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“Cas dolce Cas”, arriva “Striscia la notizia”
La sospensione del contributo a tre anziani

ARQUATA - Per via di un mancato rinnovo online, l’ottantanovenne Olga Mantovani e altri due residenti del paese non beneficiano più del sussidio a loro riservato. Il noto tg satirico in onda cerca di far luce sul caso con un servizio che raccoglie le opinioni degli interessati e del vicesindaco Franchi

di Federico Ameli

Dopo il servizio sulla tanto discussa acqua del Piceno di qualche settimana fa (leggi l’articolo), “Striscia la notizia” torna nuovamente sul territorio per far luce sulla vicenda di cui Olga Mantovani, arquatana di Piedilama ma residente già da qualche anno a San Benedetto, è stata suo malgrado protagonista insieme ad altri due signori anziani di Arquata.

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Rajae Bezzaz a Piedilama

Come nel caso delle falde acquifere dell’Appennino, anche stavolta le cause del problema sono da ricercare nel sisma del 2016, le cui ferite, pur a qualche anno di distanza, faticano a rimarginarsi.

Come è noto infatti, per far fronte alla necessità di trovare un tetto a chi quella notte d’estate ha perso tutto, si è fatto un massiccio ricorso al Contributo di Autonoma Sistemazione, il sussidio mensile riservato a coloro che, autonomamente, hanno individuato una sistemazione alternativa alle casette prefabbricate fornite dalla Protezione Civile.

È il caso di tanti abitanti di Arquata, tra cui la signora Olga, che in attesa della ricostruzione si è stabilita in Riviera in compagnia di sua figlia Rita. Fin qui tutto bene, o quasi, se la burocrazia non ci avesse ancora una volta messo del suo.

Già, perché qualche mese fa il Comune di Arquata le ha notificato l’interruzione del contributo, sebbene, come fa notare l’inviata Rajae Bezzaz, i termini per gli aventi diritto non siano stati soggetti a variazioni.

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«Per me è un dispiacere enorme – afferma Olga – perché qui sono nata e cresciuta ed è qui che ho vissuto per tutta la vita».

La sospensione del Cas va ricondotta al mancato rinnovo della domanda da parte della signora Mantovani, che secondo quanto previsto avrebbe dovuto sbrigare la pratica scaricando la modulistica dal sito Internet del Comune di Arquata.

«Avremmo dovuto fare richiesta online ma probabilmente mia madre non è neppure in grado di accendere un computer – spiega Rita Saienni, figlia della signora Mantovani -. Il modulo è stato pubblicato sul sito a febbraio, ma noi non lo sapevamo. In questi anni il Comune ci ha chiamato per qualsiasi comunicazione, anche le più inutili, ma stavolta non abbiamo ricevuto alcuna lettera o telefonata da parte loro».

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Rajae prova a scherzarci un po’ su, chiedendo alla nonnina se sia solita navigare sul web e frequentare i social network con un nickname e un profilo accattivante, ma la risposta è – ovviamente – negativa: all’alba dei suoi novant’anni, nonna Olga si accontenta più che volentieri del suo cellulare, che tiene a portata di mano in caso di necessità.

Sua figlia Rita prova ad azzardare i motivi che si celano dietro la decisione del Comune. «Questa è un paese di villeggiatura, in molti avevano qui la residenza abitando in realtà da un’altra parte. Per fare cassa hanno deciso di togliere il Cas a chi non aveva più i requisiti, ma non era certo il caso di mia madre».

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Sentito il parere delle due donne, Rajae si precipita a chiedere spiegazioni al vicesindaco di Arquata, Michele Franchi. «È il solito scaricabarile, lo dico tranquillamente -afferma-. Abbiamo chiesto alla Regione Marche se fosse possibile riammettere la signora Olga al contributo, ma la risposta si è fatta attendere ed è arrivata solo poco fa. Ad ogni modo, una volta verificati i requisiti necessari al 24 agosto 2016, la signora Olga potrà tornare a beneficiare del Cas».

Buone notizie dunque per Olga e le altre due inconsapevoli vittime della burocrazia nostrana, in attesa di un lieto fine e di un ritorno all’amato paese che, purtroppo, tarda ancora ad arrivare.




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