“A Pretare era tempo di festa il 16 agosto di ogni anno o almeno lo era fino all’ora funesta del terremoto. Era ed è ancora la festa di San Rocco, che iniziava con lo sguardo al campanile e il suo immancabile rintocco. La mattina ti passava a svegliare la banda musicale con il suo melodico frastuono che si confondeva con i botti in omaggio al Santissimo Patrono. Mentre tua nonna e tua madre si affrettavano a tornare a casa dopo la Santa messa per tirar fuori la tovaglia buona della festa e mantenere la solenne promessa di un pranzo con i fiocchi, degno di una principessa…”. 

C’era una volta a Pretare…

 

Poche righe, e l’orologio porta indietro le sue lancette agli anni belli. Lì, dove si poteva assaporare il gusto migliore della vita, osservati dal Monte Vettore. Immersi in un’atmosfera unica, di cui rimangono impressi suoni, odori, sorrisi. Ricordi.

 

I verso sono quelli di Filiberto Caponi, poliedrico artista nato a Pretare, nel territorio di Arquata. L’interpretazione è quella di Alberto Lori, giornalista e saggista, storica voce di tanti programmi tv, tra cui spicca “Superquark”. Un connubio nato quasi per caso, con l’intento comune di tenere ben viva la memoria, spianando lo sguardo verso un futuro piena di speranza. Nonostante le difficoltà. L’incontro tra Caponi e Lori ha dato vita ad un video diffuso su YouTube, dove a parole e voce si alternano le immagini evocate, foto d’antan che fanno riferimento alla festa patronale della frazione, che dieci anni fa fu praticamente rasa al suolo dal terremoto.

Filiberto Caponi

 

Caponi, che già in passato aveva visto un suo componimento, “Ferito incanto”, tradursi prima nella voce del doppiatore Andrea De Nisco, poi niente meno che in quella di Enzo Decaro, racconta come è nata la scintilla:

 

«Grazie ad una mia amica di Castelluccio, Monica Bucci, lo scorso giugno ho avuto l’onore di conoscere Lori. È venuto a trovarmi per un’intervista da inserire in un suo libro di prossima uscita, sulla scorta di una particolare storia che mi accadde nel ’93, oggetto del documentario “Alien Polaroid”. Ho scoperto che abbiamo idee e passioni in comune che si sono trasformate subito in cose concrete. Ho scritto il testo e gliel’ho inviato insieme ad alcune foto che rappresentano il passato e la storia del mio paese distrutto dal terremoto. Alberto ne è rimasto colpito e ha realizzato un video con la sua magnifica voce che esalta e incornicia le mie parole ed i miei pensieri, per una sorta di macchina del tempo che mette al sicuro ciò che eravamo e ciò che possiamo tornare ad essere, evitando di perderci nell’oblio».

Alberto Lori

 

Caponi prosegue:

«Alberto si è anche congratulato con mia nipote Danila Pontani per la sua esibizione con il cantante dei Negramaro Giuliano Sangiorgi nello spettacolo “Fatae”, tenutosi proprio a Pretare a cavallo di Ferragosto, e per una sua lettura su un altro mio componimento dal titolo “Magna biglie di nonna” (Mangia bello di nonna), che descrive il modo nel quale ogni pretarese (o pretarolo) fin da piccolo ha appreso la leggenda delle Fate e di come tutto questo si interseca inevitabilmente con gli eventi del sisma 2016, del prima e del dopo. Come dico spesso il futuro è l’unica alternativa possibile, soprattutto a chi come noi sembra slittare continuamente avanti. Ma se alcuni personaggi e spero tanti altri ancora rimangono incantati dalla nostra terra nonostante le ferite aperte vuol dire che il futuro non è poi così lontano se ognuno di noi farà la sua parte. Io con la mia famiglia cerco di farlo con l’aiuto dell’arte che per noi è di casa, in ogni sua forma, che ci investe e ci ispira. Continueremo a farlo creando connessioni e collaborazioni con chi ha la stessa costruttiva e propositiva voglia di fare». 

 

Ecco il componimento scritto da Filiberto Caponi e interpretato da Alberto Lori.

Dietro, si staglia il Vettore

 

A Pretare era tempo di festa il 16 agosto di ogni anno. O almeno lo era fino all’ora funesta del terremoto. Era, ed è ancora, la festa di San Rocco.

Iniziava con lo sguardo al campanile e il suo immancabile rintocco. La mattina ti passava a svegliare la banda musicale con il suo melodico frastuono, che si confondeva con i botti in omaggio al Santissimo Patrono.

Intanto tua nonna e tua madre si affrettavano a tornare a casa dopo la Santa Messa per tirar fuori la tovaglia buona della festa e mantenere la solenne promessa di un pranzo con i fiocchi, degno di una principessa.

Tua zia, affacciata sul balcone, si faceva il segno della croce al passaggio della processione e salutava il forestiero arrivato di buon’ora per farsi il gingerino al Bar Conte o lì da Dora, e far vedere a tutti la sua macchina nuova e i moderni artifici acquistati in città, non senza sacrifici.

Intanto il profumo dei ravioli alla noce moscata inebriava tutta la casa. Oppure quello delle tagliatelle fresche fatte a mano, messe ad asciugare ovunque, perfino sul divano. Non aspettavano altro che un bagno di sugo con il San Marzano o con i pomodori dell’orto, tanto per non far loro torto.

Immagini tratte dal video

Il roast-beef con le patate o le polpette appallottolate da mani sapienti anticipavano un dolce il cui ricordo ancora oggi mi commuove: il fantastico tre-sei-nove. Tre cucchiai di cacao, sei di farina e nove di zucchero, latte e tanto altro ancora, con il cioccolato sotto e la crema sopra. A leccare la cuccumella non vedevi l’ora, innescando la competizione con mia sorella per chi arrivava prima a leccare perfino la padella lasciata incustodita sopra i fornelli.

Mentre in strada gli effetti del buon vino intonavano gli stornelli.

Che tempi belli e disincantati.

Che cosa sarebbe rimasto se non li avessimo vissuti?

La nostra cara terra ce li ha regalati prima che le fossero rubati nottetempo da maledetti ladri.

Fai un ultimo miracolo, caro San Rocco.

Quello più importante per tutta la gente:

evita che di noi non rimanga niente.

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