di Luca Capponi
(foto e video di Andrea Vagnoni)
«Istituzioni e pubblici uffici non possono far passare come un favore ciò che rappresenta un diritto. Non è possibile attendere 40 giorni per un’autorizzazione, col rischio di perdere i fondi ottenuti. La situazione post sisma, difficile, che la nostra terra sta vivendo merita la collaborazione di tutti e una burocrazia meno astratta, tutta da snellire; dopo la mia esperienza a L’Aquila lo dico con cognizione di causa, se un cantiere non parte subito, c’è il rischio grande che non parta mai. La mia non è una polemica gratuita, ma il tentativo di dare voce alla gente semplice che non ha la possibilità di battere i pugni sul tavolo per farsi ascoltare».

Un momento del convegno nella Sala della Ragione
E’ sferzante il vescovo Giovanni D’Ercole durante il convegno “Sisma, lo stato della ricostruzione e il ruolo dell’informazione”, tenutosi nella mattinata di venerdì 20 aprile nella Sala della Ragione di Palazzo dei Capitani. Oltre al porporato erano presenti il sindaco Guido Castelli ed i colleghi Sante Stangoni e Aleandro Petrucci (Acquasanta Terme e Arquata), nonché il commissario alla ricostruzione Paola De Micheli ed il presidente dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche, che organizzava insieme alla Diocesi, Franco Elisei. A moderare il dibattito, il giornalista di Tv 2000 Franco Bolzetta.

De Micheli e D’Ercole
«La situazione non è facile, nessuno lo mette in dubbio, ma dobbiamo fare in modo che il guanto della ricostruzione sia il più possibile aderente alle mani di chi opera. -spiega la De Micheli- Stiamo parlando di un processo che sarebbe comunque complicato a prescindere: da un lato la ricostruzione privata, dove pende la spada dell’80% circa di immobili con abusi edilizi da sanare, mentre dal lato pubblico dico che è stato fondamentale nominare la Diocesi come soggetti attuatori relativamente alle chiese, lo Stato da solo non ce l’avrebbe fatta. Per rilanciare lo sviluppo economico in queste zone occorre una zona franca urbana che tuteli le piccole e medie imprese. Il terremoto rischia di venire dimenticato, il mio incubo è che proliferino paura e sfiducia. Percorro 5mila chilometri ogni giorno all’interno del “cratere” e la sera quando torno a casa peso le mie scelte pensando a mio figlio: se va bene per lui, allora è la scelta giusta».
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