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Valle Castellana e il referendum
Vigilia molto agitata
«Deve essere rinviato, comunque
non si raggiungerà il quorum»

LA SCELTA - Per il sindaco Camillo D'Angelo non ci sono le garanzie sanitarie. Ma dal Governo ancora nessuna risposta. Il presidente del comitato referendario Biagio Caponi è infuriato: «Non capisco perché si debba fare per forza quando anche il referendum nazionale del 29 marzo è stato rinviato». Il sindaco di Ascoli: «Pronti ad accogliere a braccia aperte gli amici di Valle Castellana». Un matrimonio che aspetta dal 1892

Valle Castellana

di Franco De Marco

Vigilia molto molto agitata per il referendum popolare di Valle Castellana, quello che dovrebbe dire sì o no all’aggregazione del Comune abruzzese alla Provincia di Ascoli,  in programma domenica prossima. Il sindaco Camillo D’Angelo ha inviato, senza avere ancora una risposta, al presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, al ministro degli Interni e al prefetto di Teramo, una istanza di rinvio  sulla base di una serie di ben motivate considerazioni generali e particolari a cominciare dall’annullamento del referendum nazionale del 29 marzo. Quello sì e questo no? Poi il sindaco fa riferimento alle ordinanze nazionali e marchigiane di divieto di manifestazioni pubbliche e di chiusura delle scuole e alle disposizioni anticontagio varie.

Il sindaco di Valle Castellana, Camillo D’Angelo

Quindi sottolinea che «le operazioni di voto e di scrutinio dovrebbero svolgersi in un unico seggio posto nel capoluogo comunale in cui non sarebbe possibile garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro».

E che «una parte degli elettori residenti dimora attualmente in Comuni vicini alle Marche  ove sono stati accolti in conseguenza degli eventi sismici del 2016  per cui la loro partecipazione  al voto è oggettivamente difficoltosa». E altri elettori provengono da “zone rosse”. Insomma il sindaco non ritiene che ci siano le condizioni di sicurezza sanitaria per svolgere il referendum. E fa presente pure  che il Comune di Valle Castellana «non riesce a reperire i detergenti, i disinfettanti e quant’altro, per prevenire e combattere l’emergenza da Covid 19, da collocare nei locali comunali, nelle scuole e nei relativi seggi».

Ma il fatto è che, anche se il referendum si dovesse svolgere, sicuramente non raggiungerà il quorum (la metà dei 1066 aventi diritto) per essere valido. «Tanti e tanti elettori ci hanno detto che non andranno al seggio per il timore del contagio – dichiara il presidente del Comitato referendario Biagio Caponi – Noi abbiamo una grandissima parte di anziani, tra l’altro. Ci auguriamo che il rinvio sia deciso anche in extremis. Altrimenti formalizzeremo una dura protesta. Non vediamo perché questo referendum debba essere fatto per forza. Non ci sono le condizioni. L’ultimo comizio previsto stasera, a chiusura della campagna elettorale, è stato naturalmente annullato a seguito delle disposizioni governative».

Il sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti

«Ascoli è pronta ad accogliere a braccia aperte gli amici di Valle Castellana». Il sindaco del capoluogo piceno Marco Fioravanti, parlando dei contenuti del referendum,  lancia un ulteriore appello dopo aver partecipato a numerosi incontri con la popolazione vallecastellanese nel corso della campagna  referendaria.  «Da parte nostra – afferma Fioravanti – c’è la massima disponibilità a collaborare e ad accoglierli. Già nella mia prima edizione della Quintana ho invitato il sindaco Camillo D’Angelo proprio per dare il messaggio che, qualora Valle Castellana passasse  nella Provincia di Ascoli, possiamo lavorare su un progetto integrato esperienziale di rilancio turistico. Possiamo lavorare sull’integrazione dei servizi sociosanitari e  sui servizi del trasporto scolastico per citare i temi prioritari».

«Anche se è un Comune fuori dalla nostra regione – sottolinea sempre Fioravanti – ha sempre gravitato e vissuto nell’Ascolano. Quindi  c’è un rapporto costruito negli anni anche di legami di amicizie personali». Non solo il sindaco, naturalmente, ma anche altri esponenti della politica e della cultura ascolana hanno fatto sentire la loro voce. In particolare c’è da segnalare l’impegno profuso dall’associazione “Ascoli Nostra” che ha fatto dell’annessione di Valle Castellana una battaglia anche culturale. Tra Ascoli e Valle Castellana il reciproco corteggiamento affonda nella storia, addirittura al 1892 in base ai documenti. Ora il matrimonio potrebbe essere finalmente celebrato. La “fuga” dall’Abruzzo è motivata, secondo i promotori del referendum, dalla scarsa attenzione verso questo territorio di confine che, nel corso degli anni, si è sentito trascurato dai livelli istituzionali abruzzesi.

Secondo una statistica il 70% dei residenti di Valle Castellana lavora nel Piceno, il 90% ci studia, il 70% ci viene a curarsi e l’85% ci fa acquisti. Di fatto questa città è ascolana. Dice Biagio Caponi nel merito: «A me quello che interessa di più è che il territorio che si sta spopolando. Il terremoto ha accelerato questa situazione. La vicinanza con Ascoli è innegabile. La maggioranza della nostra popolazione studia e lavora ad Ascoli. Molti si sono trasferiti ad Ascoli. Con lo spopolamento non si perde solo un pezzo di storia ma anche un sentimento. Servono i servizi».

Per Caponi il servizio più importante è naturalmente la sanità. «Il capoluogo piceno dista solo 18 chilometri, Teramo 40. Se si chiama il 118 l’ambulanza viene da Teramo con tempi biblici. Se l’ambulanza partisse da Ascoli sarebbe un’altra cosa. Il legame di Valle Castellana con Ascoli è storico e attuale. Ritengo che con il passaggio in Provincia di Ascoli ci potranno essere solo vantaggi. Il referendum non ha colore politico. E nelle Marche a noi ci tengono».

Se andrà in porto l’acquisizione di Valle Castellana, per la Provincia di Ascoli sarà anche una piccola rivincita rispetto alla perdita dei Comuni che nel 2004 formalmente costituirono la Provincia di Fermo diventata operativa nel 2009. Una decina di anni fa ci fu anche una iniziativa, poi naufragata, per il passaggio di Amatrice dal Lazio alle Marche. Il Piceno dunque si ingrandisce? Vedremo. Di sicuro Valle Castellana, composta da ben 43 frazioni, ha un patrimonio naturalistico straordinario: montagne stupende, sentieri affascinanti, funghi, tartufi, castagneti secolari, boschi, allevamenti, eccetera. Il passaggio in Provincia di Ascoli potrebbe dare una maggiore spinta allo sviluppo della Montagna dei Fiori attraverso il Cotuge: colle San Giacomo, infatti, oggi fa parte di Valle Castellana e soprattutto in passato non sono state poche le difficoltà per la manutenzione della strada per raggiungere gli impianti sciistici di Monte Piselli e per una gestione coordinata tra Marche e Abruzzo.

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