Le storie di Walter: l’amore di Elsa

ASCOLI - In un videoclip girato all’interno del Caffè Meletti, il cantautore romano Marco Stazi fa rivivere le emozioni di una storia vera. La rinuncia, in anni duri, di una ragazza a realizzarsi in un matrimonio a cui aspiravano, unicamente, tutte le donne, scegliendo di restare, per tutta la vita, ad accudire i suoi fratelli e sorelle più piccoli. Il ricordo struggente di un sogno che si è portata dentro per sempre
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di Walter Luzi

 

Elsa è esistita davvero. Non è il personaggio inventato di una fiction. Come veri sono i suoi tanti fratelli, sorelle e nipoti, che ha cresciuto, guidato, amato, soprattutto. Perché è stato per quello, per amore, sì, quello con la A maiuscola, ormai in via di completa estinzione, che ha rinunciato, per tutta la vita, ad averne una sua, di vita, caricandosi sulle sue spalle le responsabilità, tutte, verso tutti i fratelli e le sorelle. Rinunciando a sposarsi, a trasferirsi in un’altra casa, con un marito, dei figli suoi, una famiglia propria, abbandonando tutti.

Elsa Cantalamessa da giovane

 

Per lei sarebbe stata la svolta sognata da ogni donna, per realizzarsi, con un matrimonio, negli anni Quaranta. Anni duri. Che sarebbero stati, però, ancora più duri però, per Maria Vincenza, Vincenzo, Elisa, e infine, Vittorio l’ultimo nato, se lei, la primogenita, non si fosse più presa cura di loro. Se non fosse più stata per loro quello che non cesserà mai di rappresentare per tutta la sua vita intera.

 

Seconda mamma, sostegno, guida, esempio, rifugio, stella polare e scudo. Un modello di vita soprattutto. Per loro, per i nipoti che arriveranno, e per tutti gli…acquisiti e acquisite, via via, negli anni, fortunati di poter entrare a far parte di questa famiglia numerosa quanto unita. Così nutrita e ricca dei valori più nobili, della umanità più debordante, e di una sete di conoscenza, di cultura, inusuali alle nostre latitudini.

Elsa Cantalamessa

 

Elsa non aveva mai fatto mistero, in famiglia, di questo suo grande amore giovanile che si era sempre portata dentro. Come di una ricchezza interiore acquisita, e non di una buona opportunità rifiutata. Rimasto senza un nome né un volto, questo ragazzo, per tutti. Il ricordo gelosamente avvolto fra i petali di un segreto mai svelato, ma, neppure, mai sfiorato dal rimpianto. Che può nascondere, a volte, il sapore, intrinseco e amarissimo, del pentimento.

 

Un ricordo tenero, invece, portato dentro lo stesso, ogni giorno. Mai cancellato, come si cerca di fare, solitamente, con le infamie del destino. Ma custodito come fosse un amore effettivamente vissuto, con le gioie della carne e dello spirito, che una vita condivisa avrebbe comportato sublimandola.

 

Un aspetto romantico di una vicenda, degna trama di un romanzo rosa senza lieto fine, che non può sfuggire alla straordinaria sensibilità di un cantautore come Marco Stazi. Uno cresciuto a pianoforte e canzoni di Francesco Guccini. Uno che, magari, non è diventato celebre, ma che ha sempre voluto fare musica di qualità, trattando temi di valenza storica, o sociale. O raccontando storie vere, che parlano d’amore e sentimenti.

 

Il cantautore romano Marco Stazi

Marco canta Francesco

 

Marco Stazi, classe 1969, ha sposato Cristina, nata da Elisa Cantalamessa, la sorella di Elsa, e Peppe Romagni. Anche Cristina è una artista. Suona il violino. Ha composto e dedicato al padre, che oggi non c’è più, un assolo dal titolo eloquente. Radici.

 

Marco, invece, romano di Centocelle, inizia a undici anni a studiare pianoforte e solfeggio, proseguendo i suoi studi al Saint Louis College of Music della capitale, quasi un Conservatorio musicale, con i maestri Riccardo Biseo, Bruno Tommaso e Stefano Sabatini. Studia anche tecnica vocale, dizione e recitazione, e si fa le ossa con Lilli Greco, storico produttore discografico e talent scout, fra gli altri, di Paolo Conte, Francesco De Gregori e Riccardo Cocciante.

All’interno del Caffè storico Meletti di Ascoli

Nel 1999 idea un laboratorio musicale d’autore, Il Cantiere, un trio acustico ispirato dalle sonorità del jazz. Il suo primo mini-album, in collaborazione con Paolo Pavan, Cant. Z 501, è del 2004.

 

Nello stesso anno è fra i co-fondatori de La Locomotiva, la prima, e per molto tempo unica, cover band di Francesco Guccini, in attività per una quindicina d’anni con concerti in mezza Italia. Lui e gli altri cinque musicisti che la compongono, sono così bravi da meritarsi, nel 2006, durante una loro esibizione, a Pavana, piccola frazione del pistoiese, un grandissimo onore.

 

In platea, seduto fra il pubblico, nella sua cittadina di adozione, ad applaudirli, e poi a congratularsi, c’è anche lui. Il maestro, il loro mito, il Francesco Guccini originale. Una emozione immensa per Marco Stazi e i suoi musicisti. Una soddisfazione che non è concesso a tutte le cover band di poter vivere.

La cover band La Locomotiva con Francesco Guccini

 

Nel 2008, in collaborazione con Nico Drammissino, esce il secondo album di suoi brani inediti: Questi vent’anni, seguito, nel 2013, dal LP In chiaroscuro e dal singolo, nel 2017, del disco Estemporanei riflessi, sempre in collaborazione, oltre che con lo stesso Drammissino, con Stefano Sabatini e Sandro Deidda.

 

È l’anno, il 2017, del premio Garbatella per L’anello d’argento, un brano che narra di una romantica storia d’amore, realmente accaduta durante i bombardamenti del 1944 sul quartiere romano della Garbatella.

 

Una storia poco nota anche a molti nella capitale, intrisa di vissuto umano, fuori dalle regole del mercato, magari anche poco commerciale, ma a Marco non interessa arricchire con la sua musica. La produce, in compenso, di qualità, svariando dal pop al jazz, dal funk al rock. Può permetterselo, per fortuna, perché non risponde alle logiche perverse del mercato, non insegue le mode e le tendenze impazzite del nostro tempo. È libero dai condizionamenti, e dalle aspettative, delle etichette discografiche.

Con il maestro Francesco Guccini

 

«Mi piace scrivere canzoni su temi introspettivi – ci dice – o per raccontare storie realmente accadute che, oltre a rendersi veicolo di emozione, sappiano indurre uno spunto di riflessione in chi le ascolta, ma soprattutto in me che le scrivo e interpreto».

 

Marco gioca con il suono e, come lo chiama lui, il “sapore” delle parole, con le assonanze, le rime, il ritmo che i vocaboli e le frasi possono scandire, che determinano, loro stesse, spesso, il nascere delle melodie e delle armonie musicali. A fine 2019 presenta un concerto spettacolo, Liberi così, presso il teatro interno alla Casa circondariale di Rebibbia, realizzato con la collaborazione artistica dei detenuti e di Istituzioni locali.

 

Anche se Cristina, la moglie, è ormai romana di adozione, in Ascoli tornano spesso e volentieri. Quando, proprio durante uno dei loro tanti blitz ascolani, Elsa gli racconta, a novant’anni, del suo grande amore giovanile perduto, a Marco scatta la scintilla.

Un frame del video

 

Prevért e il Caffè Meletti

 

La storia di Elsa e del suo amore sacrificato per rimanere al servizio della sua famiglia, lo intriga da subito. La metabolizza, la romanza, la musica. Ne imbastisce, per descriverla al meglio, come merita, immagini, note e parole.

 

Fa suoi i versi della poesia di Jaques Prévert, Le miroir brisè, per ammantare i pezzi dello specchio rotto della storia, di dolce e delicata nostalgia. Da par suo. Fa filmare Elsa seduta davanti alla finestra di casa sua. O in piedi, appoggiata al suo bastone. Le sue rughe, i suoi capelli bianchi, e lo sguardo sempre vivo e fiero, rivolto verso l’orizzonte. Primi piani intensi che parlano ancora della sua statura morale superiore. Del suo spessore umano non comune. Sei mesi ancora da quel giorno, e, il 24 maggio 2023, quando se ne va, sarebbe già stato troppo tardi per ogni cosa.

 

Farà appena in tempo, infatti, Elsa Cantalamessa, a rivedersi nel videoclip che la immaginifica. Sarà quella l’ultima gioia, forse una delle più grandi, per lei. In sala di incisione Marco Stazi riunisce i migliori esecutori che conosce.

Stazi al bancone del Meletti

 

Come Ellade Bandini alla batteria, che ha fatto a lungo parte della band di Fabrizio De Andrè, ed è stato il primo musicista a ricevere, nel 2006, il Premio Tenco per “I suoni della canzone”. Ares Tavolazzi, al contrabbasso, ha suonato nei The Pleasure Machine e con gli Area, ha collaborato alle incisioni di Mina, Eugenio Finardi, Paolo Conte e suonato nei live di Francesco Guccini.

 

Javier Girotto, al sax, argentino naturalizzato italiano, uscito a diciannove anni dal Berklee College of Music, che lo proietta verso il gotha del jazz e le collaborazioni in progetti musicali di alto livello in mezzo mondo, fra cui la prestigiosa Orchestre National de Jazz di Parigi. Al pianoforte c’è Stefano Sabatini, raffinato interprete polivalente che svaria, fra Italia e America, dal jazz al pop.

Elsa nel video

 

I risultati dello straordinario ensemble si sentono. Il testo di Marco, come sempre, in italiano e francese in omaggio a Prevèrt, carico di significati e di tensione emotiva. Ora le immagini. Che devono necessariamente essere all’altezza. Sceglie la migliore location che potrebbe desiderare come set del videoclip. Il Caffè Meletti, intriso di antico e di suggestioni. Affacciato sulla celeberrima Piazza del Popolo, acquistato nel 1996, chiuso, fatiscente e abbandonato, e restituito alla città dopo due anni di accurato restauro, dalla locale Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli.

Flavia Tosti e Niccolò Catani

 

L’allora direttore del Meletti, Giovanni Colannino, collabora con entusiasmo al progetto, riservando alla troupe di Marco Stazi tutto il locale in una intera giornata di chiusura per riposo settimanale. Regia, fotografia e montaggio sono di Alessio Giorgetti e Francesco Lopazio, che sono abilissimi a fissare la magia di un lontano passato che riaffiora, fra i tavolinetti, i velluti e le specchiere d’epoca. Pare quasi di sentirlo scricchiolare, l’antico parquet dello storico caffè ascolano, sotto i passi sincopati di Flavia Tosti e Niccolò Catani.

 

Belli e bravi. Coppia di talentuosi danzatori che sanno ridare corpo, con intensità ed immedesimazione, alle emozioni vissute dai due protagonisti che incarnano. Suggestioni di un ballo, il primo e l’ultimo, fra due giovani degli anni Quaranta che davanti avrebbero “…un tempo nuovo e una vita da sognare…”, e, dentro, la consapevolezza che quel tempo per sorridere insieme è già fuggito. “…il gioco di un destino svogliato ha deciso così…”.

Una delle ultime immagini di Elsa Cantalamessa

 

Un piccolo gioiello di espressività artistica, per forma, contenuti e sensibilità, grande evocatore di emozioni che ci piace riproporre. Anche perché, immeritatamente, ai margini dei grandi circuiti di distribuzione musicale, le moderne piattaforme di streaming come i canali tradizionali radiofonici e televisivi. Peccato per un brano e un videoclip che fonde la musica, la poesia, la danza, con il fascino di una location che non è una qualsiasi.

 

Peccato, non da ultimo, per il cuore. Dal quale la storia è nata, e con il quale, sempre lo stesso, oltre settant’anni dopo, il progetto di ridarle vita è stato concepito. Cuore che non appartiene certo al troppo trash che imperversa oggi. Il finto e vuoto, però molto orecchiabile, di moda, che furoreggia in giro, sull’onda di dischi d’oro e di platino facili, show business imperante, e generalizzata, abbrutente banalità. Bellezza infinita, qui, invece. Di luoghi, musiche, parole, movenze e sentimenti. Malinconia infinita, anche, per un finale, già scritto, che non è quello a cui ci hanno abituati le favole dei nostri bei tempi andati.

 

“…ancora senti fra i tuoi sensi il suo respiro… e dentro al fremito di un brivido un sospiro, rivivi un sogno e un tempo che non tornerà…”. Un amore, più grande, che vince su un altro, altrettanto grande. Che non si spegnerà mai.

 

IL VIDEO  DELLA CANZONE

 

 


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