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Vertenza Area Vasta 5, infermieri e oss incroceranno le braccia il 16 dicembre

ASCOLI - Non si fermano i rappresentanti dei lavoratori di Area Vasta 5 riuniti sotto le sigle sindacali Nursind, Nursing Up e Usb, che hanno proclamato lo sciopero per il prossimo 16 dicembre, per l'intera giornata e di tutto il Comparto
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Stato di agitazione con conseguente tentativo di conciliazione (24 ottobre) fallito, manifestazioni davanti agli ospedali di Ascoli e San Benedetto (4 e 21 novembre), tavolo regionale annullato due volte: è tempo di incrociare le braccia.

Non si fermano i rappresentanti dei lavoratori di Area Vasta 5 riuniti sotto le sigle sindacali Nursind, Nursing Up e Usb, che hanno proclamato lo sciopero per il prossimo 16 dicembre, per l’intera giornata e di tutto il Comparto.

 

Scandite in 24 punti le rivendicazioni, «sempre le stesse perché per nessuna abbiamo avuto risposte o ipotesi di soluzione», sottolinea Maurizio Pelosi (Nursind), anche a nome dei colleghi Mauro Giuliani (Usb) e Roberto Tassi (Nursig Up).

 

«La situazione ha superato ampiamente i limiti della tollerabilità traducendosi in pesanti criticità per tutti i lavoratori», si legge nella nota dei sindacalisti, inviata non solo ai vertici della Sanità regionale e locale, ma anche a tutti i sindaci del Piceno, al presidente della Provincia di Ascoli ed ai capigruppo di tutti i partiti che compongono il consiglio regionale.

 

«E’ la prima volta nel Piceno – sottolinea Pelosi – che uno sciopero è indetto da sigle sindacali locali. Di prassi, è l’organizzazione nazionale che proclamano l’iniziativa e, a livello territoriale, si sceglie di aderire».

 

Durante lo sciopero, come di legge, saranno garantiti i servizi minimi essenziali. 
 

«La vertenza è stata aperta a giugno – continuano i sindacalisti – inizialmente insieme con la Rsu, relativa all’utilizzo dei Fondi Contrattuali. In ambito regionale è stato ottenuto un Tavolo che si è riunito tre volte.

Il successivo incontro, doveva essere riconvocato il 15 ottobre, ma questo non è accaduto e le problematiche purtroppo non si sono affatto risolte.

Al contrario, si sono acuite anche in virtù dell’inevitabile danno economico che da anni interessa i lavoratori dell’Area Vasta 5, che percepiscono un salario accessorio inferiore rispetto a tutti gli altri dipendenti delle altre Aree Vaste delle Marche».

Ai problemi di carattere economico – sono ancora le parole dei sindacalsti – si aggiunge la grave carenza di personale che produce incertezza sul futuro
imminente della Sanita pubblica del Piceno, già bastonata alacremente con gravi violazioni, sia sul rispetto delle relazioni sindacali, che per la negazione dei diritti previsti dal contratto nazionale vigente».

 

Infine, Pelosi, Tassi e Giuliani ripercorrono i punti salienti della protesta che portano avanti: «Convocazione urgente del Tavolo Permanente Regionale; restituzione di 495.000 euro del Fondo Produttività 2021 ai lavoratori comparto e relativo pagamento a saldo; rideterminazione del Fondo Contrattuali che, come evidenziato, è inferiore rispetto alle altre Aree Vaste di circa 1.000 euro pro-capite; ripartizione delle risorse all’interno del fondo  “Condizioni di lavoro e incarichi” e conoscenza dell’esatto ammontare dello stesso, anche per procedere con l’istituzione dei nuovi incarichi di funzione; riconoscimento dei Tempi di Vestizione Covid e precedenti; Premialità Covid 2020; Progressione Economica Orizzontale; pagamento dei festivi infrasettimanali e delle ore di straordinario ancora insolute; aumento delle indennità varie (notturna, pronta disponibilità e festiva); stabilizzazioni del personale; revisione del Piano Fabbisogno  2023; diritto mensa o buono pasto sostitutivo; smaltimento ferie arretrate; mancato godimento delle festività soppresse 2022; produttività anni 2021 e 2022; sblocco della mobilità interna; ripristino della legalità rispetto alla copertura dei turni di servizio ed al riposo giornaliero e settimanale; trasparenza degli atti che ricadono nella retribuzione dei lavoratori; rinnovo precari, circa 200, in scadenza tutti al 31 dicembre 2022». 

m.n.g.

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