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Valle Castellana nelle Marche,
Falcioni: «Noto troppa
freddezza nel Piceno»

MALTIGNANO - Il primo cittadino plaude all'iniziativa abruzzese e si rivolge ai colleghi piceni: «Qualcuno forse teme che l’ascolano debba caricarsi decine di km quadrati di boschi ed impervie strade di montagna e che questo sia solo un grido di dolore di un comune abbandonato a se stesso»

di Renato Pierantozzi

Valle Castellana nelle Marche e nel Piceno? Dopo il via libera del Consiglio comunale all’indizione del referendum popolare (leggi l’articolo) si apre il dibattito tra gli amministratori piceni. Il primo a prendere posizione è il sindaco di Maltignano, Armando Falcioni, da sempre favorevole ad un allargamento a sud della provincia picena. «Ho letto con grande soddisfazione -esordisce Falcioni- il recente pronunciamento del consiglio comunale di Valle Castellana di indire il referendum per l’eventuale passaggio del territorio comunale sotto la provincia di Ascoli Piceno. Soddisfazione legata, oltre ad un comprensibile senso di appartenenza che dovrebbe essere un sentimento viscerale per un amministratore pubblico, anche ad un pensiero politico sia di natura personale sia perché faceva parte di un programma del movimento politico che ebbi la fortuna di fondare e che partecipò, con brillanti risultati, alla elezioni provinciali del 2009».

Armando Falcioni

Falcioni però sottolinea un aspetto. «Noto -prosegue- una certa freddezza da parte picena per un provvedimento ”in itinere” che avrebbe un grande valore di natura simbolica. Qualcuno forse teme che l’ascolano debba caricarsi decine di km quadrati di boschi ed impervie strade di montagna e che questo sia solo un grido di dolore di un comune abbandonato a se stesso, ma dall’altra parte emerge quello che, appunto, ipotizzammo da tempo ovvero che esiste una provincia amministrativa, da qualche anno orrendamente mutilata dalla divisione, ed una provincia di fatto, non identificata dalle cartine geografiche ma cementata da quotidiani rapporti socio economici e che vede Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto i punti di riferimento. E’ vero, Valle Castellana ha avuto il coraggio di indire un referendum, che avrà ostacoli amministrativi e politici ed un iter lungo, ma nel contempo ha lanciato un più o meno volontario appello affinché il cosiddetto “ Marcuzzo” o se preferisce il territorio truentino- vibratiano, appunto provincia di fatto, non sia solo un volo pindarico. E la grande occasione di discussione l’abbiamo avuta proprio con il tanto dibattuto ospedale unico. Mantengo le mie perplessità, peraltro ufficialmente manifestate, proprio perché, tra l’altro, è mancato un chiaro rapporto con proprio con il vicino Abruzzo sul discorso della mobilità attiva e passiva visto che la eventuale collocazione del nosocomio sarebbe proprio al confine amministrativo che indurrebbe proprio i nostri amici dirimpettai ad usufruirne più dei nostri utenti». Falcioni prosegue: «

Il sindaco di Valle Castellana Camillo D’Angelo

Ma potremmo andare oltre come il mai chiarito equivoco della stazione di Monte Piselli, ascolana di fatto ma abruzzese di appartenenza, per questo matassa difficilmente districabile, oppure il collegamento con Roma attraverso l’A24, per non dire di una zona industriale in zona Bonifica praticamente comune. A parte il progetto di area di crisi complessa Val Tronto -Val Vibrata da parte del Vicepresidente della Regione Marche recentemente non è esistita una politica comune nonostante questa commistione sia già facilmente verificabile da anni nelle nostre scuole del capoluogo composte per buona parte proprio da studenti abruzzesi. Ecco perché -conclude- quella che potrebbe sembrare una corsa solitaria ed impossibile dei nostri vicini di Valle Castellana, a cui mi sentirei comunque di dargli il benvenuto comunque vada, dovrebbe essere valutata anche come un appello affinché questo lembo di Marche non sia solo una appendice regionale schiacciata verso confini fino ad ora quasi invalicabili».

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