La gru nel bosco delle Piagge

 

Se non fossimo nel bosco delle Piagge, sicuramente saremmo nella scena di un videogioco zombie, in cui la civiltà per come la conosciamo è a rischio estinzione e i pochi uomini sopravvissuti cercano di sfuggire al contagio. Anche se le foto suggerirebbero quest’ultima, l’opzione giusta è la prima, poiché le immagini arrivano proprio dalla piccola frazione ubicata a pochi chilometri da Ascoli, tra gli alberi di castagno, rocce, verde e l’ineluttabile bellezza di un luogo che vede a pochi passi l’Eremo di San Marco, il “Dito del diavolo” e il Colle San Marco.

 

Ora però spazio al quesito dei quesiti: ma come è possibile che ci sia un gru edile abbandonata in mezzo al bosco?

 

Qualcuno all’inizio pensava ad una nuova specie arborea, ma dopo decenni (sì, decenni), purtroppo, non vi sono più dubbi: trattasi di cantiere fantasma inghiottito dalla vegetazione, come in una qualsiasi terra di nessuno. Già, perché come altro si potrebbe definire il posto dove “vive” un mostro di ferro arrugginito, altissimo e pesantissimo? Un mostro con un braccio orizzontale ancora intatto e con la benna per il calcestruzzo che penzola nel vuoto, sospesa sulle teste di chiunque si avventuri nella zona. Poco distante, la vegetazione sta crescendo persino sopra le mura incompiute in pietra e i mattoni forati di un edificio evidentemente mai terminato.

 

Iniziare ad elencare i motivi per cui quella gru (con tanto di grandi blocchi di cemento alla base) non dovrebbe stare lì potrebbe risultare esercizio inutile, tanta la scontatezza: pericolo per uomini e animali (molto), degrado (evidente), rispetto per la natura, per la flora e la fauna (inesistente). E ci fermiamo qui.

La delimitazione divelta

 

A delimitare l’area, da una parte una recinzione con cartelli recanti la scritta “Proprietà privata”, attorno a cui qualcuno ha realizzato un passaggio per aggirarla. Dall’altro lato, un ammasso di lamiere, divelto, dove è altrettanto facile passare.

 

Ma come è possibile che dopo tutto questo tempo, nessuno abbia mai visto, segnalato, mosso un dito per fare qualcosa? Eppure il bosco delle Piagge è molto frequentato sia dai chi dovrebbe controllare, sia da passeggiatori ed escursionisti, soprattutto nella bella stagione. Roba da matti. Quante sorprese riserva la “natura”. Tanto che, poco più avanti, lungo il sentiero che conduce al “Dito del diavolo” c’è la ciliegina sulla torta.

 

Una struttura rurale fatiscente, lamiera arrugginita a fare da pendant con il suggestivo paesaggio, ormai aggredita da una profonda ossidazione rossastra e deformata dagli agenti atmosferici. Queste strutture, spesso erette in passato come ricoveri di fortuna o depositi agricoli, rappresentano dal punto di vista urbanistico un abuso edilizio insanabile e una violazione del vincolo paesaggistico che tutela i nostri boschi. Tutela, almeno in teoria.

 

Il casotto di lamiera situato poco distante

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA