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L’Ascoli non è un giocattolo
Errori e contraddizioni di Bellini:
da eroe cittadino a rovina del calcio

BUFERA - Ironia della sorte: la contestazione al patron in contemporanea all'assegnazione del Premio Rozzi all'Ascoli dei Records di Renna. Avvisaglie dello strappo a settembre quando, prima di tornare in Canada, non seguì due partite dei bianconeri. Una "scintilla" che non è mai scattata

In corso Vittorio Emanuele circa 500 tifosi a contestare Bellini, azionista di maggioranza e padre padrone dell’Ascoli Picchio. Nel vicino Palazzo dei Capitani, altri tifosi (circa 300) a festeggiare Mimmo Renna l’allenatore dell’Ascoli dei Records che nel 1977-1978 tornò in serie A stravincendo il campionato, al quale è stato consegnato il “Premio Costantino Rozzi 2017”.

Bellini con la maglia dell’Ascoli Picchio

L‘Ascoli di ieri e quello di oggi in evidente contraddizione. Due situazioni molto distanti fra di loro, non solo a livello temporale (sono trascorsi 40 anni da quella felice stagione). Inutile tornare sulle dichiarazioni che Bellini ha ribadito a Sky in una maxi intervista telefonica durata 7 minuti. Ci sarebbero tante cose da obiettare, ma preferiamo non farlo perché l’effetto sarebbe quello di gettare benzina su un fuoco già acceso. L’Ascoli si trova sul ciglio di un baratro e basta poco, pochissimo, per precipitare. Anche chi era convinto che Bellini potesse aprire un ciclo vincente, ovvero la quasi totalità dei tifosi, alla luce delle recenti esternazioni si è dovuto ricredere. Il patron vuole disfarsi dell’Ascoli: prima lo ha fatto capire, poi l’ha detto, infine l’ha ribadito. Forse si è stancato del “giocattolo” e ne vuole un altro? Chissà. Forse quando è entrato in scena (trionfalmente) non immaginava quanto impegnativa fosse la gestione di una società di serie B in una realtà particolare e calcisticamente evoluta come Ascoli.

Il futuro è a fosche tinte, inutile negarlo. Il problema si risolverebbe se Bellini trovasse qualcuno disposto a rilevare la società. Ma non sarà così facile. Fra le tane cose – assai discutibili – che ha detto anche quella di smontare la curva sud, la “casa” degli ultras che l’hanno platealmente contestato, dimenticando che il Comune di Ascoli ha speso per il suo Picchio oltre 3 milioni di euro per costruire la nuova Tribuna Est intitolata a Carlo Mazzone. Ne avrebbe potuto fare a meno. Gira inoltre voce che non è stato ancora pagato l’ultimo stipendio ai calciatori. Non ci sono conferme ma, ammesso che sia vero, c’è ancora tutto il tempo per farlo. Comunque entro il 16 dicembre, altrimenti scatta la penalizzazione.

Bellini con il sindaco Guido Castelli

Le prime avvisaglie del distacco di Bellini dall’Ascoli si sono avute a settembre quando era in città e non è andato a vedere due partite: Ascoli-Frosinone e Cesena-Ascoli. Negli anni passati, insieme alla moglie Marisa, tornava con il suo jet dal Canada per seguire il maggior numero di partite possibili del suo Ascoli. Andava anche in trasferta come a Salerno, Lucca, Viareggio e in tanti altri campi. Ma la “scintilla”, quella vera, probabilmente non è mai scattata. Non c’è stato mai un vero innamoramento nei confronti dell’Ascoli. I risultati negativi, i problemi imprevisti, le tante difficoltà da affrontare e superare hanno fatto il resto inducendo Bellini a certe dichiarazioni. Ma chi ha commesso la maggior parte degli errori e ha fatto scelte sbagliate, anche nella gestione della società? Ci pensi, e si dia una risposta.

 

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