Sono bravi. Non c’è che dire! Parliamo dei reclutatori, forse si fanno chiamare con qualche altro nome inglese chefatantofigo, ma visti con il distacco del cronista al massimo si possono “promuovere” a motivatori. Bravi, come si diceva, ma con una platea più che ben disposta verso di loro: i messia del guadagno. Parliamo degli incontri – abbiamo assistito a quasi due e tutte le volte le 150 sedie in platea non bastavano a contenere gli adepti – organizzati a San Benedetto del Tronto da una società statunitense che vende prodotti dimagranti. Certo, loro si considerano benefattori dell’umanità poiché fanno si che la vita, anzi, il girovita dei loro clienti torni a un buco accettabile della cinta, ma alla fin fine si tratta di una semplice dieta. Non diamo altre indicazioni per riconoscere prodotto e reclutatori e/o motivatori poiché non interessa il cosa, ma il come.  L’incontro tipo inizia con un terrorizzante video degno del più accanito fan del biologico che parte con un “cibo come veleno”. Poi, davanti alla platea, ecco una bella signorina che decanta i meriti della dieta e illustra i meriti dei fondatori, tre, della società Usa. Poi presenta una persona che si premura di affondare il coltello nella piaga del cibo spazzatura a suo dire – come il conte de Lapalisse – reo di gran parte dei nostri problemi di peso e di salute. Da “mangiamo, ma non ci nutriamo”, fino a “può accadere che un obeso sia denutrito” è l’incipit. Poi è il turno di colpevolezzare l’agricoltura Ogm e gli allevamenti industriali.  Vorremmo alzare la mano e far presente come i prodotti Ogm vengono dallo stesso Paese che ora esporta questa dieta, ma le facce rapite degli ascoltatori sconsigliano di contraddire il messia catastrofico. Questi continua con la frutta maturata con etilene e fa riferimento alla “scienza metabolomica” (ma ve la dovete cercare da soli cosa è, altrimenti c’è da scrivere un’altra mezzora). Parolone che impressiona e che ben pochi, me compreso, conosce. Poi, dopo il “terrorismo sul cibo”, l’executive director illustra i successi economici dell’azienda – “tre miliardi di dollari di fatturato” – i prodotti che i promoter (tali sono quelli in platea poiché di obesi non se ne vedono, anche se qualcuno è un ex) devono vendere, i vantaggi che si hanno da tali vendite compreso la fornitura gratis di i prodotti per un mese se si porta “tre amici”. Sul telone scorrono le immagini di chi ce l’ha fatta a perdere peso (e qualche altra cosa), il premio ricevuto dalla campionessa che ha “bruciato” l’equivalente in peso di un fantino e, scontata ma da sottolineare, come il successo della dieta dipende dalla motivazione di chi la segue.  Poi ecco il testimonial, o ambassador, di dove possono arrivare i promoter. »Siamo quattromila, dobbiamo arrivare a 75mila per farci notare e 150mila per diventare importanti poiché ci sono 60 milioni di italiani che ci aspettano». Spiega come non c’è vendita diretta da parte dei promoter, ma solo attraverso il sito, e che le donazioni dell’azienda madre avvengono solo sotto forma di confezioni dei loro prodotti, ma niente denaro. Racconta di come “ho venduto un’azienda con 40 dipendenti per fare questo lavoro”, e mette le mani avanti smentendo ogni accostamento con “vendite piramidali, Schema Ponzi o truffe varie”. Infine arriva la star, ovvero uno dei fondatori, direttamente dagli Stati Uniti. Il suo compito è, ora che la platea è passata dal terrore del cibo ai rosei successi futuri, quello di galvanizzare i presenti con il “sogno americano: soldi soldi soldi”. Il tutto, benché si capisca dal cognome come abbia origini italiane, tradotto dalla signorina presentatrice.
Applausi finali. Due nostre semplici considerazioni: continuiamo la battaglia contro il cibo spazzatura e l’agricoltura Ogm e mangiamo secondo i dettami nella nostra dieta mediterranea, possibilmente con prodotti a chilometro zero, o quasi.
Nessun commento, ma vedere una platea formata da tanti giovani dà tristezza.

(epi)

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