Ancora una notte al buio per il cuore di San Benedetto. La pubblica illuminazione ha lasciato nuovamente senza luce alcune delle zone più frequentate del centro, in particolare piazza Garibaldi e piazza San Giovanni Battista, dove nella notte tra sabato e domenica i lampioni sono rimasti spenti. A garantire un minimo di illuminazione sono state soltanto le attività private, con insegne e luci dei locali a sostituire, almeno in parte, il servizio pubblico venuto meno.
Un episodio che riaccende i riflettori su una problematica che in Riviera non rappresenta una novità e che da anni accompagna il dibattito sulla manutenzione della rete di illuminazione cittadina. I blackout, infatti, si sono ripetuti a più riprese in diverse zone della città, alimentando proteste da parte dei residenti e interrogativi sulla qualità del servizio.
Nel 2025 l’allora sindaco Antonio Spazzafumo aveva puntato il dito contro le criticità riscontrate nella gestione affidata alla Cpl Concordia, società che dal 2012 cura il servizio di pubblica illuminazione e che, sulla base del contratto in vigore, proseguirà la gestione fino al 2027.
«Siamo stati severi nei confronti della Cpl Concordia – aveva dichiarato Spazzafumo – abbiamo riscontrato delle criticità che andavano in capo a loro e abbiamo già scritto diverse lettere all’azienda». Al centro delle contestazioni, proprio i frequenti blackout registrati tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. «Abbiamo fatto più contestazioni per il fatto di questi blackout e delle aree della città che sono rimaste al buio – aveva aggiunto l’ex primo cittadino – li stiamo sollecitando, ma la nostra intenzione è rivedere tutto».
Un tema sul quale era intervenuto anche l’attuale assessore ai lavori pubblici Stefano Muzi, quando ancora sedeva tra i banchi della minoranza. Nell’aprile dello scorso anno aveva elaborato un report sullo stato della rete cittadina, evidenziando diverse criticità: dai vecchi pali in ferro ancora presenti sul territorio alla scarsa diffusione dei corpi illuminanti a led, fino ai blackout “a macchia di leopardo”.
Secondo i dati raccolti da Muzi, nel corso del 2024 erano state circa duemila le segnalazioni relative a disservizi sulla pubblica illuminazione: una media superiore alle cinque segnalazioni al giorno. Nel 70% dei casi si trattava di problemi riguardanti uno o due punti luce, mentre nel restante 30% erano coinvolte intere vie o zone della città.
Una rete complessa, estesa per circa 230 chilometri di strade urbane e composta da circa 8mila pali. Di questi, secondo il report, circa 2.800 erano ancora realizzati in ferro, con la necessità di una progressiva sostituzione con strutture in acciaio zincato per garantire maggiore sicurezza e durata.
Un altro nodo evidenziato riguardava la transizione verso l’illuminazione a led: all’epoca soltanto circa un terzo dei punti luce risultava convertito. Un ritardo che, secondo Muzi, non incide soltanto sui consumi energetici ma anche sulla sicurezza stradale, considerando la maggiore efficacia dell’illuminazione a led.
La nuova amministrazione comunale del sindaco Nicola Mozzoni si trova dunque nuovamente a fare i conti con un problema che si trascina da tempo. L’ultimo blackout nel centro cittadino riporta in primo piano la necessità di intervenire su una rete che, tra guasti e manutenzioni da programmare, continua periodicamente a lasciare intere porzioni della città nell’oscurità.
La pubblica illuminazione non è soltanto una questione di decoro urbano, ma anche di sicurezza. Strade e incroci adeguatamente illuminati garantiscono maggiore visibilità a automobilisti, ciclisti e pedoni, riducendo i rischi legati alla circolazione nelle ore notturne. Allo stesso tempo, una città più illuminata contribuisce a scoraggiare episodi di microcriminalità e tentativi di furto, aumentando la percezione di sicurezza dei residenti.















