di Pietro Frenquellucci

Per chi non è troppo giovane lo slogan “Ascoli città turistica” comincia ad essere anche un po’ stantio. Eppure la prospettiva non può che essere questa, mentre la crisi economica e la straordinaria trasformazione del mondo produttivo rendono difficile da immaginare una rinascita industriale che sia in grado di rilanciare in modo significativo l’occupazione nel territorio. In passato si è discusso a lungo della possibilità di sviluppare il settore della convegnistica, che avrebbe dovuto aprire le porte della città a centinaia di visitatori per tutti i dodici mesi dell’anno superando il muro della stagione estiva. Poi si è parlato del turismo culturale, quello che – grazie ad una serie di eventi – avrebbe dovuto richiamare in città studiosi e appassionati. In questa ottica, nel 1987 venne studiato anche il premio internazionale “Ascoli Piceno” nel campo della medievistica che portò in città alcuni tra i principali studiosi a livello europeo e mondiale del settore. Ma da qui ai grandi numeri che possano costituire una risorsa per consentire una rinascita economica, però, ne passa di strada. Poi si è continuato a parlare di turismo guardando una volta all’unicità del centro storico del capoluogo, un’altra alle specialità enogastronomiche del territorio, una terza agli appuntamenti tipici del Piceno, dal Carnevale alla Quintana.
Quello a cui forse è stata data scarsa attenzione è, invece, la cultura dell’accoglienza. Quella che si insegna in alcune università, certo, ma anche quella di base che si potrebbe acquisire rispondendo ad alcune semplici domande. La prima, anche se non certo in ordine di importanza, ma tanto per fare un po’ di esercizio, potrebbe essere la seguente: il territorio è attrezzato mentalmente e dal punto di vista delle conoscenze tecniche per fare accoglienza?

Turisti a Pasquetta

A guardare la città nei giorni di Pasqua e Pasquetta sembrerebbe di no. Molti i negozi chiusi, molti i ristoranti chiusi e i bar. Se qualche turista è arrivato in città per ammirarne le bellezze e ha fatto fatica a trovare un bar per prendere un caffè o un ristorante per pranzare, come possiamo pensare che possa tornare? Ascoli è bellissima, ma l’Italia è piena di città molto belle dove, oltre ad un centro storico da ammirare, magari è anche facile trovare un bar o un negozio aperto.
In queste riflessioni non vanno sottovalutate le posizioni degli operatori commerciali che devono fare i conti con i costi aggiuntivi dovuti all’apertura straordinaria festiva come pure agli evidenti disagi personali di chi deve rinunciare ad una giornata di riposo per essere a disposizione del pubblico. Il tutto con l’alea del guadagno che non è certo scontato. Ma una cosa è certa: se per il rilancio della città si vuole puntare sul turismo, è chiaro che non si può ridurre il livello di accoglienza proprio nei giorni in cui maggiore è l’affluenza.
Qualche tempo fa un turista ci aveva segnalato la mancanza di guide aggiornate della città nel punto informativo all’ingresso di Palazzo Arengo. Poche settimane dopo, tornato in città, aveva tentato nuovamente, ma niente da fare. Le guide non erano ancora arrivate. Allora aveva deciso di acquistare altre pubblicazioni in cui comunque si parlava di Ascoli, trovando una guida sulla Salaria che aveva alcune pagine, con qualche fotografia, dedicate al capoluogo. Con scarsa soddisfazione aveva deciso di acquistarne diverse copie da distribuire ai suoi amici. Al momento di fare i conti la sorpresa: impossibile pagare con la carta di credito, si accettano solo i contanti. Come è finita la storia lo lasciamo alla libera interpretazione dei lettori. Ma la conclusione sembra ovvia: il turismo e l’accoglienza sono un’altra cosa.

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