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Ricostruzione, i sindaci
contro l’ultimatum
della Protezione Civile

CRATERE - Tuonano Augusto Curti (Force) e Michele Franchi (vice sindaco di Arquata): «E’ una scadenza ridicola serve più tempo così da coordinarci e proporre un documento unico, condiviso e volto all’assoluta equità»

di Maria Nerina Galiè

Chiedono più tempo e criteri che scoraggino lo spopolamento dei paesi montani i sindaci dell’area cratere dai quali il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli attende entro le ore 18 di lunedì 6 agosto pareri e proposte sull’ordinanza Borrelli che dovrà segnare nuovi confini sulla concedibilità di Cas ed aiuti vari agli sfollati. «E’ una scadenza ridicola – ha tuonato Augusto Curti sindaco di Force – serve più tempo così da coordinarci e proporre un documento unico, condiviso e volto all’assoluta equità.

Augusto Curti

Altrimenti il capo della protezione civile deciderà da solo, assumendosene la responsabilità, e senza dire di aver coinvolto gli amministratori». Sono 87 i Comuni marchigiani compresi nel cratere, su un totale di 140 contando anche il Lazio, l’Umbria e l’Abruzzo. «Senza il dovuto raccordo – ha fatto notare Curti – presenteremo una proposta ciascuno? Con quali effetti?».
Due le bozze dell’ordinanza per dettare regole più restrittive sui contributi e sottoposte all’attenzione delle istituzioni locali. L’ultima è stata esaminata in Ancona venerdì 2 agosto, nell’incontro che si è concluso con la disponibilità del governatore regionale a raccogliere, e trasmettere a Borrelli, eventuali suggerimenti se però arriveranno entro lunedì.
«Luci ed ombre – ha detto Michele Franchi, vicesindaco di Arquata del Tronto – su una questione delicata, da affrontare con decisione ma con la dovuta conoscenza della situazione».
Nello specifico, sia Franchi che Curti hanno riferito che il punto più discusso della bozza è stato quello riguardante l’esclusione dal Cas per chi possiede, o ha acquistato dopo il sisma, un’immobile adatto all’uso e disponibile ubicato nel Comune di residenza oppure in uno confinante. Per Franchi, “una punizione per chi ha avuto il coraggio di comprare casa ad Arquata o Acquasanta, mentre continuerebbe a percepire il contributo chi avesse deciso di investire sulla costa, ad esempio. I soldi spesi per le Sae, con lo scopo di non far allontanare le persone dai luoghi di origine, risulterebbero così sprecati. Ad Arquata sono rimaste 600 persone. Vogliamo far scappare anche loro?».

Michele Franchi (foto Vagnoni)

«Chi ha pensato questo articolo non ha la minima conoscenza del territorio e dei suoi problemi», ha affondato Curti.
Nell’incontro con Ceriscioli si è parlato anche dell’emendamento (che non ha avuto ragione nella modifica al decreto sisma) per la proroga oltre lo stato di emergenza del personale aggiuntivo negli uffici tecnici. «Se non verrà inserito nel Milleproroghe, saremo in ginocchio – ha denunciato infine Franchi – poiché stiamo iniziando adesso a vedere la luce anche grazie al fatto che la macchina comunale è stata rafforzata con l’aggiunta di 9 tecnici, 3 amministrativi, 3 vigili urbani ed un ragioniere. A gennaio rischiamo di tornare con l’organico a prima del terremoto. Sarà allora impossibile affrontare la fase della ricostruzione».

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