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Post sisma, ad Acquasanta riapre la Chiesa di San Martino

I LAVORI dell'edificio religioso situato nella frazione di Falciano sono giunti a conclusione. Il taglio del nastro effettuato dal vescovo Palmieri e dal vice sindaco Capriotti davanti ad una piccola ma partecipe folla. Anche attraverso questi piccoli passi rinascono le comunità colpite dal terremoto
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Riaperta la Chiesa di San Martino a Falciano di Acquasanta

 

Anche attraverso piccoli ed apparentemente semplici passi rinascono le comunità colpite dal sisma. Una chiesetta che torna a splendere e ad ospitare fedeli. Un momento di aggregazione e condivisione che mancava da troppo tempo, tra terremoto e Covid. In un giorno simbolico, come quello della Festa del papà.

 

È stata riaperta nella giornata di domenica 19 marzo la Chiesa di San Martino, a Falciano di Acquasanta Terme, nel Piceno. Davanti ad una piccola ma partecipe folla, il vescovo Gianpiero Palmieri ed il vice sindaco Luigi Capriotti hanno tagliato il nastro che ha sancito la ripartenza di questo antico manufatto, le cui prime testimonianze risalgono al 1332, anno in cui il sacerdote Tommaso Di Nicola ne venne nominato chierico prebendato.

 

L’importo di 250.000 euro concesso dall’Ufficio Speciale Ricostruzione, che ha seguito l’iter burocratico/amministrativo del progetto e la realizzazione dell’intervento, è servito per effettuare il consolidamento e il ripristino della chiesetta. Il tutto grazie anche alla tecnologia laser 3D, attraverso cui è stato possibile individuare le tipologie di materiali utilizzati, le effettive dimensioni, la reale configurazione statica e lo stato di dissesto in cui si trovava la struttura.

 

Tra le principali azioni messe in atto, il rifacimento degli intonaci, l’inserimento di catene e tiranti metallici, il consolidamento delle volte in cannucciato e muratura, la sigillatura delle lesioni diffuse di piccole e media entità, lo scuci-cuci della muratura e il rifacimento della copertura.

 

Curiosità – L’altare in travertino con colonnine e la sua attuale sistemazione risalgono al post Concilio. In precedenza, dall’inventario del 1745, risultava un altare in legno dorato. Nello stesso anno era ancora in loco l’altare della Santissima Vergine Maria del Rosario incorniciato dalla cappella ad essa dedicata, realizzata in legno dorato con relativo dipinto, che però risultano attualmente dispersi.

 


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