Il nuovo incendio all’Adriatica Bitumi riaccende il dibattito sulla sicurezza dell’impianto e apre un nuovo fronte politico a Colli del Tronto. A intervenire è il gruppo consiliare di opposizione “Democraticamente Insieme”, che chiede risposte sulle misure adottate dopo il primo rogo dell’agosto 2025 e sulle azioni intraprese per evitare il ripetersi di una situazione considerata di forte impatto per il territorio.

 

«Dopo due incendi non bastano più le rassicurazioni. È il momento della verità», è il messaggio lanciato dal gruppo di minoranza, che pone una serie di interrogativi sull’efficacia degli interventi annunciati nei mesi scorsi. Al centro della contestazione ci sono soprattutto i tavoli istituzionali, i controlli e l’ipotesi di una possibile delocalizzazione dell’impianto, prospettata dopo il primo incendio qualora fossero emersi rischi per la popolazione.

 

Secondo “Democraticamente Insieme”, le promesse fatte all’indomani del primo episodio non avrebbero trovato finora adeguato riscontro nei fatti. Il gruppo ricorda infatti di aver presentato già il 2 settembre 2025 un’interrogazione consiliare per chiedere chiarimenti sul ruolo del Comune nel procedimento autorizzativo dell’impianto e sulle iniziative messe in campo per garantire sicurezza e tutela della salute pubblica.

 

Il denso fumo che si è sprigionato da un incendio all’Adriatica Bitumi (Foto Stefano Forlini)

Nella risposta fornita il 7 ottobre dello scorso anno, l’allora sindaco Andrea Cardilli aveva spiegato che l’amministrazione aveva utilizzato tutti gli strumenti previsti dalla normativa, evidenziando l’assenza dei presupposti per esprimere un parere contrario nell’ambito dell’Autorizzazione unica ambientale. In Consiglio comunale erano stati inoltre illustrati i rapporti avviati con la Prefettura, la possibilità di sospendere l’attività per ragioni di pubblica incolumità e il percorso legato alla possibile delocalizzazione.

 

Oggi, però, il nuovo incendio porta la minoranza a chiedere conto di quanto effettivamente realizzato. «Quali risultati hanno prodotto i tavoli istituzionali annunciati? Quali provvedimenti concreti sono stati adottati? A che punto è il percorso di trasferimento dell’impianto? Quali verifiche sono state effettuate dopo il primo incendio?», sono le domande sollevate dal gruppo consiliare.

 

Una richiesta di trasparenza che, secondo l’opposizione, non può essere archiviata come una semplice iniziativa politica. «I cittadini non possono essere chiamati ad accontentarsi delle stesse rassicurazioni ascoltate un anno fa», sottolinea “Democraticamente Insieme”, chiedendo un confronto pubblico sul futuro dell’attività produttiva.

 

Nel mirino finiscono anche gli attuali rappresentanti istituzionali: il sindaco Luca Morganti e Andrea Cardilli, oggi consigliere regionale di maggioranza e ancora componente del Consiglio comunale. A loro il gruppo chiede di chiarire quali iniziative siano state effettivamente adottate dopo il primo incendio e quali ulteriori misure siano previste.

 

La richiesta avanzata è quella di convocare un Consiglio comunale aperto e di attivare un tavolo istituzionale con Prefettura, Regione Marche, Provincia, ARPAM, AST, Vigili del Fuoco, azienda e rappresentanti delle minoranze consiliari.

 

«Dopo due incendi servono fatti, documenti, atti amministrativi, cronoprogrammi e responsabilità politiche – conclude il gruppo -. La tutela della salute pubblica non può essere affidata soltanto alle dichiarazioni pubbliche».

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