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I sindaci del cratere piceno
sulla sorte dei 700 precari:
«Misure statali per la stabilizzazione»

SISMA - E' l'appello inviato dai primi cittadini al Ministro per la Pubblica Amministrazione, a senatori e deputati del territorio e al coordinatore nazionale Anci per le zone terremotate. I Comuni dovrebbero provvedere alla assunzioni a tempo indeterminato con risorse proprie: «Sforzo insostenibile»
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Macerie nell’Arquatano

La ricostruzione post sisma non può essere accantonata nonostante l’emergenza Coronavirus, che certo non favorisce lo snellimento atteso da tempo. A preoccupare i sindaci del cratere il rischio di perdere i 700 impiegati assunti a tempo determinato, e mantenuto solo in ragione di proroghe, per aiutare nello svolgimento delle pratiche, oltretutto piuttosto complicate.

Il sindaco Marco Fioravanti

A firmare un accorato appello lanciato al Ministro per la Pubblica Amministrazione, a senatori e deputati del territorio e al coordinatore nazionale Anci per le zone terremotate Maurizio Mangialardi sono i primi cittadini di Ascoli Marco Fioravanti, Appignano del Tronto Sara Moreschini, Venarotta Fabio Salvi, Palmiano Giuseppe Amici, Acquasanta Terme Sante Stangoni, Force Augusto Curti, Rotella Giovanni Borraccini, Montemonaco Francesca Grilli, Castignano Fabio Polini, Cossignano Giancarlo Vesperini, Offida Luigi Massa, Castel di Lama Mauro Bochicchio, Castorano Graziano Fanesi, Colli del Tronto Andrea Cardilli, Roccafluvione Francesco Leoni, Montegallo Sergio Fabiani, Montedinove Antonio Del Duca, Montalto delle Marche Daniel Matricardi, Maltignano Amando Falcioni, Folignano Matteo Terrani, Arquata del Tronto Aleandro Petrucci, Comunanza Alvaro Cesaroni

Il sindaco Aleandro Petrucci

«Sono trascorsi più di tre anni – scrivono – dall’assunzione dei primi 350 dipendenti a tempo determinato, cui se ne sono aggiunti altrettanti con lo stesso tipo di contratto. L’Ordinanza del commissario straordinario per la ricostruzione (Legnini, ndr) del i aprile sblocca l’assunzione di altre 200 unità di personale. Ciò a testimonianza dell’indubbia necessità di personale che lavori alla ricostruzione. Gran parte del personale ha raggiunto e superato il tetto massimo dei 36 mesi di contratto. Al momento è possibile solo sfruttare una deroga per ulteriori 12 mesi, dopodiché, viste le ridotte o nulle capacità assunzionali degli Enti Locali, i rapporti di lavoro dovranno essere interrotti con conseguenze disastrose per la ricostruzione, specialmente nei Comuni più piccoli».
«Si tratta – precisano i sindaci, focalizzando l’attenzione sulla necessità di mantenere tali figure professionali – di personale selezionato, nella maggior parte dei casi, mediante apposito concorso pubblico, già formato, ormai esperto, che ha consentito agli Enti di far fronte alle difficoltà connesse all’iniziale emergenza e che, ad oggi, è indispensabile per la continuità del servizio e per seguire la ricostruzione la cui durata è stimata in oltre venti anni».

Il sindaco Giovanni Borraccini

«Ad oggi – continuano i primi cittadini, andando al nocciolo del problema economico – i Comuni possono stabilizzare i dipendenti a tempo determinato solo con risorse finanziarie proprie. Va da sé che, specialmente per i piccoli Comuni, si tratta di uno sforzo insostenibile. Il rischio è che i dipendenti in scadenza si vedano costretti, loro malgrado, a partecipare a nuovi concorsi e a ricominciare da capo il percorso formativo, in un nuovo posto di lavoro, con un nuovo ambiente lavorativo e un nuovo territorio da conoscere, sempre senza alcuna certezza sul proprio
futuro. I Comuni subirebbero danni enormi da questo inutile processo migratorio tra Enti, con interruzione del servizio, perdita del know how e necessità di formare ex novo il personale».

I sindaci dei cratere ribadiscono ad una sola voce «la necessità di stabilizzare a tempo indeterminato il personale che da oltre tre anni lavora negli uffici sisma.  Ma come ci ha recentemente confermato il commissario Legnini è necessaria una copertura legislativa di competenza del Parlamento, a cui spetta dunque il compito di individuare soluzioni straordinarie, in quanto quelle ordinarie (assunzioni a valere sulle capacità assunzionali degli enti) non sono percorribili. E’ auspicabile – concludono –  che vengano individuati al più presto criteri e modalità per stabilizzare il personale già formato, anche attraverso Ministeri e Regioni, prima delle imminenti scadenze contrattuali e di trovare una soluzione che possa dare prospettive certe ai precari e garantire un servizio continuo ed efficiente a tutti i Comuni».


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