Echi garibaldini, melodie che volano alto, versi intrisi di poesia, ironia e vita, rock a tratti, cantautorale pure, teatralità: mixandoli, altro non può venir fuori che un nome. Elisa Pucci, in arte Mille. Creatura nata per stare su un palco. E per ammaliare. Nel solco, quello migliore, delle grandi voci che la storia della musica italiana ha saputo regalare. Da Mina a Milva, passando per le sorelle Bertè, Alice, Nada.

Elisa Pucci, in arte Mille

 

Ma queste sono solo parole, si potrebbe dire. Allora, giustamente, non c’è cosa migliore che mettere su il disco d’esordio solista “Risorgimento“, pubblicato esattamente un anno fa. Lasciandosi carezzare da pezzi come “Il tempo, le febbri, la sete”, “Gli amanti”, “Due di notte”, “Tour Eiffel”, per esempio. Dal vivo, poi, manco a dirlo, ancora meglio. La sua presenza scenica fa la differenza. Cartina tornasole, quindi, a portata di mano per il pubblico piceno, con localizzazione al Teatro Filarmonici ed inizio alle 23 di sabato 17 ottobre, nell’ambito del festival Ascoli Piceno Present (qui il programma della due giorni). Occasione ghiotta che, almeno per un po’, sarà anche l’ultima.

 

«Sto lavorando al nuovo disco – conferma Mille -. A breve annuncerò il primo singolo, poi arriveranno altre novità legate all’album. La data di Ascoli chiude il tour estivo, anche se avrò ancora qualche impegno, compreso il lavoro a teatro con “La locandiera”. A novembre suonerò meno per dedicarmi soprattutto allo studio: entro la fine dell’anno voglio avere tutto pronto».

 

Dunque, c’è attesa per il pubblico, sempre più numeroso, che nel tempo ha cominciato a seguirla. Chissà quanti se la ricordano, bambina, allo Zecchino d’Oro del 1992. Più facile, sicuramente, il rimando all’edizione 2015 di “X Factor“, dove con la sua band Moseek arrivò sino alle semifinali. Uno pensa ad un contesto di crescita basato tutto sulla musica e invece…Elisa ha fatto tutto da sola, partendo dalla casa natìa di Velletri.

 

«Non ci sono musicisti in famiglia – spiega -. Il mio primo ricordo musicale è mia madre che, dopo pranzo o dopo cena, si metteva alla finestra a fumare una sigaretta e canticchiava “La gatta” di Gino Paoli, l’unico brano che mio padre sapeva eseguire con la chitarra. Ho sempre voluto fare questo mestiere e scrivo canzoni da quando ero piccola. Anche tutti i lavori che ho fatto parallelamente alla musica, dalla cameriera al call center fino alla segretaria, servivano a mantenermi e a permettermi di continuare a suonare».

 

Le propensioni, il talento, la determinazione. L’ironia. Mai come in questo caso la strada era tracciata sin dalla tenera età. A partire da quel soprannome, “la garibaldina”, che poi ha ispirato l’inconfondibile Mille, che rappresenta bene anche le tante sfaccettature presenti nel suo Dna.

 

«Mi chiamavano così perché da piccola giocavo ad andarmene via di casa portandomi dietro tutti i miei peluche, come se fosse una spedizione, anche se più che quello forse sarebbe stato da analizzare il fatto che giocassi ad andarmene», scherza. Sempre da bambina, però, cresce in lei questa vocazione naturale.

 

«Durante i Festival di Sanremo sfogliavo “Tv Sorrisi e Canzoni” e mi divertivo a indovinare le melodie delle canzoni componendoli sui testi che trovavo – racconta ancora -. Il primo disco che ho consumato me lo feci regalare, era un numero della collana “Fivelandia”, che raccoglieva le sigle dei cartoni animati. Il primo che comprai da sola fu invece “Due parole” di Carmen Consoli, durante una gita a Firenze, ma qui ero già adolescente».

 

Pressoché impossibile, dunque, scostarsi da un destino segnato, che ha portato Mille sin qui, fino a premi e riconoscimenti (citiamo il Premio della Critica “Piero Cesanelli” a Musicultura, nel 2021), ai palchi del Concerto del Primo Maggio, alla recente partecipazione alla cerimonia conclusiva dei XX Giochi del Mediterraneo a Taranto (con la cover di “Up Patriots to Arms” di Battiato eseguita coi “Rockin’1000”) e al fregio di “Artista Rivelazione dell’anno” ai Taormina Music Awards. Destino che, come già ricordato, l’ha condotta su “X Factor”, nella temuta arena dei talent. Tema da affrontare sempre molto stimolante. 

 

«Sono felicissima di aver partecipato e di aver vissuto quell’esperienza nel modo in cui l’ho fatto – conferma -. Dipende sempre dal contesto e da come lo affronti: se pensi che partecipare a un talent ti renderà famoso come Ozzy Osbourne, sbagli prospettiva. Se invece lo consideri un’occasione per farti conoscere e ottenere visibilità, il discorso cambia. Bisogna essere consapevoli che si tratta prima di tutto di un programma televisivo, con una narrazione e tempi precisi. Quello che fai durante la giornata viene montato per costruire una presentazione di pochi secondi. Il talent ha un inizio e una fine, sta a te giocarti bene le opportunità, soprattutto dopo. Per questo, secondo me, è importante arrivarci con un progetto alle spalle. In quel caso puoi sfruttare davvero la visibilità. Io, durante “X Factor”, ero con la mia band e parlavamo soprattutto di musica. Mi sono divertita tantissimo, ho vissuto quell’esperienza quasi come un parco giochi. Ci portavano, montavano e smontavano gli strumenti, ci organizzavano tutto. Magari fosse sempre così. La gavetta è molto più stressante, significa fare migliaia di date, viaggiare in furgoncino e affrontare tante difficoltà. È una parte fondamentale del mestiere, perché ti permette di capire e apprezzare anche le opportunità successive».

La copertina di “Risorgimento”

 

Chi conosce Mille già lo sa. Lei è anche attrice. In più, ha studiato Scienze della Moda e del Costume. Tutto, nelle sue performance, si fonde in qualcosa di unico e speciale, tra vestiti spesso sgargianti, invenzioni sceniche, cambi d’abito studiati. 

 

«Quando vai a un concerto, dici che vai a vedere un artista, non soltanto ad ascoltarlo – continua  Mille -. Questo significa che una canzone non è solo qualcosa da sentire, ma anche da guardare. I grandi artisti hanno contribuito a creare cultura non soltanto attraverso la musica, ma con tutto ciò che li circondava. Per me è una grande fonte d’ispirazione quando le diverse arti confluiscono in un unico progetto, in cui non c’è soltanto la musica da ascoltare, ma anche qualcosa da vedere. Mi viene in mente Renato Zero, che ha fatto della trasgressione attraverso il costume e l’abbigliamento una parte della propria comunicazione artistica. Anche il modo di vestirsi, di presentarsi e di stare sul palco contribuisce a trasmettere un messaggio».

 

Chiusura su una sua possibile partecipazione a Sanremo, visti i sogni da bambina, e risposta secca quanto esaustiva: «Magari fosse». E poi ecco che uno si dimentica la cosa, diciamo così, più importante, vale a dire il concerto ascolano al Filarmonici.

 

«Lo spettacolo è lo stesso che abbiamo portato in giro durante l’estate – conclude –. Cambia soltanto il contesto: in teatro il pubblico dovrà stare seduto e magari a un certo punto sentirà il bisogno di alzarsi e ballare, qualcuno me lo ha già chiesto. Per quanto mi riguarda, però, tutto resta uguale. Certo, non farò stage diving, ci mancherebbe…».

 

“Ascoli Piceno Present”, undicesima edizione tra teatro, musica e danza contemporanea

 

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