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Sisma e Covid, mix letale
Le reazioni dopo il decreto:
«Così rischiamo di morire»

IL GRIDO del cratere piceno dopo le misure restrittive volute dal Governo. Il sindaco di Acquasanta Terme Stangoni: «Finiranno per distruggere definitivamente l'economia ed accelerare lo spopolamento. Se chiudono due bar a Roma non se ne accorge nessuno, se chiudono qui il paese finisce»

di Luca Capponi

«Nelle zone del sisma le misure messe in campo dal governo per la lotta contro il Covid finiranno per distruggere definitivamente l’economia ed accelerare lo spopolamento. Non si possono prendere decisioni per tutti, ogni territorio è diverso e ha le sue necessità. Se chiudono due bar a Roma non se ne accorge nessuno, se chiudono qui Acquasanta è finita».

Il sindaco di Acquasanta Stangoni

Si alza il grido dalle zone del sisma, già devastate dal terremoto del 2016, in attesa di ricostruzione ed ora alle prese con la seconda ondata dell’emergenza Coronavirus. Il primo a farsi sentire è il sindaco di Acquasanta Terme Sante Stangoni, a dir poco contrariato dai provvedimenti contenuti nel nuovo decreto del presidente del consiglio Conte per il contrasto al virus.

«Da sindaco preferirei decidere io le sorti della mia comunità, abbiamo grande responsabilità su zone rosse e quant’altro, vedere quanto è accaduto nelle nostre frazioni di Pozza e Umito, ma poi su tematiche altrettanto importanti nessuno ci ascolta -continua Stangoni-. Mi sembrano misure inadeguate per il semplice fatto che la maggior parte dei contagi non viene dalle due ore in più dei ristoranti o dei bar, due ore che non cambiano niente da questo punto di vista ma spostano miliardi di euro in tutta Italia».

La situazione, ovviamente, è già complicatissima nel cratere che arranca, tra ordinanze e una ricostruzione post terremoto ancora al palo dopo 4 anni.

«In queste zone so quanto è importante esserci per le tante attività che provano a tirare avanti -ribadisce il sindaco-.  Quelle ore di lavoro sono fondamentali soprattutto nel fine settimana. Si crea un danno nel momento in cui si vanno a togliere i due giorni in cui si lavora di più e negli orari in cui tutti staccano da lavoro e magari vanno a fare un aperitivo con tutte le attenzioni del caso, finora sempre rispettate».

«Il ristoro economico che hanno promesso serve a poco, viviamo di piccole situazioni di piccola economia e dei tagli così netti fanno male alle grandi città ma nelle piccole realtà rischiano di essere letali -conclude Stangoni-. Abbiamo fatto di tutto per tenerli aperti, anche per questo non possiamo condividere le scelte del governo».

 




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