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Relluce, Ascoli Servizi rassicura:
«La discarica non frana e non inquina»

ASCOLI - Dopo le accuse dei sindaci e dei comitati interviene la società ricordando gli interventi fatti e annunciando nuove azioni per ridurre la puzza: «Costruire un nuovo sito sarebbe uno spreco di denaro pubblico»
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Discarica di Relluce, la società Ascoli Servizi Comunali (proprietaria dell’impianto) rassicura tutti circa la situazione ambientale in cui versa il sito in vista del ritorno del conferimento dei rifiuti per 8.000 tonnellate così come deciso dall’ultima assemblea dei sindaci del 28 dicembre. Contrati a questa scelta si erano schierati i sindaci di Appignano e Castel di Lama e i comitati ambientalisti. «Comprendiamo -afferma Ascoli Servizi- le preoccupazioni dei sindaci più vicini alla discarica di Relluce. Ma ci sono dei punti chiave che non vengono percepiti in maniera corretta. E per questo vogliamo fare chiarezza».

L’area della discarica di Relluce

Sempre secondo Ascoli Servizi «il presunto inquinamento delle falde acquifere non esiste in primis perché non c’è una falda, (sentenza n. 463/2018 del Tribunale di Ascoli Piceno e sentenza n. 614/2018 del TAR Regione Marche) e poi perché gli organi di controllo e l’Arpam  hanno stabilito che i valori considerati a rischio sono legati alla tipologia di terreno, che ha caratteristiche mineralogiche specifiche. La conferma è arrivata dalla sentenza di assoluzione al termine del processo a carico dell’ex presidente e del direttore tecnico di Ascoli Servizi Comunali dall’accusa di inquinamento di acque in falda». Capitolo frane. «Il movimento franoso -dice sempre la società posseduta al 60% dal Comune di Ascoli e dal 40% dai privati di Ecoinnova-, come documentato, riguarda il terreno da riporto posizionato a valle. La parte riguardante le vasche è invece stabile e non dà alcun segnale di movimento. Per fugare ogni dubbio è stato richiesto un parere al Dipartimento di Ingegneria e Geologia dell’Università degli Studi “G. D’Annunzio” Chieti-Pescara, a firma del professor Enrico Miccadei in qualità di responsabile scientifico e del professor Enrico Spacone in qualità di direttore del dipartimento, che pochi mesi fa hanno presentato un parere tecnico che esclude la possibilità di frane. Per tutelare completamente la discarica, e quindi l’area, l’azienda ha deciso di realizzare delle paratie inserite nel terreno. In questo modo abbiamo voluto eliminare ogni possibile speculazione sul rischio frana, un’ulteriore garanzia non richiesta ma che l’azienda ha voluto realizzare». Infine il camping, ovvero la copertura delle vasche esaurite. «Il capping -sostiene Ascoli Servizi- è presente in tre vasche, nelle vasche n. 4 e n. 5 è in fase di completamento. Si è dovuto attendere l’abbassamento naturale del terreno e l’approvazione definitiva del progetto stesso. Nella vasca n. 4 è quasi terminata la realizzazione, nella n. 5 invece, essendo ora in programma il recupero volumetrico, si è sospesa la realizzazione che verrà ultimata al termine dell’eventuale conferimento dei rifiuti come da prescrizioni dell’Arpam».

I lavori in corso a Relluce per il “capping”

In conclusione l’appello finale. «Quello che chiediamo alle istituzioni -conclude la società- è di evitare valutazioni politiche quando invece dovrebbero parlare i tecnici. Evitiamo di creare un immaginario collettivo nei confronti di quello che invece potrebbe risolvere senza problemi ambientali, il trattamento e il recupero dei rifiuti della comunità della provincia di Ascoli Piceno. Comprendiamo le problematiche legate alle eventuali  emissioni odorigene, per cui, l’impegno di Ascoli Servizi Comunali è quello di adottare, le migliori tecnologie a disposizione  per ridurre il problema, che di fatto già è diminuito dopo l’avviamento della raccolta differenziata porta a porta, su gran parte del territorio provinciale, che ha già raggiunto il 65%, eliminando quasi completamente il rifiuti organico dal secco non riciclabile destinato alla discarica. I sindaci devono comprendere che l’alternativa è costruire da zero una nuova discarica con tutti gli impianti, ovvero un polo tecnologico ambientale per il trattamento del ciclo integrato dei rifiuti. Una soluzione che porterebbe a un evidente spreco di denaro pubblico, dovendo sbancare un’area oggi neppure individuata».

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