Una scuola che custodisce la propria storia ma che non rinuncia a guardare avanti. È questa la visione di Simona Flammini, nuova dirigente scolastica del Liceo “Stabili-Trebbiani”, chiamata a raccogliere il testimone del preside Arturo Verna. Da quest’anno alla guida dello storico istituto ascolano, la dirigente traccia la rotta di un percorso che mette al centro la qualità della formazione, il pensiero critico e la capacità degli studenti di affrontare un mondo in continua trasformazione.

Simona Flammini
Dirigente Flammini, quale sarà il principio guida del suo lavoro allo “Stabili-Trebbiani”?
«Viviamo in un tempo in cui il mondo cambia con una velocità straordinaria. Proprio per questo abbiamo bisogno di ragazzi capaci di pensare, di distinguere un’informazione dalla conoscenza, di verificare una fonte, di costruire un ragionamento e di utilizzare le tecnologie senza diventarne utilizzatori passivi. Innovare non significa abbassare il livello della formazione, ma trovare strade nuove per permettere agli studenti di arrivare più lontano».
Lei parla di “tradizione nell’innovazione”. Cosa significa concretamente per una scuola come lo “Stabili-Trebbiani”?
«Lo Stabili-Trebbiani rappresenta una realtà profondamente legata alla storia culturale ed educativa della città. Credo che una scuola non debba scegliere tra identità e cambiamento. Tradizione e innovazione non sono termini contrapposti: la tradizione non deve trasformarsi in nostalgia e l’innovazione non deve ridursi a una moda. La prima ci consegna profondità, la seconda ci chiede coraggio. Una grande scuola deve avere radici solide per custodire ciò che ha valore e uno sguardo libero per immaginare ciò che ancora non esiste».
Quale bagaglio personale e professionale porta con sé in questa nuova esperienza?
«Arrivo a questo incarico dopo un percorso costruito attraverso studio, ricerca, attività universitaria, esperienza nell’amministrazione scolastica e nella dirigenza. Un passaggio importante è stato il dottorato di ricerca in “Knowledge Economics and Development”, dedicato al tema della qualità nelle scuole del futuro. È una riflessione che mi accompagna ancora oggi e che riguarda il modo in cui i processi educativi possono rispondere alle sfide del nostro tempo».
Per lei questo incarico rappresenta anche un ritorno ad Ascoli.
«Dopo gli anni trascorsi a Morciano di Romagna e le successive esperienze nel Fermano, torno nella città alla quale appartengo. Tornare a casa significa portare con sé ciò che si è imparato altrove e metterlo a disposizione della propria comunità. Inizio questo percorso con rispetto per la storia che mi viene affidata e con il desiderio di contribuire, insieme a tutta la comunità scolastica, a scriverne una nuova pagina. Si può tornare a casa senza tornare indietro».
Quando si parla di scuola del futuro, spesso il dibattito si concentra sulla tecnologia. È questa la priorità?
«La tecnologia è uno strumento importante, ma non può essere l’unico parametro con cui misurare il futuro della scuola. Una scuola moderna non è semplicemente quella più tecnologica. È quella che riesce a fornire ai giovani gli strumenti per comprendere la complessità del presente senza perdere la profondità del sapere, la capacità critica e il valore della persona».
Quale ruolo svolge in questo percorso la formazione liceale?
«I diversi indirizzi dello “Stabili-Trebbiani”, pur nelle loro specificità, condividono un obiettivo comune: fare della conoscenza non soltanto un patrimonio da acquisire, ma uno strumento per leggere la realtà, creare connessioni tra i saperi, sviluppare autonomia di giudizio e costruire consapevolmente il proprio futuro».
Che cosa chiede oggi la società alla scuola?
«Viviamo in una realtà attraversata dall’intelligenza artificiale, dalla trasformazione digitale, dall’internazionalizzazione e da profondi cambiamenti culturali e sociali. La risposta non può essere quella di semplificare o ridurre la complessità della formazione. Al contrario, dobbiamo offrire ai ragazzi strumenti sempre più solidi per comprendere il mondo che cambia e partecipare attivamente alla sua evoluzione».
Qual è, in sintesi, il messaggio che ha rivolto agli studenti e alle famiglie all’inizio del suo percorso e all’inizio del nuovo anno scolastico?
«Vorrei che non considerassero la scuola soltanto come il luogo dei voti e delle verifiche. Chiedano di più allo studio. Siano curiosi, facciano domande, non abbiano paura della fatica e degli errori. In un tempo in cui l’intelligenza artificiale può fornire molte risposte in pochi secondi, la vera differenza continuerà a farla la capacità di formulare domande. Studiate il passato senza rimanerne prigionieri, vivete il presente con consapevolezza e guardate al futuro con fiducia. Il mio augurio è che siate curiosi, liberi nel pensiero e coraggiosi nel conoscere».














