Chiesa gremita per l’ultimo saluto a Cannella

 

Per l’ultimo abbraccio a Gabriele Cannella è venuto tutto il paese. E non solo. A stringersi intorno alla famiglia dell’ultimo caduto sul lavoro, precipitato accidentalmente giovedì scorso dal tetto di un capannone in disuso e morto poi domenica all’ospedale regionale Torrette di Ancona, sono arrivati tutti gli amici dei Cannella. Che sono tantissimi. Perché Gabriele, così come il fratello Domenico, ex storico dipendente della Barilla, o il nipote Stefano, autista soccorritore del 118, è tutta gente che sa dare solo il meglio di sé. A tutti.

 

Eredi degni di Filippo Cannella, il papà di Gabriele, tragicamente scomparso nel 1993, anche lui vittima, nel fitto di un bosco dell’Acquasantano, di un incidente sul lavoro dai contorni e dalle dinamiche mai del tutto chiarite. Nei geni di tutti loro, l’amore per la terra e per la vita, l’orgoglio contadino e quella rettitudine di altri tempi.

 

Il feretro di Gabriele Cannella in chiesa

Trentatré anni dopo, a casa Cannella si è rivissuto, con l’identica angoscia, lo stesso strazio. Lo aspettavano, giovedì sera, per una pizza di Ferragosto, finalmente tutti riuniti in una famiglia che è sempre stata una cosa sola con quella del fratello. In una sola casa, immersa nella campagna lungo la strada provinciale che sale verso Poggio di Bretta. Non capitava di frequente. Gabriele era sempre molto preso, infatti, dal suo lavoro, nel quale non si è mai risparmiato, spesso sette giorni su sette.

 

Elettricista, ascensorista, ma, in fondo, non c’era nulla che non sapesse fare, dopo quel diploma conseguito da ragazzo all’Istituto Professionale. Ma a sessantatré anni, dopo una vita lavorativa intensa, vissuta sempre al massimo dei giri, anche la più consolidata esperienza può tradirti.

 

E qui diventa labile il confine fra l’imprudenza e la fatalità, quando l’overconfidence ti fa apparire fattibile e banale anche l’operazione più rischiosa. Un tetto di eternit di un vecchio capannone che cede di schianto, all’improvviso, sotto i suoi piedi, come mai si potrebbe prevedere e, tanto meno, lui avrebbe potuto aspettarsi. La caduta nel vuoto, una lampada appesa che, forse, smorza la picchiata del suo corpo verso terra, diversi metri più sotto.

 

Ha fratture e lesioni multiple, ma è cosciente e chiama lui stesso i soccorsi. Lunghi minuti di solitaria attesa che aggiungono, forse, altra disperazione ai tanti dolori. Resta, comunque, vigile fino alla sedazione dei sanitari per il trasporto in elicottero verso l’ospedale di Ancona.

 

Nei giorni seguenti il progressivo aggravamento e, poi, la fine.

 

Come ogni morte, anche la sua vorrebbe ora la ricerca di responsabili, di alibi e di scuse, con il suo inevitabile carico di senni di poi, di se e di ma, e il rifugio, infine, in quella ineluttabile predestinazione che, forse, incombe dalla nascita su ciascuno di noi.

 

E fra i tanti perché in cerca di risposte, anche in questo caso, soprattutto uno si ripropone quando viene richiamato in Cielo – per chi ci crede, come ci credeva lui – troppo presto un uomo mite e giusto. Di poche parole e di molti fatti.

 

La chiesa è stracolma. In tanti sono rimasti fuori, a cercare sul sagrato uno spicchio d’ombra per sfuggire alla canicola.

 

«Come tutta la sua famiglia – ha detto nella sua omelia il parroco venuto dal Madagascar, don Bien-Aimé Rakotonjanahary – Gabriele ha saputo mettersi sempre, puntualmente, al servizio anche della nostra parrocchia e della nostra comunità. Offrendo la sua opera, il suo lavoro. Esempio per tutti di rispetto, di amore per gli altri e di fede».

 

Commozione per l’addio a Gabriele Cannella

I Cannella, dal primo all’ultimo componente della famiglia, sono stati, infatti, sempre in prima linea nell’organizzazione di feste, sagre ed eventi legati alla parrocchia di Poggio di Bretta. Dall’altra parte dei banconi, nelle cucine, dietro ai barbecue, dove ci si fa un mazzo così ogni volta, senza che questo pesi. Anzi.

 

Gente avvezza alla fatica e alla gioia di stare insieme, al sacrificio e alla generosità. Portatori sani, Gabriele e i Cannella di Poggio di Bretta, di una bontà d’animo, di un altruismo e di un’onestà che paiono proprio non appartenere più a questa moderna era barbarica.

 

Sono le doti più preziose che Gabriele lascia al fratello e alle tante donne della sua famiglia: la moglie Vincenza, le figlie Sara e Valentina, le nipotine Sofia e Mia Nicole, le sorelle Giuseppina ed Enrica, la cognata Anna.

 

Prima di andare a godersi quella pace eterna che, secondo la fede, spetta solo ai giusti.

 

Commozione per l’addio a Gabriele Cannella

© RIPRODUZIONE RISERVATA