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«Zone di confine e spostamenti,
le regioni non sono staterelli»

L'INTERVENTO del sindaco di Maltignano Armando Falcioni: «Terremoto prima e Coronavirus poi hanno palesato tutti i limiti della legislazione. Occorre pianficare diversamente»
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di Armando Falcioni

(sindaco di Maltignano)

Riprendo spunto dalla decisione del governo di autorizzare lo spostamento tra regioni solo dopo il 3 giugno. Comprendo tutte le difficoltà di gestire l’emergenza e della necessità di fissare un limite amministrativo che non sia stato quello, forse più logico, di un raggio di azione. Ma ciò che è accaduto, e che accade, impone un riflessione che vorrei esternare visto che il sottoscritto ci ha messo più volte la faccia ed il comune di Maltignano per primo ha sollevato il problema sia di questa stortura accennata che sta creando disagi ed incomprensioni al nostro territorio di confine, sia quella del Cas, prima negato poi concesso agli sfollati che hanno trovato collocazione temporanea fuori dalla regione di appartenenza.

Armando Falcioni

Infatti questa emergenza, e quella terremoto, hanno palesato tutti i limiti di una legislazione che rende le regioni quasi degli staterelli a parte e i loro confini, delle dogane di prerisorgimentale memoria. E non mi riferisco solo al paese che ho l’onore di amministrare ma a tutto il Piceno che coglie con mano nel giro di pochi chilometri 4 regioni (e sette provincie per giunta), disagio peraltro ricambiato dai nostri dirimpettai, confine settentrionale della provincia di Teramo in particolare.

Un recente studio pubblicato sul Sole 24 ore ha approfondito i S.L.L. (Sistemi Locali di Lavoro) per studiare le forme di diffusione del contagio in rapporto ai quotidiani rapporti socio economici dei territori. Ebbene si vedrà che si sono definite piccole macroaree dipendenti non dai confini amministrativi, come è noto frutto di artifici, baratti e di accordi politici, ma proprio dalla mobilità dei lavoratori e dal tragitto casa-lavoro. E’ superfluo constatare  che nella nostra zona questo studio ha demarcato una area comprendente buona parte del piceno e della val vibrata ma anche la parte orientale di Lazio ed Umbria (zone di Amatrice e Norcia per intenderci). Ciò al momento vorrebbe dire che in caso di inopinato contagio occorrerebbe monitorarci più con queste zone che con la provincia di Ancona e Pesaro, ad esempio.

Ciò non significa rinnegare la propria regione di appartenenza, tutt’altro, ma evidenziare come questa situazione di emergenza rimarchi la necessità di una politica regionale che non sia a tenuta stagna. Se non bastano gli esempi del paradosso della gestione della Montagna dei Fiori, della viabilità con Roma, dei distretti sanitari, almeno che questa pandemia, e degli equivoci partoriti dalla sua gestione nelle zone di confine, ci dia una occasione per pianificare diversamente.

 

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