e finanziariamente possibile, finalizzata a mettere a disposizione strumenti o risorse capaci di sbloccare situazioni eccezionali come quella subita dalle nostre famiglie. La soluzione del cantiere, tuttavia, non può cancellare ciò che è accaduto».
«Chiediamo che vengano accertate con rigore le responsabilità e che siano valutati nelle sedi competenti tutti i danni effettivamente subiti e giuridicamente risarcibili: gli eventuali danni economici e patrimoniali, le spese sostenute, le limitazioni nel godimento degli immobili e ogni ulteriore pregiudizio dimostrabile. Qualora siano individuati soggetti responsabili, chiediamo che siano chiamati a rispondere secondo la legge e a sostenere gli oneri di loro competenza. Non è accettabile che, dopo anni di disagio e danni, le conseguenze economiche della vicenda ricadano ancora una volta sulle famiglie che l’hanno subita. Chiediamo una risposta concreta su quattro punti essenziali: accertamento delle responsabilità, tutela e ristoro degli eventuali danni spettanti; individuazione delle risorse e degli strumenti necessari; definizione di tempi certi e verificabili per il completamento delle opere e il pieno ripristino del complesso residenziale. Non chiediamo privilegi, ma l’intervento delle Istituzioni e l’applicazione degli strumenti previsti dalla legge affinché, dopo quasi quattro anni, 125 famiglie possano finalmente tornare a vivere in condizioni normali, dignitose e serene nelle proprie case – concludono i residenti –. Non possiamo essere lasciati soli davanti a un cantiere che ha stravolto le nostre vite. Vogliamo soltanto che venga individuata una soluzione concreta, che i lavori vengano completati e che ci venga restituito il diritto di vivere normalmente nelle nostre case».















